Senato della seduta n. 304 del 15/05/2025 interrogazione dei senatori ALOISIO, GAUDIANO, DI GIROLAMO, CATALDI, LOPREIATO, BILOTTI, NAVE , indirizzata al Ministro della giustizia sulla grave situazione del sistema penitenziario in Italia
ALOISIO, GAUDIANO, DI GIROLAMO, CATALDI, LOPREIATO, BILOTTI, NAVE – Al Ministro della giustizia. – Premesso che:
il sistema penitenziario italiano si trova in uno stato di crisi profonda, caratterizzato da un sovraffollamento cronico, condizioni di detenzione disumane, elevate criticità sanitarie e un aumento preoccupante di rivolte, fughe e suicidi. Nonostante le reiterate promesse di intervento e le continue dichiarazioni di buona volontà, il Governo, al contrario di quanto richiesto con forza da numerose realtà nazionali e internazionali, si mostra ancora una volta inerte e incapace di adottare politiche efficaci, strutturali e durature, che possano affrontare e risolvere questa emergenza;
secondo le statistiche aggiornate dal Ministero della giustizia al 31 marzo 2025, il numero di detenuti nelle carceri italiane è di 62.281 unità, ben oltre i 51.283 posti ufficialmente disponibili e, ancor più, oltre i posti inagibili e non fruibili. La situazione, quindi, è di un sovraffollamento di oltre 10.000 unità, che si traduce in condizioni di vita incompatibili con i diritti fondamentali delle persone detenute. La cifra di 29 suicidi già registrati ad aprile 2025 e il trend che vede un aumento costante di questi episodi testimoniano come le condizioni di vita nelle carceri siano diventate insostenibili e altamente rischiose per la vita dei detenuti;
sotto questo profilo, si ritiene che il nuovo pacchetto sicurezza adottato dall’Esecutivo Meloni, lungi dall’essere una soluzione, si configura come un ulteriore fattore di aggravamento del problema. Il fatto stesso che molte strutture siano in condizioni di inagibilità e che il numero di celle e sezioni sia aumentato senza adeguati interventi strutturali, rende evidente l’incapacità delle politiche di gestione di rispondere alle esigenze di un sistema che, ormai, rischia di implodere sotto il peso delle sue stesse inefficienze;
da ultimo, l’introduzione delle “celle container“, che costano circa 83.000 euro a detenuto e che sono state definite da esperti come disumane, controproducenti e rischiose, rappresenta un esempio lampante di come le soluzioni temporanee e di corto respiro siano state adottate senza una visione strategica e senza una reale attenzione ai diritti umani;
tali strutture prefabbricate, di dimensioni ridotte e con spazi di socialità limitati, sono state contestate da sindacalisti, associazioni e organismi internazionali, che le hanno definite “recinti” e “baracche di cantiere”. La loro natura altamente precaria, il costo elevato e le condizioni di isolamento che favoriscono l’aggressività e le tensioni interne rendono questa una soluzione emergenziale che rischia di aggravare ulteriormente il quadro già di per sé critico;
la carenza di investimenti in edilizia penitenziaria, la mancanza di personale sufficiente e qualificato e l’assenza di programmi di rieducazione e di reinserimento sociale sono tutti fattori che alimentano questa crisi permanente. Le recenti notizie di rivolte e disordini nelle carceri di Parma, Piacenza, Cassino, Palermo e altre realtà, sono la prova più evidente di un sistema allo sbando, incapace di garantire sicurezza e ordine;
si ritengono urgenti: 1) investimenti strutturali, per la realizzazione di nuove strutture penitenziarie dignitose, che rispettino i principi di umanità e di tutela della salute dei detenuti; 2) una riforma del modello di gestione, che preveda l’implementazione di programmi di reinserimento sociale, di formazione e di supporto psicologico, e un rafforzamento del personale di Polizia penitenziaria con risorse adeguate; 3) politiche di riduzione del sovraffollamento, attraverso l’ampliamento delle misure alternative alla detenzione, come la detenzione domiciliare, i permessi premio e i programmi di messa alla prova, e revisione delle politiche penali; 4) prevenzione delle rivolte interne, attraverso azioni di tutela dei diritti umani, rispetto delle condizioni di lavoro degli operatori, e un monitoraggio costante delle condizioni delle strutture; 5) rispetto delle normative internazionali, attuando le sentenze della Corte europea e delle raccomandazioni delle organizzazioni internazionali, con la creazione di un sistema di controllo trasparente e indipendente,
si chiede di sapere:
quali iniziative concrete intenda adottare il Ministro in indirizzo per affrontare urgentemente l’emergenza del sovraffollamento carcerario, anche alla luce delle recenti proposte di installazione di “celle container” e delle criticità evidenziate circa le condizioni di vita e di salute dei detenuti;
quali strategie di lungo termine intenda attuare per migliorare le condizioni strutturali delle carceri, favorendo interventi di edilizia penitenziaria adeguata e rispettosa della dignità umana, più che ricorrere a soluzioni emergenziali e temporanee;
quale pianificazione strategica abbia adottato per prevenire e gestire in modo efficace le tensioni all’interno degli istituti penitenziari, garantendo un equilibrio tra sicurezza, tutela dei diritti umani e interventi strutturali adeguati;
quali risorse e quali programmi di formazione intenda mettere in atto per rafforzare il personale di Polizia penitenziaria, e garantire un adeguato rapporto tra personale e detenuti, al fine di migliorare la sicurezza, la tutela dei diritti umani e le condizioni di lavoro degli operatori;
quali iniziative di trasparenza e di monitoraggio continuo, anche attraverso organismi esterni e associazioni di tutela, intenda assumere per garantire una valutazione costante delle condizioni di vita nei penitenziari e un tempestivo intervento in caso di criticità.
(4-02096)

