Nuovo protocollo tra Questura e istituti penitenziari per tutelare…

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Nuovo protocollo tra Questura e istituti penitenziari per tutelare le vittime di violenza di genere

Firmato dal questore Isabella Fusiello e dal provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto Maria Milano, il protocollo prevede una più stretta collaborazione: la vittima sarà immediatamente avvisata della scarcerazione del suo aguzzino

Prevenire e tutelare. Sono queste le parole d’ordine alla base del protocollo d’intesa firmato dal questore di Padova, Isabella Fusiello, e dal provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto, Maria Milano. Un protocollo che permetterà alla polizia di essere ancora più vicino alle vittime di violenza di genere.

Il protocollo

Firmato nella mattinata di giovedì 29 aprile, il protocollo prevede che al momento dell’uscita dal carcere di una persona autrice di reati di genere (che possono andare dai maltrattamenti agli abusi fino allo stupro e al femminicidio, ma anche la pedofilia), l’istituto penitenziario lo comunichi tempestivamente alla sezione Anticrimine della polizia di Stato. «Questo ci permetterà di darne notizia alla vittima, innanzitutto, e poi di attenzionare la situazione anche a seconda del caso – spiega Fusiello – Ci sono stati casi, non a Padova, di uomini che una volta usciti dal carcere sono tornati dalla vittima la quale non aveva idea che la persona che le aveva fatto del male fosse tornata in libertà. Nel caso in cui si tratti di una persona particolarmente violenta o ci siano dei bambini coinvolti si può pensare di spostare la donna in un luogo protetto. Sapendo che c’è questa situazione gli agenti possono agire di conseguenza». Finora il carcere notificava alle varie questure di riferimento quando usciva un detenuto ma poteva capitare che la notizia si perdesse. Ora c’è un interlocutore preciso, la sezione Anticrimine. 

La situazione a Padova «In questo momento al Due Palazzi ci sono 70 uomini colpevoli di reati di genere – riferisce Milano – Queste persone vengono tenute separate dagli altri carcerati per la loro protezione e sono da subito coinvolti in attività rieducative. Questa è un’iniziativa importante perché mette l’accento sulla prevenzione, si cerca di evitare che accada il peggio». Sono aumentate in città e provincia le segnalazioni di liti familiari nell’ultimo periodo. E se fino a poco tempo fa arrivavano quasi solamente da donne italiane, ora cominciano a chiedere aiuto anche le straniere, soprattutto maghrebine. (padovaoggi.it)