Protesta al carcere di Ascoli Piceno: i sindacati di polizia penitenziaria dicono basta e proclamano un sit in

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Interverrà Mirko Bilò, del dipartimento antimafia della Lega e l’assessore alle Pari opportunità del Comune di san Benedetto Antonella Baiocchi

Giovedì 3 giugno 2021, davanti alla Casa Circondariale di Ascoli Piceno i Sindacati maggiormente rappresentativi del Corpo di Polizia penitenziaria, stanchi e logori: delle vessazioni a cui quotidianamente viene sottoposto il personale di Polizia penitenziaria in servizio nell’Istituto penitenziario di “Marino del Tronto”;del clima di intimidazione che regna sovrano all’interno del penitenziario;

della sordità e noncuranza dimostrata dal Provveditore Regionale che, pur essendo stato a più riprese invitato a raggiungere di persona l’Istituto ascolano per prendere atto di ciò che realmente accade “al di là delle mura”, ha costantemente evitato e rinviato il confronto diretto con i rappresentanti del Corpo; scendono in piazza per protestare:

CONTRO le continue vessazioni che vede “colpito” il personale che non rientra “nelle grazie del Sovrano” (personale che ahinoi definiamo “servo della gleba” all’interno del “sistema feudale” ascolano) attraverso soprusi posti in atto con disinvoltura dai “fedeli vassalli” che, utilizzando in maniera scriteriata e sistematica l’arma della “variazione del modello 14 A (foglio di servizio ove viene stabilito il turno di servizio ed il relativo incarico per ciascun appartenente), scombussolano turni e posti di servizio attraverso algoritmi complicatissimi da decifrare il cui fine ultimo è sempre lo stesso: i “fedeli al Sovrano” in posti e turni di servizio agiati ed accomodanti, mentre i “servi della gleba” perennemente falcidiati da turni e posti di servizio all’interno dei reparti detentivi ad aspettare il loro momento per farsi un tour all’ospedale a seguito delle quotidiane aggressioni subite da detenuti;

CONTRO il continuo e pedissequo tentativo di isolare ed annichilire noi rappresentati sindacali, rei (ai loro occhi) di voler scoperchiare un “sistema” ben congegnato e perfezionato negli anni, dove in pochi godono illegittimamente di tutele e salvaguardie, a scapito dei tanti poliziotti penitenziari in servizio nell’Istituto ascolano e che sono giunti ormai allo stremo della sopportazione e della motivazione personale;

CONTRO l’omessa consegna di copia dei modelli 14A conformi a quelli esposti in bacheca comprensivi delle relative modifiche, trascrizioni, osservazioni, cancellature, ecc, in totale spregio all’art. 8 comma 8 dell’A.N.Q. siglato il 24 marzo 2004;

CONTRO l’ostinazione nel mantenere dei “vassalli” inchiodati in forma perpetua alle sedie di Uffici o Incarichi ovvero godendo di nomine “ad personam”, i quali, pur dovendo lasciare il posto ai legittimi vincitori di interpello, trovano appoggio dal “Sovrano” nel mantenere inalterati i propri agi e privilegi forse perché considerano il Servizio di Vigilanza ed Osservazione dei detenuti che dovrebbero andare a ricoprire “roba per soli Servi della Gleba!”;

CONTRO i privilegi di quei “vassalli” che, non potendo contare su un posto in graduatoria meritevole di incarico, trovano nel “Sovrano” la mano amica che li utilizza per c.d. sostituzioni temporanee (che poi si tramutano in perpetue, in barba all’art. 5 e art. 16 del P.I.R.) affinché continuino a godere begli agi e dei benefici che il loro “grado feudale” gli riconosce.

Per questi motivi S.A.P.Pe, Si.N.A.P.Pe, U.S.P.P. e O.S.A.P.P. scendono in piazza per manifestare da un lato la loro rabbia e la loro insoddisfazione per un sistema gestionale che dimostra oggi di essere inadeguato a governare un Istituto penitenziario importante come quello ascolano e dall’altro dell’incredibile assenza dell’Amministrazione penitenziaria nella persona del Sig. Provveditore che, ad oggi, nonostante le plurime segnalazioni ed i costanti inviti a raggiungere l’Istituto ascolano per avere un confronto diretto con noi rappresentanti dei lavoratori e far vedere di persona lo stato dei fatti, abbia prediletto la strada dell’attendismo e del rinviare ad altro momento la problematica.

Tutto ciò si evince da un “attività istruttoria” in essere ormai da tempo al quale non ci è dato conoscere i tempi e le modalità poiché in assenza di apposita informativa preventivia siamo spettatori dell’alternarsi del comandante in carica con uno in sostituzione quindi restando appesi ad un filo e privi di una scadenza il risultato finale risulta essere, con enorme sacrificio, l’impossibilità di rappresentare i lavoratori nelle opportune sedi di discussione.(picusonline)