Taranto , Polizia penitenziaria rinviene sostanza stupefacente

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Alleanza Sindacale Polizia Penitenziaria – COMUNICATO STAMPA


NOTTE D’INFERNO AL CARCERE DI TARANTO: REPARTO “MAR
GRANDE” FUORI CONTROLLO.
DETENUTO RECIDIVO APPICCA IL FUOCO, SI AUTOLESIONA E
AGGREDISCE LA POLIZIA PENITENZIARIA. 6 AGENTI IN OSPEDALE
(UN DITO FRATTURATO, PROGNOSI FINO A 30 GIORNI).
IL SINDACATO PROTESTA: “ORGANICO AL COLLASSO, SERVONO
INTERVENTI IMMEDIATI E IL TRASFERIMENTO DEL DETENUTO”.
LA CRONACA DEI FATTI
Taranto, 21 agosto 2026. Non si arresta la drammatica e inaccettabile spirale
di violenza che sta travolgendo la Casa Circondariale di Taranto. Nella serata
di ieri, 20 agosto, nella sezione Osservazione si è consumato l’ennesimo grave
episodio di devastazione e aggressione ai danni del personale di Polizia
Penitenziaria.
A riferire la notizia è il Dott. Vincenzo Dragone Segretario locale AL.Si.P.Pe.
Protagonista della violenta protesta è stato lo stesso detenuto che già nella
mattinata di ieri aveva aggredito il preposto di sorveglianza. Collocato in
isolamento, il soggetto ha scatenato un vero e proprio “inferno”, continua il
sindacalista:
Incendio e autolesionismo: Ha dato fuoco alle lastre di plexiglas della sezione
e, utilizzando le medesime lastre infrante e rese taglienti dal calore, si è
procurato ferite da autolesionismo.
Aggressione biologica e fisica: All’arrivo del personale di Polizia Penitenziaria,
intervenuto con tempestività per trarlo in salvo ed estinguere l’incendio, il
detenuto ha lanciato feci contro gli agenti, imbrattandoli completamente.
Contenimento in emergenza: Per consentire al personale sanitario di accedere
in sicurezza, prestare le prime cure e somministrare un calmante, gli agenti
sono stati costretti ad indossare i kit antisommossa e ad impiegare gli scudi di
protezione, agendo per evitare che il soggetto nuocesse ulteriormente a se
stesso o agli operatori.
Imboscata all’uscita: Una volta somministrata la terapia calmante, mentre il
personale cercava di guadagnare l’uscita dalla camera di pernottamento, il
facinoroso si è nuovamente scagliato con ferocia contro i colleghi.
Il bilancio è pesantissimo: 6 poliziotti penitenziari sono finiti in ospedale. Tra
loro un Ispettore di Sorveglianza e i due Preposti hanno riportato forti traumi
contusivi per percosse. Altri due agenti sono stati trattati per inalazione di fumi
tossici e contusioni varie. Per loro una prognosi di 10 giorni ciascuno s.c. Un
agente, invece, durante le concitate fasi di contenimento, ha riportato la frattura
di un dito con una prognosi di 30 giorni s.c.
Le intemperanze e le urla del detenuto sono proseguite per tutta la notte,
destabilizzando completamente i ristretti dell’intero reparto “Mar Grande” e
mettendo a dura prova la tenuta dell’ordine e della sicurezza dell’intero istituto.
INQUADRAMENTO NORMATIVO E DENUNCIA DELLE VIOLAZIONI
Sulla vicenda è intervenuto il Segretario Regionale Al.Si.P.Pe. Puglia, Dott.
Roger Durante. Come già evidenziato nei nostri precedenti comunicati stampa,
la situazione del carcere di Taranto ha travalicato ogni limite di tollerabilità
lavorativa e di sicurezza costituzionalmente garantita:
I fatti descritti configurano ipotesi di gravi delitti a carico del facinoroso, tra cui
Violenza e resistenza a Pubblico Ufficiale (Artt. 336 e 337 c.p.), Lesioni
personali aggravate (Artt. 582 e 583 c.p.), Incendio (Art. 423 c.p.) e
Danneggiamento aggravato di beni dello Stato (Art. 635 c.p.).
Nel quadro della normativa penitenziaria italiana, sostiene il Dott. Durante, il
rapporto tra la gestione dell’ordine e la tutela dei diritti dei detenuti presenta
sottili ma rilevanti frizioni interpretative e applicative, in particolare per quanto
riguarda l’impiego della forza e dei mezzi di coercizione.

  • Il paradosso normativo dell’Art. 82 D.P.R. 230/2000: la carenza di
    presidi e il doppio rischio per la Polizia Penitenziaria: L’art. 82, comma 1,
    del D.P.R. 230/2000 dispone formalmente che l’uso dei mezzi di coercizione
    fisica debba avvenire nei casi stabiliti dall’art. 41 O.P. (per prevenire danni a
    persone o cose) e mediante l’impiego di presidi “compresi tra quelli in uso
    presso le strutture ospedaliere pubbliche”.
    Qui si consuma un drammatico paradosso operativo, ovvero l’’assenza dei
    dispositivi sanitari: Gli istituti penitenziari non sono dotati delle idonee fasce di
    contenzione morbida né dei presidi medico-sanitari omologati presenti nei
    Reparti di Psichiatria (SPDC) degli ospedali pubblici.
  • Il vuoto di tutela (Art. 2 D.P.R. 230/2000): Sebbene l’art. 2 imponga di
    garantire l’ordine e la sicurezza quale condizione primaria per l’incolumità di
    tutti, gli agenti si trovano a gestire soggetti in preda a gravissime crisi
    psicomotorie o ad atti di autolesionismo cieco senza gli strumenti prescritti dalla
    norma.
  • La conseguenza è una tenaglia a doppio rischio per il personale:
    Rischio Fisico: In assenza di dispositivi di contenzione passiva adeguati,
    l’unico modo per impedire che il detenuto si uccida o ferisca altri è il
    contenimento fisico manuale protratto o l’uso di scudi d’emergenza. Ciò
    espone direttamente i poliziotti a traumi, fratture, morsi e contatti con fluidi
    biologici infetti.
    Rischio Giudiziario e Normativo: Operando nel vuoto strumentale, la Polizia
    Penitenziaria è costretta a muoversi in una rischiosa “zona grigia”. L’uso
    prolungato delle manette d’ordinanza (unico mezzo in dotazione) o di soluzioni
    d’emergenza — anche se autorizzato dal medico o dal comandante ai sensi
    dell’art. 82, co. 3 — espone costantemente gli agenti al rischio di denunce,
    inchieste disciplinari e contestazioni penali (es. abuso di autorità o reato di
    tortura ex art. 613-bis c.p.), trasformando i poliziotti in “capri espiatori” di una
    cronica carenza strutturale e sanitaria dell’Amministrazione.
    Violazione del D.Lgs. 81/2008 (Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro): Gli
    articoli 20 e 28 del T.U. impongono al datore di lavoro (Amministrazione
    Penitenziaria) la valutazione e la prevenzione dei rischi. L’esposizione
    continuativa del personale a rischi biologici (lancio di materiale fecale e fluidi
    corporei) e fisici senza adeguati protocolli di neutralizzazione preventiva
    costituisce una palese violazione degli obblighi di tutela dell’integrità fisica dei
    lavoratori.
    LE PROPOSTE E LE RICHIESTE SINDACALI ALLE ISTITUZIONI
    Alla luce di quanto accaduto e in continuità con le denunce già inoltrate ai
    vertici del DAP e al Ministero della Giustizia, la Scrivente Organizzazione
    Sindacale richiede con effetto immediato:
    Trasferimento immediato d’urgenza fuori regione del detenuto: Applicazione
    immediata delle Circolari DAP inerenti alla gestione dei detenuti violenti,
    disponendo lo sfollamento immediato del soggetto dal penitenziario di Taranto
    verso un istituto idoneo e strutturato per la gestione dei soggetti ad elevata
    pericolosità.
    Sottoposizione Formale all’Art. 14-bis O.P.: Avvio immediato della procedura
    per l’applicazione del regime di sorveglianza particolare.
    Dotazione di strumenti Tecnico-Tattici di Difesa: Previsione di assegnazione al
    personale di Polizia Penitenziaria operante nelle sezioni detentive degli spray
    anti-aggressione a base di O.C. (Oleoresin Capsicum), estensione dell’uso del
    Taser e dotazione di Bodycam per registrare le fasi critiche delle operazioni.
    Messa in sicurezza strutturale del Reparto Isolamento: Revisione e messa a
    norma degli infissi e delle coperture in plexiglas, rivelatesi pericoloso materiale
    inceneribile ed affilato se spezzato.
    Ispezione Ministeriale e supporto d’organico: Invio d’urgenza di un’ispezione
    da parte del Ministero della Giustizia per verificare le condizioni di sicurezza
    del lavoro ex D.Lgs. 81/08 e l’aggregazione temporanea di un contingente del
    Gruppo Operativo Mobile (GOM) a supporto dell’ormai esausto personale del
    penitenziario ionico.
    MESSAGGIO DI SOLIDARIETÀ E VICINANZA
    Esprimiamo la nostra massima ed incondizionata vicinanza, solidarietà e
    sostegno ai 6 colleghi feriti — all’Ispettore Preposto, ai Preposti di Sorveglianza
    e all’agente che ha riportato la frattura del dito con 30 giorni di prognosi. A tutti
    loro vanno i nostri auguri di una pronta e completa guarigione.
    Il Sindacato non lascerà soli i lavoratori e continuerà la battaglia in ogni sede,
    istituzionale e giudiziaria, affinché non si debba attendere la tragedia
    irreparabile prima che lo Stato intervenga a tutelare chi indossa la divisa nel
    carcere di Taranto.
    Segreteria Locale AL.Si.P.Pe. Taranto — Dott. Vincenzo Dragone
    Il Segretario Regionale AL.Si.P.Pe. Puglia — Dott. Roger Durante

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