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Lo ha annunciato il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, in una conferenza stampa all’esterno del carcere di Trieste. «Poi, una volta saturata la pianta organica – ha spiegato – si verificherà se si potrà allargare»
«Nel 2027 avremo 10mila posti detentivi» che corrispondono al fabbisogno attuale delle carceri italiane «grazie al piano da 750 milioni di euro varato dal governo Meloni» ed «entro dicembre 2026 sarà saturata la pianta organica di tutti i magistrati togati d’Italia. Un traguardo epocale, mai avvenuto nell’Italia repubblicana».
Lo ha annunciato il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, in una conferenza stampa all’esterno del carcere di Trieste. «Poi, una volta saturata la pianta organica – ha spiegato – si verificherà se si potrà allargare».
Delmastro ha elencato varie dotazioni garantite dal piano del governo, come «18.700 scudi, 10.250 caschi antisommossa, il nuovo gruppo Gio per interventi a supporto della polizia penitenziaria». Per il sottosegretario «le criticità permangono ma si vede la luce in fondo al tunnel. Anche a Trieste, e non solo a livello nazionale, la curva si è invertita e anche gli organici cominciano a essere molto più pieni». «Abbiamo ereditato una situazione catastrofale, le ricette del passato come lo “svuotacarceri” sono clamorosamente fallite». In merito alla costruzione di nuovi penitenziari fuori città, Delmastro ha detto che si stanno «rivedendo gli istituti che potrebbero trovare una nuova sede fuori città, lo stiamo facendo in Toscana, a Roma con Regina Coeli, e – ha concluso – si potrebbe replicare anche a Trieste se ci saranno i risultati sperati».
«Nei nostri istituti nazionali ogni notte abbiamo sorvoli più verso le centinaia che le decine di voli. È un problema che stiamo affrontando posizionando 60 antidroni automatici in 60 istituti con fucili antidroni» ha detto poi Delmastro precisando che i droni vengono utilizzati per portare droga e telefoni cellulari ai detenuti. Per contrastare questo fenomeno «sperimentiamo le reti, come abbiamo fatto a Trieste, che sono più efficaci degli apparati antidrone, che costano tantissimo». In pratica la visita al penitenziario triestino è stata fatta proprio per «verificare la posa delle reti con cui contrastiamo l’introduzione tramite droni di droga o telefonini, ogni notte». Sperimentazione che a Trieste – ha concluso – «ha dato risultati più che soddisfacenti, al di là delle più rosee aspettative. È stato un laboratorio, una esperienza che ripeteremo in giro per l’Italia».(italiaoggi)
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