Maggiore sicurezza all’interno degli istituti penitenziari italiani, sanare la grave carenza di organico di Polizia Penitenziaria in cui versano da tempo

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Camera dei Deputati, interrogazione degli Onorevoli FERRO, ROTELLI e DELMASTRO DELLE VEDOVE , rivolta al ministro della giustizia Bonafede, per migliorare la sicurezza negli istituti penitenziari e sanare la grave carenza di organico di Polizia penitenziaria

FERRO, ROTELLI e DELMASTRO DELLE VEDOVE. —

Al Ministro della giustizia. —

 Per sapere –

 premesso che:

è di pochi giorni fa la notizia che la polizia penitenziaria di Corigliano-Rossano avrebbe intercettato droga nei maccheroni e cellulari nelle lasagne spedite dai parenti ai detenuti nel carcere calabrese; secondo i dati forniti dal Ministero della giustizia, in tre anni sono quadruplicati i casi di detenuti trovati dentro le carceri italiane con un telefonino: erano 355 nei primi nove mesi del 2017 e sono diventati 1412 a fine settembre 2019; tale situazione viene da tempo denunciata dai sindacati di polizia penitenziaria, che evidenziano come ogni giorno gli agenti siano costretti a dover controllare, nell’ambito dei circa 400 colloqui tra detenuti e parenti che si succedono quasi tutti i giorni, qualcosa come 1500-2000 persone. Nelle sale colloqui, inoltre, non ci sono vetri divisori e ciò agevola sicuramente il passaggio di sostanze o oggetti; la disponibilità di telefoni cellulari consente ai detenuti non solo di commettere e commissionare reati, ma anche di svolgere una vera e propria attività commerciale, permettendo ad altri detenuti di effettuare telefonate alla famiglia, oltre i limiti imposti dall’ordinamento penitenziario, per un pacchetto di sigarette, una spesa al sopravvitto o dietro promessa di altri vantaggi; lo stesso procuratore di Napoli Giovanni Melillo, in audizione presso la Commissione antimafia della Camera dei deputati, parlando di alcune carceri del territorio, ha denunciato: « Il carcere è il luogo dove lo Stato esercita una assai limitata capacità di controllo. Sono fuori controllo, vi dominano le organizzazioni mafiose, i cellulari vi entrano quotidianamente e non li sequestriamo neanche più talmente tanti sono. In alcune carceri vi sono autentiche piazze di spaccio »; vietare apparecchi di telefonia mobile in carcere significa impedire che le persone detenute possano mantenere comunicazioni con l’esterno, continuando a gestire traffici illeciti, impartire o ricevere ordini e, in definitiva, continuare a delinquere; qualunque telefonino o apparecchiatura tecnologica vietata, anche se « solo » a disposizione di una persona detenuta impiegata nei lavori all’esterno, è comunque una fonte di pericolo per il mantenimento della sicurezza dell’istituto ed è quindi evidente che andrebbe profuso ogni sforzo per debellare un fenomeno del genere –:

 se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali immediate iniziative di competenza intenda assumere per garantire maggiore sicurezza all’interno degli istituti penitenziari italiani, anche sanando la grave carenza di organico in cui versano da tempo. (4-07033)