Commenti politici alla conferma della condanna dell’Italia sul sovraffollamento delle carceri

 

Manconi (Pd); ora misure urgenti, pene alternative e provvedimenti di clemenza

"La decisione con cui ieri la Grand Chambre della Corte europea dei diritti umani ha confermato la sentenza-pilota che obbliga l'Italia a porre rimedi strutturali al gravissimo sovraffollamento delle carceri impone al Parlamento e al Governo l'adozione di un vero e proprio pacchetto di misure per la legalità penitenziaria". Lo dichiara il senatore del Partito democratico Luigi Manconi. "Bisognerà rinnovare e potenziare le pene alternative alla detenzione, sottrarre al carcere i consumatori di sostanze stupefacenti e adottare gli indifferibili provvedimenti di clemenza previsti dalla Costituzione e necessari a sanare immediatamente la condizione di illegalità delle carceri rilevata dalla Cedu".

Bernardini (Ri): l'Italia ha subito l'ennesima umiliazione in sede europea

"Come era ampiamente prevedibile, l'Italia ha subito l'ennesima umiliazione in sede europea. I cinque giudici della Grande Chambre chiamati a vagliare il ricorso dell'Italia avverso la sentenza Torreggiani ed altri, lo hanno dichiarato inammissibile".

Hanno affermato in una nota Rita Bernardini, già deputata radicale, capolista delle liste Amnistia, Giustizia, Libertà alle scorse elezioni e Giuseppe Rossodivita, avvocato radicale difensore di due dei detenuti che si sono visti riconoscere il risarcimento della CEDU per "trattamenti inumani e degradanti". "Ricordiamo che la Corte Edu, l'8 gennaio scorso, nel riconoscere il risarcimento ai sette detenuti, ha chiesto all'Italia, con una sentenza pilota, di rimuovere entro un anno le cause strutturali che generano trattamenti inumani e degradanti nei nostri istituti penitenziari (violazione sistematica dell'art. 3 della Convenzione - Cedu) - continua la nota dei pannelliani - L'Italia ha così rapinato cinque mesi in più per rientrare nella legalità che viola sistematicamente da decenni.

Si è comportata cioè come fanno certi imputati che guadagnano rinvii fino alla prescrizione del reato. Ma in questo caso non c'è la prescrizione. Non si possono prescrivere le torture alle quali sono sottoposte decine di migliaia di detenuti nelle nostre carceri".

Di Giovan Paolo (Pd): ora approvare misure alternative

"L'Italia ha già la soluzione a portata di mano per rispondere alle obiezioni del Consiglio d'Europa sul sovraffollamento carcerario: basterebbe approvare le misure alternative alla detenzione in carcere, un segno a questo punto di vera civiltà". Lo afferma il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, presidente del Forum per la Sanità Penitenziaria.

"L'Europa ci impone di avere carceri un po' più a dimensione umana - continua Di Giovan Paolo - È possibile agire in tempi relativamente brevi per portare la situazione a un livello di sostenibilità".

Iacolino (Ppe): sovraffollamento insostenibile, anche Ue faccia la sua parte

"Il giudizio netto e tranciante della Corte Europea dei diritti dell'uomo sulla drammatica e mortificante situazione di sovraffollamento delle carceri italiane (quasi 66.000 detenuti) - confermato dalla condanna definitiva di risarcimento danni per trattamento inumano e degradante - deve spingere Governo e Parlamento all'adozione di misure urgenti che possano attenuare le insostenibili condizioni di vivibilità in cui versano i detenuti internati presso gli istituti detentivi per garantire la dignità della persona, il rispetto dei diritti del detenuto ed evitare ulteriori richieste di risarcimento che inciderebbero sul bilancio statale, quando, invece appare archiviato il piano carcere voluto dall'ultimo Governo Berlusconi". Lo afferma l'On. Salvatore Iacolino, Vicepresidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

"Il Governo italiano - continua Iacolino - deve richiedere all'Unione Europea, nel quadro delle prospettive finanziarie 2014-2020, il finanziamento di nuove strutture carcerarie o l'ampliamento di quelle esistenti in virtù di un mio emendamento - approvato in Aula nel 2009 nell'ambito del cosiddetto Programma di Stoccolma su Giustizia, Libertà e Sicurezza - che impegna l'Ue a tali adempimenti in quegli Stati Membri - come l'Italia - dove il sovraffollamento carcerario è dovuto alla presenza di detenuti provenienti da Paesi terzi o da altri Stati Membri.

Di fronte ad un quadro di per sé allarmante è, altresì, auspicabile - conclude Iacolino una radicale e profonda riforma del sistema giustizia e della carcerazione preventiva per assicurare una giustizia rapida ed efficiente, salvaguardando il principio di presunzione di innocenza in assenza di una condanna definitiva, tenuto conto che vi sono quasi 25mila i detenuti in attesa di giudizio a fronte degli oltre 65mila carcerati presenti nei 206 istituti di pena italiani".

Ferranti (Pd): monito Europa definitivo, urge intervento rapido

"Adesso che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha rigettato il ricorso dell'Italia urge una soluzione rapida ed efficace al gravissimo problema del sovraffollamento carcerario". Lo dice la presidente Pd della Commissione giustizia della Camera Donatella Ferranti in merito alla sentenza della Corte che da oggi diventa definitiva.

"Abbiamo un anno di tempo per risolvere questa "indegna" situazione, questa è una vera priorità. Il sistema penale deve essere ispirato ai principi di rieducazione e umanizzazione secondo il dettato costituzionale. In settimana in Commissione ci saranno audizioni sulle misure alternative e sulla messa alla prova per gli adulti. Norme che potrebbero avere comunque un'incidenza deflattiva rispetto al sovraffollamento e potrebbero ottenere un iter prioritario essendo già state approvate dalla Camera durante la scorsa legislatura. Inoltre giovedì avvieremo la discussione sulla riforma della custodia cautelare in carcere.

Infatti più della metà dei detenuti è costituita da individui in attesa di giudizio. Dobbiamo contemperare l'esigenza di tutela del processo e della collettività da una parte e la libertà personale dell'imputato dall'altra. Il carcere deve essere, insomma, una misura da applicare come extrema ratio in presenza di una concreta e attuale pericolosità sociale. Gli ultimissimi fatti di cronaca - ha aggiunto - ci dimostrano che la situazione nei penitenziari è ormai disastrosa sia per i detenuti che per gli agenti di polizia penitenziaria".

Gelli (Pd): no all'amnistia, occorrono riforme

"Giusto il rigetto del Consiglio d'Europa al ricorso italiano. Nelle nostre carceri il sovraffollamento ha raggiunto un livello d'inciviltà insopportabile. Ora servono provvedimenti urgenti per ridurre il numero di detenuti senza ricorrere alle tentazioni di un'amnistia che rappresenterebbe il fallimento dello Stato".

Lo ha detto Federico Gelli deputato del Pd e membro della Commissione Affari Sociali della Camera, in merito all'intervento della Corte europea dei diritti umani che ha dato un anno di tempo al nostro paese per rimediare al sovraffollamento, pena una sanzione e il risarcimento dei detenuti che ne sono stati vittime.

"Quello che vediamo è una violazione continua dei diritti e della dignità delle persone detenute - ha aggiunto Gelli - e per tornare alla legalità, oltre alla realizzazione di nuove strutture, che molto probabilmente entreranno a regime solo tra molti anni, vanno modificate le due leggi che hanno contribuito non poco a questo disastro come la legge Fini - Giovanardi sulle droghe e la Bossi - Fini che ha istituito il reato di clandestinità (i detenuti stranieri sono 24.069, al 29 febbraio 2012).

La Fini - Giovanardi è una norma repressiva che ha portato in carcere il 37% dei detenuti attualmente ospitati nelle nostre strutture. Persone che spesso non sono un problema di ordine pubblico ma sociale e sanitario e che possono scontare la pena con misure alternative alla detenzione in comunità terapeutiche e centri di disintossicazione. Accanto a questi provvedimenti c'è poi la gravissima situazione sanitaria all'interno delle carceri.

È di poche settimane fa un rapporto presentato al quinto Congresso nazionale Icar, Italian Conference on Aids and retrovirus, che ha fornito un quadro gravissimo della situazione dove l'incidenza di malattie gravi quali epatite, Hiv, tubercolosi, sifilide interessano due detenuti su tre e uno su tre non è consapevole del proprio stato. A tutto questo si aggiungono poi i casi di disturbo psichico sempre più numerosi. Uno Stato che si dice civile - ha concluso Federico Gelli - deve anche garantire la piena assistenza sanitaria di tutti i suoi cittadini compresi coloro che devono scontare una pena".

Meloni (Fdi): risolvere questione carcerazione preventivo

"Il rigetto del ricorso italiano da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo trasforma l'emergenza carceri in assoluta priorità nazionale. Fratelli d'Italia ribadisce che per risolvere il problema è necessario partire dall'applicazione di pene alternative per i reati minori e risolvere l'annosa questione dell'abuso della carcerazione preventiva. Il detenuto può e deve diventare risorsa, nel rispetto della sua dignità e dei suoi diritti inalienabili. Si potrebbe perciò ipotizzare come regola lo svolgimento di lavori socialmente utili e limitare la restrizione della libertà personale a precise tipologie di reato. Quella che invece non sarà mai la soluzione è l'amnistia: dopo la decisione della Corte siamo purtroppo indotti a credere che qualcuno rilancerà questa proposta. E Fratelli d'Italia non voterà mai a favore un provvedimento che rimette in libertà i delinquenti e fa pagare ai cittadini l'incapacità e l'inadempienza dello Stato". È quanto dichiara Giorgia Meloni, capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia.

Sbai (Pdl): Italia in ginocchio di fronte ai diktat europei

"Ne abbiamo abbastanza di condanne, reprimende e inaccettabili prese di posizione contro il nostro Paese. Il respingimento del ricorso italiano sull'emergenza carceri è l'ennesimo schiaffo che dobbiamo subire dall'Unione Europea, organismo vuoto e capace solo di imporre obblighi economici, ma mai di tutelare alcuni suoi Stati membri".

Così Souad Sbai, giornalista e presidente di Acmid Donna Onlus, commenta la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo di rigettare il ricorso dell'Italia avverso alla sentenza dell'8 gennaio scorso con cui il sistema penitenziario nazionale era stato condannato per trattamento inumano e degradante inflitto agli ospiti delle strutture carcerarie.

"Credo che il governo italiano dovrebbe far presente all'Unione Europea, così prodiga di buoni consigli e di cattive abitudini - afferma Sbai in una nota - le reiterate richieste di far scontare le pene dei detenuti stranieri nei loro paesi d'origine, richieste mai ascoltate. Si viene a delinquere in Italia, si finisce in carcere e addirittura si viene indennizzati economicamente perché qui da detenuti si vive male: e le vittime? Chi subisce uno stupro, una violenza o viene ammazzato?", si chiede. "Siamo alla follia per un Paese che ormai deve guardarsi non solo dall'invasione di prodotti stranieri che uccidono il nostro mercato, ma anche e soprattutto dall'invasione di estremisti e jihadisti vari, che ormai entrano ed escono dai confini come fossero a casa loro, minando ogni nostra sicurezza. Ma del resto - conclude Sbai - se questi comportamenti trovano validi sponsor anche in alcune cariche istituzionali italiane, che sul denigrare il Paese dall'estero hanno costruito una fulgida carriera, mi pare evidente che l'Italia sia ormai in ginocchio davanti ai diktat europei.

Morganti (Eld): governo investa in ristrutturazione penitenziari

"Questa sentenza deve spingere il nostro Governo, ma anche l'Europa, ad affrontare urgentemente il problema del sovraffollamento delle carceri italiane. Mi auguro che una buona parte delle risorse disponibili, per gli investimenti futuri, vengano destinate alla ristrutturazione dei penitenziari esistenti".

Questo il giudizio espresso dall'eurodeputato toscano indipendente Eld Claudio Morganti in merito alla decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo di confermare la condanna, all'Italia, per la violazione dei diritti umani dei detenuti, respingendo il ricorso presentato dal nostro Paese. I giudici di Strasburgo hanno stabilito che l'Italia dovrà risarcire i detenuti, che avevano sporto denuncia, pagando un'ammenda di 100 mila euro.

"La situazione attuale è insostenibile - ha dichiarato Morganti - ed è anche colpa delle politiche di libera circolazione tra Stati membri e di una mancata difesa, da parte dell'Europa, del nostro Paese, che in questi ultimi anni ha subito di più l'immigrazione a causa della sua posizione geografica". "L'Ue, come avevo chiesto tempo fa in un'interrogazione alla Commissione europea, - ha specificato - dovrebbe favorire accordi globali per permettere ai detenuti, arrestati sul suolo europeo, di scontare la pena nei loro Paesi d'origine".

"Se ciò non dovesse bastare a migliorare le condizioni dei carcerati - ha concluso Morganti - invece di prendere misure di amnistia o indulto, o di costruire nuove strutture, si utilizzino i tanti penitenziari già costruiti e mai entrati in funzione".

Iorio (Psi): il governo non perda altro tempo con ricorsi infondati

"Il nostro Governo invece di perder tempo con ricorsi vari, tra l'altro infondati, alle istituzioni europee, si deve impegnare ad affrontare rapidamente la situazione carceraria come imposto dalla Suprema Corte di Strasburgo che ha concesso un anno di tempo, a partire da oggi, per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri".

Così Luigi Iorio responsabile nazionale diritti del Psi. "Da tempo - prosegue Iorio - noi socialisti stiamo evidenziando, accompagnati dal silenzio assordante dei media come l'emergenza carceraria in Italia sia una piaga sociale da risolvere al più presto". L'auspicio è che un problema come questo, a lungo sottovalutato trovi una rapida ed efficace soluzione, evitando così al nostro Paese - conclude Iorio - di continuare ad essere la maglia nera d'Europa in tema di sovraffollamento carcerario".

Barani (Pdl): determinazioni europee impongono interventi urgenti

"La conferma da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo della condanna all'Italia per le condizioni in cui versano i detenuti nelle strutture penitenziarie, costituisce un'ulteriore campanello d'allarme che impone di rivedere con urgenza non soltanto il sistema carcerario, bensì quello giudiziario nel suo complesso".

Così il senatore Lucio Barani commenta la sentenza della Corte di Strasburgo che impone all'Italia di intervenire per migliorare le proprie strutture detentive. "Oltre ad i problemi di capienza e delle condizioni spesso degradanti dei detenuti, dovuti strettamente alla problematica dell'edilizia carceraria - prosegue Barani - è giunto infatti il momento di una seria riflessione tra tutte le forze politiche responsabili che porti ad una riforma sostanziale della giustizia nel Paese". "Non si può continuare a far finta di ignorare che dietro le motivazioni con cui l'Europa oggi ci condanna vi sono anche un utilizzo frequentissimo dell'istituto della carcerazione preventiva ed un numero impressionante di detenuti in attesa di giudizio - aggiunge il senatore Pdl - nonostante le chiare indicazioni che fornisce la nostra Costituzione circa la contestazione della colpevolezza solamente con una condanna definitiva". "Credo pertanto che Governo e Parlamento siano chiamati oggi più che mai ad intervenire con urgenza su una così tanto sentita ed al contempo degradante questione - conclude Barani - anche alla luce di un percorso teso al ridimensionamento della popolazione carceraria abbozzato già durante la scorsa legislatura".

Molteni (Lnp): sentenza corte europea è fallimento politiche emergenziali

"Il rigetto del ricorso dell'Italia contro la sentenza della Corte Europea è la rappresentazione plastica del fallimento di tutte le politiche emergenziali adottate in questi anni che, oltre ad arrecare danni, non hanno portato ad alcun risultato. Abbiamo un anno di tempo per risolvere la situazione in maniera organica e ci auguriamo di non trovarci ancora una volta di fronte a soluzioni tampone quali il provvedimento "salva delinquenti" o "pene alternative", che si sono rivelate pericolose e del tutto vane. La problematica va affrontata con serietà e lungimiranza e, per farlo, non si può prescindere dalla realizzazione di nuove carceri e dal compimento di accordi bilaterali tra stati così che i detenuti stranieri possano scontare la pena nei rispettivi Paesi d'origine. L'emergenza carceri non può essere arginata con provvedimenti d'urgenza, occasionali o tampone ma con soluzioni organiche".

Lo dichiara Nicola Molteni, capogruppo in Commissione giustizia a Montecitorio per la Lega Nord, commentando la notizia della Corte Europea dei diritti dell'uomo che ha rigettato il ricorso dell'Italia e ha confermato che entro un anno si dovrà trovare una soluzione al sovraffollamento carcerario e risarcire i detenuti che ne sono stati vittime.

Fontana (Lnp): rimpatrio detenuti stranieri unica soluzione

La Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha confermato la condanna emessa lo scorso 8 gennaio contro l'Italia per trattamento inumano e degradante dei suoi detenuti (caso Torreggiani e altri contro Italia). Entro un anno, sarà necessario risolvere la questione del sovraffollamento carcerario e corrispondere ai detenuti promotori dell'azione in giudizio, una somma pari a centomila euro.

L'On. Lorenzo Fontana, capodelegazione della Lega Nord al Parlamento Europeo, fortemente attivo negli ultimi mesi sul tema, commenta così la sentenza: "Innanzitutto, considero assurdo che l'Europa pretenda di imporre ad uno Stato membro di risolvere un problema così annoso in un solo anno. La soluzione è ancora più lontana, dal momento che la nostra proposta di far scontare la pena ai detenuti stranieri nei Paesi d'origine non sembra essere gradita agli ambienti politicamente corretti di Bruxelles".

Fontana commenta gli ultimi dati sul sovraffollamento, divulgati dal Ministero della Giustizia: "Cifre alla mano, al 30 aprile di quest'anno la capienza nominale delle carceri italiane era praticamente invariata (47.045 posti disponibili) ma si registravano 65.917 detenuti, dei quali 23.438 stranieri. Con il rimpatrio di questi ultimi, la situazione delle nostre carceri rientrerebbe negli standard". Infine, sottolinea: "è eccessivo anche il numero dei detenuti in attesa di giudizio. Sempre al 30 aprile 2013 se ne contavano, tra italiani e stranieri, 12.258 a riprova che non si può sorvolare sul problema della lunghezza dei processi e dell'inadeguata produttività della magistratura".

Esposito (Pdl): ora Parlamento deve agire in fretta

"Si è già perso troppo tempo nella scorsa legislatura, ora si faccia presto e bene con senso di responsabilità ma anche di umanità a prescindere dal rigetto del ricorso da parte della Corte europea sul sovraffollamento carcerario il Parlamento deve impegnarsi a varare il prima possibile una legge adeguata per il nostro Paese". Lo ha affermato il vicepresidente dei senatori del Pdl, Giuseppe Esposito. "L'Italia - ha aggiunto - deve prendere spunto dai migliori esempi europei ricordando che le pene detentive servono per rieducare il carcerato e non possono essere finalizzate all'abbrutimento della persona".

Scalfarotto (Pd): Italia deve superare ignominia

"La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha confermato la condanna nei confronti dell'Italia a causa del sovraffollamento e delle condizioni disumane che si vivono nelle carceri del nostro Paese. Un problema troppo a lungo sottovalutato è diventato un emergenza che mette l'Italia in una situazione disonorevole e vergognosa davanti all'intera comunità internazionale".

Questo il commento di Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Partito democratico e componente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, alla sentenza pronunciata oggi dalla Grande Camera della Cedu nel caso Torreggiani.

"Dobbiamo smettere di pensare alle carceri quali grandi discariche di rifiuti umani e recuperare la funzione rieducativa della pena di cui parla la costituzione. La situazione delle carceri è un tema che ha a che fare con la civiltà di un intero paese: la sentenza della Corte di Strasburgo sia l'occasione per restituire senza indugi al nostro sistema penitenziario quelle caratteristiche di umanità che le nostre carceri hanno perso. È un'ignominia che l'Italia non può più sopportare", ha concluso Scalfarotto.

 

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