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Carcere al collasso, 410 detenuti, agenti allo stremo e la rieducazione resta un’utopia: “Problemi portati avanti da diversi anni, situazione grave”

“Il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto continua a spostare detenuti dalle altre carceri congestionate di Veneto e Friuli verso quello di Trento, inviando chi tendenzialmente presenta problematiche comportamentali, psichiatriche o di dipendenza” spiegano Paolo Zanella e Francesca Parolari. Fra le richieste anche quella dell’istituzione di un Provveditorato regionale che governi anche il fenomeno dei trasferimenti

TRENTO. Continuo sovraffollamentocarenza cronica di personale della polizia penitenziaria e  l’assoluta scarsità di opportunità rieducative e di reinserimento sociale. E’ questa la drammatica situazione denunciata dai consiglieri del Partito Democratico, Francesca Parolari e Paolo Zanella dopo la visita fatta alla casa circondariale di Trento. Criticità che ormai si stanno portando avanti da diversi anni  nonostante le ripetute promesse fatte a livello governativo e provinciale che fino ad oggi hanno portato a poche soluzioni.

 
“Innanzitutto il sovraffollamento che ha toccato la punta record di 410 persone recluse (di cui 41 donne). Il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto – hanno spiegato i due consiglieri  – continua a spostare detenuti dalle altre carceri congestionate di Veneto e Friuli verso quello di Trento, inviando chi tendenzialmente presenta problematiche comportamentali, psichiatriche o di dipendenza. Questo porta a un particolare concentramento di persone detenute con gravi problematiche e quindi di difficile gestione”. 

Anche per questo del Pd viene ribadita la necessità come Regione autonoma, di chiedere l’istituzione di un Provveditorato regionale che governi anche il fenomeno dei trasferimenti, oltre a poter presidiare più da vicino le dinamiche carcerarie locali.

Ma quello del sovraffollamento non è l’unico problema che purtroppo si incontra al carcere di Spini di Gardolo. Ad essere arrivata ad un livello critico è la carenza cronica di personale della polizia penitenziaria che, spiegano Zanella e Parolari “oltre a rappresentare un problema in termini di sicurezza interna al carcere, limita la partecipazione delle persone recluse alle (poche) attività lavorative e formative che necessitano comunque di un presidio di sicurezza. Erano 297 ad apertura carcere (per 240 detenuti), ora circa 230 per 410. Attualmente manca personale per garantire un adeguato presidio persino nelle sezioni detentive dove, tra l’altro, l’impianto di domotica che garantirebbe la chiusura automatica delle celle, essenziale per riuscire a impiegare meno agenti, per gran parte delle celle non funziona più e ed è in attesa da anni di interventi manutentivi”.

Alcuni detenuti, secondo quanto riportato dai due consiglieri si trovano in condizioni di detenzione di estremo disagio e sofferenza, in particolare per le restrizioni nelle sezioni a regime ordinario (con le celle chiuse gran parte della giornata) e le difficoltà ad ottenere cose che in altre carceri erano garantite, come le telefonate giornaliere (limitate a Trento a 2 alla settimana di 10 minuti, mentre a Padova e Trieste, ad esempio, sono giornaliere, evidentemente anche per ridurre la tensione) o l’utilizzo della lavatrice senza necessità di gettone (qui si lava i vestiti solo chi ha i soldi). Restrizioni che impattano sulla vita carceraria quotidiana aumentando l’insofferenza e anche l’aggressività verso gli agenti.

La problematica più rilevante denunciata resta però l’assoluta scarsità di opportunità rieducative e di reinserimento sociale. “Il problema persiste da anni – spiegano i due consiglieri del Pd –  ma questa volta moltissime persone detenute si sono lamentate della loro inattività, riferendoci di essere in attesa di uno straccio di occupazione. Sono anni che diciamo che le attività previste con le cooperative che entrano in carcere (assemblaggio cavi, imbottigliamento detersivi, lavanderia, cura dell’orto) e quelle interne (cucina, pulizie,…) sono del tutto insufficienti rispetto al fabbisogno della popolazione carceraria che appunto è in aumento”. 

Dopo anni di visite e una situazione che resta immutata, concludono i consiglieri “ci chiediamo cosa stia facendo la direzione del carcere per offrire maggiori opportunità, questione che dovrebbe essere centrale in un carcere. Anche perché il carcere di Spini, pur casa circondariale, ha in prevalenza detenuti con condanne definitive e quindi bisognosi di un percorso di reinserimento definito”.

Unica nota positiva si trova nel fatto che rispetto agli ultimi anni sono aumentate le persone che riescono ad andare in permesso, quelle in semi-libertà e quelle con lavoro esterno (ex articolo 21 dell’ordinamento penitenziario), probabile esito dell’aumento dei funzionari giuridico pedagogici, i cosiddetti educatori, passati da 2 a 7, anche se a breve pare torneranno in 5. (ildolomiti)

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