Dai droni alle pentole: nel 2020 quasi 1800 cellulari scoperti nelle carceri dagli agenti di Polizia Penitenziaria

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Dai droni alle pentole: nel 2020 quasi 1800 cellulari scoperti nelle carceri

Confusi nel cibo, sistemati negli indumenti intimi, ingoiati, nascosti nel corpo, inseriti dentro un pallone per poi essere lanciati, trasportati da un drone, collocati nel fondo delle pentole. Nell’ultimo anno si sono registrati sempre più tentativi di introdurre microtelefonini all’interno delle strutture carcerarie: comportamenti che – alla luce delle norme introdotte dal dl Sicurezza varato ieri dal Consiglio dei ministri – diventano ora un reato a tutti gli effetti.

Nei primi 9 mesi del 2020 sono stati 1761 gli apparecchi rinvenuti nelle carceri italiane, requisiti all’interno o bloccati prima del loro ingresso. Nello stesso periodo del 2019 erano stati 1206 mentre,  nel 2018, se ne erano registrati 394. I numeri parlano di un fenomeno in crescita.

Tra gli episodi più recenti eccone alcuni particolarmente eclatanti.

Il 3 settembre scorso un pallone con all’interno 16 telefonini è stato trovato all’esterno del muro perimetrale del carcere di Avellino. Alla fine del mese di settembre, sempre nell’istituto irpino, alcuni ignoti hanno cercato di far entrare un altro pallone ‘sospetto’ con dentro microtelefonini, cavetti USB e caricabatterie.

Il 25 settembre a Roma-Rebibbia due micro-telefoni e un caricabatteria sono stati rinvenuti dagli agenti di Polizia Penitenziaria: erano stati abilmente nascosti all’interno di tre pezzi di formaggio destinati a un detenuto.

A giugno nel carcere di Benevento 4 minicellulari sono stati individuati all’interno di due salami. I salumi erano stati ‘scavati’ per creare al loro interno due cavità utili per ospitare i telefonini.

Secondigliano, durante il lockdown, un drone si è schiantato contro uno dei muri del carcere mentre cercava di recapitare due piccoli involucri contenenti smart-phone, microcellulari, con batterie, sim card e kit completo di alimentazione. Proprio ieri, sempre nel penitenziario campano, un drone è stato intercettato dagli agenti. All’interno dell’oggetto sono stati trovati dieci telefonini cellulari, otto carica batteria e dieci schede telefoniche.

Gli agenti in servizio nell’Istituto Penale di Carinola (Caserta) ad agosto non sono caduti nella trappola tesa da alcuni malviventi che, lanciando pietre di calcestruzzo all’interno del penitenziario, volevano introdurre 20 smart-phone. Ogni pietra, infatti, opportunamente incellophanata ne nascondeva uno. Nel mese di giugno, sempre a Carinola, un sacerdote che doveva celebrare la messa domenicale nell’istituto è stato trovato con 9 cellulari nascosti nelle buste di sigarette e tabacco che aveva intenzione di portare ai detenuti. I dispositivi erano completi di caricabatteria e cavetti USB.

Anche una pentola può essere un ottimo nascondiglio per i telefonini. A giugno sono stati i poliziotti penitenziari di Avellino ad accorgersi che una batteria di casseruole era sospetta: nel fondo delle stoviglie infatti erano stati occultati 19 microcellulari, 4 smart-phone e 2 telefoni satellitari.

Continuano a essere utilizzati anche metodi ‘tradizionali’: l’8 maggio scorso un detenuto del carcere Pagliarelli di Palermo ha ingoiato un microcellulare mentre nel febbraio del 2019 gli agenti hanno bloccato un detenuto al rientro da un permesso che aveva nascosto 4 telefonini nello stomaco. E’ di una settimana fa il caso di un detenuto, trasferito a Trapani da un altro carcere siciliano, che aveva nascosto nel retto un involucro contenente un microtelefono, tre microsim e un caricabatterie.

Ha suscitato infine molto clamore il tentativo messo in pratica ad agosto, scongiurato grazie al pronto intervento della Polizia Penitenziaria, di recapitare 10 telefonini, hashish e cocaina a un suo assistito – detenuto nel carcere di Salerno -, da parte di un giovane avvocato della provincia salernitana.