Il NotiziAlsippe del 10 luglio
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Question Time al Senato, il Ministro Nordio risponde ad alcune interrogazioni tra cui quella sulla revisione delle norme penali concernenti le scriminanti per gli appartenenti alle Forze dell’ordine in servizio, di seguito l’interrogazione e la risposta del Ministro
Il senatore Rastrelli ha facoltà di illustrare l’interrogazione 3-02038sulla revisione delle norme penali concernenti le scriminanti per gli appartenenti alle Forze dell’ordine in servizio, per tre minuti.
RASTRELLI (FdI). Signor Presidente, illustre signor Ministro, fuori da ogni retorica, le Forze dell’ordine costituiscono l’ossatura di una Nazione, la prima garanzia della presenza e dell’autorità dello Stato e rappresentano, com’è ovvio, un presidio irrinunciabile a difesa della comunità nazionale. Uomini e donne che quotidianamente mettono a repentaglio la propria incolumità e la propria esistenza per tutelare la nostra.
Eppure, recenti e drammatici fatti di cronaca riportano all’evidenza una novità: la sistematica e continua apertura di procedimenti penali e la sistematica iscrizione nel registro degli indagati di uomini e donne appartenenti alle Forze dell’ordine, pur se per fatti connessi all’esercizio delle rispettive funzioni, configuranti peraltro potenziali ipotesi di reato gravissime, dall’omicidio colposo, in caso di legittimo utilizzo delle armi, sino paradossalmente all’omicidio stradale, in caso di regolare e doveroso inseguimento per strada. È evidente a tutti come l’apertura di un procedimento penale e anche l’iscrizione nel registro degli indagati contenga in sé un potenziale pernicioso elevatissimo a livello personale, morale, patrimoniale, amministrativo e disciplinare rispetto al quale non possiamo non approntare delle misure a doverosa tutela delle Forze dell’ordine.
Allora, già da ultimo, con il decreto sicurezza approvato la scorsa settimana, abbiamo introdotto delle forme di rafforzamento di questa tutela, in modo particolare la possibilità per i procedimenti penali a carico degli uomini in servizio con la possibilità di ristoro sino a 10.000 euro per ciascun grado di giudizio, laddove vengano coinvolti per fatti avvenuti nel corso del servizio. A nostro avviso questa tutela va ulteriormente rafforzata per permettere loro la serenità nell’esercizio di quello che è un dovere a tutela della collettività.
Quindi, siamo a chiederle se il Ministero da lei diretto ritenga di approntare ulteriori strumenti normativi per garantire non l’impunità, ma la legittima immunità per questi uomini quando agiscano con condotte legittime nell’esercizio legittimo delle loro funzioni. (Applausi).
PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Nordio, ha facoltà di rispondere all’interrogazione testé illustrata, per tre minuti.
NORDIO,ministro della giustizia. Questo problema nasce da una distorsione del codice di procedura penale e da una ancor maggiore distorsione dell’uso che viene fatto della famosa informazione di garanzia e dell’iscrizione nel registro degli indagati.
Una cinquantina d’anni fa si pensò che una persona fosse maggiormente garantita, nel momento in cui si svolgevano indagini nei suoi confronti, spedendogli in anticipo quello che all’epoca si chiamò avviso di reità. Poi questo istituto fallì perché, da elemento a tutela del ricevente, si era trasformato in una condanna anticipata.
Il fallimento totale di questo istituto, però, si è trasformato semplicemente in un cambiamento nominale: abbiamo avuto l’avviso di reità, l’informazione di reato, l’avviso di reato e adesso abbiamo l’informazione di garanzia. È effettivamente un atto dovuto, nel senso che, se un appartenente alle Forze dell’ordine ha un incidente di percorso, per esempio, vi è una sparatoria, si deve fare una perizia balistica per vedere chi ha sparato, come e quando. Ma non mi limiterei a questo caso e penso anche agli esercenti della professione sanitaria: pensiamo, per esempio, al caso in cui in ambito sanitario si deve capire il motivo per cui una persona è deceduta.
Nel primo esempio il carabiniere o il poliziotto ha il diritto di partecipare alle indagini nominando un consulente, ma per fare questo il codice prevede che sia munito di un avvocato difensore, che sia iscritto nel registro degli indagati e che riceva la famigerata informazione di garanzia. Quindi un elemento che dovrebbe essere a favore della persona indagata – informazione di garanzia significa che io ti informo a tua garanzia e tu dovresti essere contento di ricevere la cartolina verde, mentre poi, quando in realtà uno la riceve, tanto contento non è e ciò vale per tutti – si è trasformato.
Stiamo lavorando? Sì, stiamo lavorando per trovare un sistema che possa consentire a queste persone che agiscono in presenza delle cosiddette scriminanti (legittima difesa, stato di necessità, uso legittimo delle armi, adempimento di un dovere, esercizio di un diritto, le famose cinque scriminanti) di poter partecipare alle indagini, con dei risultati che possano essere loro opponibili eventualmente un domani in un giudizio penale, senza essere iscritti nel librone malefico del registro degli indagati e senza ricevere le informazioni di garanzia, un poco com’era cinquant’anni fa, prima che questa rivoluzione si convertisse in un disagio, mentre era stata prevista come una forma di aiuto verso la persona che poteva essere indagata.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Rastrelli, per due minuti.
RASTRELLI,(FdI). Signor Ministro, le sue parole ci confortano perché ribadiscono ancora una volta come per il Governo Meloni sia essenziale difendere i diritti fondamentali, lo stato di diritto, ma anche e soprattutto la sicurezza dei cittadini e come questo passi attraverso il rafforzamento delle tutele di una popolazione di soggetti sovraesposti, in cui la fisiologica esposizione al rischio non può essere una vulnerabilità strutturale di una determinata categoria.
Quella da lei preannunciata è una misura che non va soltanto nel senso del riconoscimento della dignità professionale e nella direzione di una protezione individuale, perché riguarda l’architettura stessa della struttura di una sicurezza nazionale in un Paese progredito.
La ringrazio dunque, signor Ministro, oltre che per questo, anche per la sua presenza, perché purtroppo anche in questa circostanza determinate forze politiche hanno voluto asservire uno strumento sacro come quello del sindacato ispettivo per dei vili attacchi personali, guarda caso in un momento in cui lei sta varando una riforma epocale rispetto alla quale l’Italia le sarà grato. (Applausi).
Per quanto riguarda il tema delle Forze dell’ordine, signor Ministro, il dato è che non possiamo più consentire che militari e Forze dell’ordine in servizio debbano temere più un’aula di tribunale rispetto al rischio che corrono sulla strada per proteggere la nostra incolumità.
Dobbiamo andare allora fino in fondo nel rafforzamento di queste tutele. Noi rifuggiamo dalle zone d’ombra e oggi, come ieri, insieme a lei siamo e saremo sempre al fianco delle nostre Forze dell’ordine.

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