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41 bis, il piano di trasferimenti non si ferma. Todde: “La Sardegna non è la Cayenna d’Italia”
Il ministro Nordio ha risposto alle interrogazioni dei parlamentari Marco Meloni e Francesca Ghirra. Sul tema interviene la presidente della Regione: “La legge che impone i detenuti nelle regioni insulari va cambiata”
Nessun passo indietro sul trasferimento nell’Isola di oltre 200 persone detenute in regime di 41 bis: il ministro della Giustizia Carlo Nordio conferma il “piano organico di riconversione” che prevede lavori straordinari nelle carceri sarde di Uta, Nuoro e Sassari per trasferirvi reclusi sottoposti a regime speciale perché appartenenti alla criminalità organizzata o accusati di reati di particolare gravità.
La conferma arriva in risposta all’interrogazione presentata dai deputati sardi Marco Meloni (Pd) e Francesca Ghirra (Avs), incentrata in particolare sull’istituto di Badu ‘e Carros, ma non solo.
“Attualmente è in fase di attuazione un piano organico di riconversione degli spazi detentivi destinati al regime speciale 41 bis dell’ordinamento penitenziario”, conferma il ministro. Nei lavori ci sono la Casa circondariale di Uta e l’istituto di Bancali, dove sono già pronte le sezioni dedicate, e l’adeguamento strutturale e funzionale di Badu ‘e Carros.
Per quanto riguarda il carcere nuorese, dove era già “già operativa una sezione destinata al regime detentivo speciale – conferma il ministro – è in corso un intervento organico finalizzato alla razionalizzazione degli spazi detentivi e al conseguente adeguamento strutturale di alcune aree dell’istituto. Gli interventi in corso, che si concluderanno nel 2026, sono volti a garantire la piena conformità degli ambienti agli standard normativi e di sicurezza previsti per il regime detentivo speciale”. Per il ministro, il provvedimento risponde alle norme sull’ordinamento penitenziario che suggerisce di “privilegiare le aree insulari “per queste tipologie di detenzione.
“Vogliamo essere un’isola che si prende le sue responsabilità ma che allo stesso tempo fa un percorso diverso rispetto anche al tema carcerario – risponde la presidente della Regione Alessandra Todde. – E quello che dico è che ha ricevuto la voce di tutti: della Regione, dei parlamentari, dei territori, dei sindaci. Se questo non basta, la cosa importante sarà ovviamente utilizzare tutti i mezzi che noi abbiamo a disposizione per opporci rispetto a questo tipo di scelta discriminatoria”.
“Da una parte abbiamo l’insularità in Costituzione che dice che dovremmo essere avvantaggiati per il fatto di essere un’isola, dall’altra c’è una legge del 2009 che dice che le aree insulari devono essere quelle privilegiate per questo tipo di passaggi. E’ ora di cambiare la legge. I nostri parlamentari di tutta la mia maggioranza lo stanno proponendo da tempo e credo che sia importante dire al ministro che la Sardegna non è il suo carcere personale. Il 27 aprile visiterò il carcere di Badu ‘e Carros anche perché ci sono due punti che io voglio sottolineare: i costi, chi sta pagando per i lavori che vengono fatti e a che punto siamo, e soprattutto la sicurezza. Badu ‘e Carros è un contesto che ha già dato prova di vulnerabilità ed è un carcere che è dentro la città. La Sardegna non è la Cayenna d’Italia”.(sardiniapost)
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