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50 NUOVI AGENTI, MA DOVE VERRANNO SISTEMATI?
L’Amministrazione pensa ai posti detentivi, ma dimentica i posti letto per il personale
L’assegnazione a breve di circa 50 nuovi Agenti di Polizia Penitenziaria rappresenta, da un lato,
un’importante boccata d’ossigeno per un Istituto che da tempo soffre di carenze di organico, ma
dall’altro pone interrogativi enormi che l’Amministrazione Penitenziaria sembra, ancora una volta,
aver affrontato soltanto a metà.
È ormai evidente che l’arrivo dei nuovi agenti sia strettamente collegato alla prossima apertura del
nuovo padiglione detentivo.
E ancora una volta, però, sembra che l’unica priorità sia stata quella di “fare posti” per la
popolazione detenuta, senza una preventiva e adeguata programmazione di tutte le conseguenze
che l’apertura di una nuova struttura comporterà sull’organizzazione dell’Istituto e, soprattutto,
sulle condizioni di lavoro del personale.
E I NUOVI AGENTI DOVE DORMIRANNO?
La domanda è tutt’altro che provocatoria.
Ad oggi non risulta essere stata predisposta una soluzione strutturale per garantire un posto
letto ai circa 50 neo Agenti che saranno assegnati all’Istituto.
La caserma non è in grado di far fronte a questa nuova esigenza e i posti disponibili negli alloggi
demaniali sono evidentemente insufficienti.
Il rischio concreto è che, come spesso accade, si arrivi all’ultimo momento a ricorrere a soluzioni
emergenziali, magari individuate frettolosamente e senza tenere nella dovuta considerazione la
dignità e le esigenze personali dei colleghi che arriveranno a Livorno.
Ma c’è un ulteriore aspetto che riteniamo particolarmente grave.
Per recuperare posti negli immobili demaniali, dalla CASERMETTA alle ABITAZIONI, si
potrebbe arrivare a chiedere agli attuali assegnatari di lasciare gli alloggi in tempi estremamente
ristretti.
Se l’assegnazione dei nuovi agenti è imminente, con quali tempi e con quali modalità si pretende
che il personale attualmente alloggiato possa trovare una sistemazione alternativa dignitosa,
adeguata ed economicamente sostenibile?
Non si può pensare di risolvere un problema organizzativo scaricandone le conseguenze sui
lavoratori.
NUOVO PADIGLIONE: PRIMA DI APRIRE, BISOGNAVA PROGRAMMARE
Le perplessità non riguardano soltanto gli alloggi.
L’apertura del nuovo padiglione rischia di determinare una serie di criticità organizzative e
operative che, a quanto ci risulta, non sembrano essere state ancora adeguatamente affrontate.
Tra le principali problematiche vi sarebbe, innanzitutto, l’assenza di un punto di accesso interno al
nuovo padiglione, che renderebbe necessario utilizzare l’accesso dall’esterno.
Una circostanza che pone inevitabilmente interrogativi sulla gestione quotidiana dei servizi e
soprattutto sulla movimentazione del personale e dei detenuti all’interno dell’Istituto.
Ma non è tutto.
Sembrerebbe inoltre che l’attuale cucina non sia dimensionata per far fronte alla maggiore
capienza derivante dall’apertura del nuovo padiglione, con la conseguente necessità di ricorrere
a una cucina da campo esterna.
Se così fosse, viene spontaneo chiedersi:
come verranno organizzati i trasporti dei pasti?
Chi dovrà occuparsi della movimentazione del cibo?
Con quali percorsi?
Con quali uomini?
Con quali conseguenze sui servizi ordinari?
E ancora: se trovasse conferma anche l’ipotesi di uno spostamento dell’infermeria centrale
all’interno del nuovo padiglione, come verranno gestiti tutti i trasferimenti e le movimentazioni
sanitarie?
OGNI MOVIMENTAZIONE AVRÀ UN COSTO ORGANIZZATIVO
Non stiamo parlando soltanto di spostare persone da un edificio all’altro.
Stiamo parlando della necessità quotidiana di movimentare detenuti, pasti, materiali,
attrezzature, personale e servizi tra strutture che, a quanto ci risulta, non sono state progettate
pensando a una gestione integrata di questo tipo.
Ogni movimentazione aggiuntiva significa personale impegnato, posti di servizio da garantire,
tempi di percorrenza, ulteriori rischi operativi e inevitabilmente una maggiore pressione
sull’organico già oggi insufficiente.
Il rischio è quello di creare un effetto domino: per garantire un servizio se ne scopre un altro, per
accompagnare un detenuto si sottrae personale ad altro servizio, per assicurare una movimentazione
si scopre un posto di servizio.
E tutto questo avverrebbe in un Istituto dove le criticità con la popolazione detenuta sono già
quotidianamente presenti e dove il personale opera spesso in condizioni di forte pressione.
NON SI PUÒ APRIRE UN PADIGLIONE SENZA PREPARARE TUTTO IL
RESTO
L’apertura di un nuovo padiglione non può essere considerata esclusivamente come un aumento dei
posti detentivi.
È un’operazione che deve necessariamente essere accompagnata da una programmazione
complessiva che tenga conto dell’organico, degli alloggi, della logistica, della sicurezza, dei
percorsi interni, dei servizi sanitari, della cucina, della movimentazione dei detenuti e dei materiali
e, soprattutto, delle condizioni di lavoro del personale.
Non è sufficiente avere le celle pronte.
Bisogna avere pronto tutto ciò che serve per far funzionare il nuovo padiglione.
E soprattutto bisogna farlo senza scaricare le inefficienze organizzative sulle spalle dei poliziotti
penitenziari.
COME AL.SI.P.PE CHIEDEREMO CHIAREZZA
Come Al.Si.P.Pe – Alleanza Sindacale Polizia Penitenziaria, non intendiamo assistere
passivamente a questa situazione.
Chiederemo all’Amministrazione spiegazioni chiare e puntuali sull’assegnazione dei nuovi agenti,
sulla gestione degli alloggi demaniali e sulle modalità con cui si intende garantire una sistemazione
dignitosa al personale in arrivo.
Chiederemo inoltre chiarimenti e risposte concrete su tutte le problematiche organizzative
connesse all’apertura del nuovo padiglione, dalla gestione degli accessi alla cucina, dalla
movimentazione dei detenuti e dei pasti alla questione dell’infermeria, fino alla necessaria copertura
dei servizi e all’impatto che tutto questo avrà sull’organico dell’Istituto.
La nostra Organizzazione Sindacale farà tutto quanto nelle proprie possibilità per limitare al
minimo i disagi per i colleghi, tutelando le loro condizioni di lavoro, la loro sicurezza e la loro
dignità.
Perché l’arrivo di 50 nuovi colleghi dovrebbe rappresentare una risorsa per l’Istituto e non diventare,
per una mancata programmazione, l’ennesimo problema da risolvere in emergenza.
Prima di aprire un nuovo padiglione, bisogna essere in grado di farlo funzionare.
E prima di assegnare 50 nuovi agenti, bisogna sapere dove farli lavorare e soprattutto dove
farli vivere.
Al.Si.P.Pe – Alleanza Sindacale Polizia Penitenziaria
La tutela del personale viene prima delle emergenze dell’Amministrazione.
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