Riguardo al progetto del nuovo carcere di Nola

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Riguardo al progetto del nuovo carcere di Nola

Stimolato dalla lettura dell’articolo intitolato “A Nola il progetto che renderà il carcere più umano”, a firma di Viviana Lanza comparso su Il Riformista del 27 agosto 2020, essendo da decenni parte attiva nel nostro paese del dibattito sul tema della pena detentiva e dei suoi spazi architettonici, mi preme puntualizzare quanto segue.

In quell’articolo, sulla base di un’intervista a Luca Zevi, emerge un quadro sviante ed irreale della dimensione architettonica del nostro carcere, ancorché – se mai si farà – del futuro carcere di Nola.

Dalle parole dell’intervistato infatti, parrebbero esistere nel nostro paese tutte le condizioni per dare corso ad una nuova stagione progettuale in grado di fornire edifici carcerari rispondenti alle esigenze della gestione penitenziaria più avanzata ed alle istanze costituzionali in materia di esecuzione penale; ma anche rispettosi dei bisogni materiali e psicologici dell’utenza (persone detenute, operatori penitenziari, visitatori ecc.) attraverso soluzioni architettoniche di avanguardia.

Questo purtroppo non è. Le condizioni avverse a tale corso sono rappresentate dalla mancanza di veri strumenti culturali – derivanti dalla teoretica e dalla sperimentazione sul campo – in grado di affrontare coerentemente il tema della progettazione carceraria, cui si affianca l’insensibilità politica e della cultura architettonica al tema e la farraginosità burocratica.

La vicenda progettuale del carcere di Nola è emblematica in tal senso; ripercorrerne la vicenda progettuale consente di chiarire la fondatezza di tali affermazioni.

Il progetto al quale si fa riferimento nell’intervista è quello del bando ministeriale per la costruzione del nuovo istituto penitenziario di Nola (Napoli) del 2017, elaborato dagli uffici tecnici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap).

Nelle intenzioni il nuovo istituto doveva essere il primo in Italia scaturito da quanto pensato e stabilito dai tecnici del Tavolo n.1 degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale ” Spazio della pena: Architettura e Carcere” nel 2015; un tavolo composto da architetti (tra i quali lo scrivente), operatori penitenziari e della Giustizia – coordinato dall’Architetto Luca Zevi – chiamati dall’allora Ministro della Giustizia Andrea Orlando per individuare interventi architettonici negli istituti esistenti e per elaborare nuove configurazioni degli spazi della pena in linea con le istanze internazionali più progredite in materia di trattamento penitenziario.

Quel progetto ministeriale palesò sin da subito una netta discontinuità rispetto alle indicazioni del Tavolo N.1, caratterizzandosi negativamente in termini di localizzazione, capienza e soluzioni architettoniche.

Gli stessi elementi di negatività furono rilevati e stigmatizzati in occasione del dibattito che si tenne il 22 marzo 2017 presso l’Università degli studi di Roma Tre dal titolo “Spazio della pena e architettura carceraria, il caso Nola dopo gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale”, alla presenza, tra gli altri, dell’allora Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri.

Lo stesso Sottosegretario in quella sede prese atto e ammise che nel caso del Progetto del carcere di Nola, era venuto a mancare il rispetto delle linee guida e degli indirizzi fondamentali previsti per quel tipo di struttura.

In quella circostanza lo stesso rappresentante dell’Ordine degli Architetti di Roma evidenziò giustamente anche l’errata scelta dell’Amministrazione penitenziaria, la quale, invece di bandire un concorso di idee progettuali, preferì ricorrere ad una gara più sbrigativa, sostanzialmente basata su di una offerta tecnica ed economica al ribasso.

Nonostante tutto, oggi come allora, quel progetto continua da qualcuno ad essere decantato pur contraddicendo i contenuti del lavoro portato avanti dall’apposito tavolo ministeriale.

L’attuale Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, succeduto all’On. Andrea Orlando, sembrerebbe aver sconfessato quel progetto esprimendo l’intenzione di annullarne la realizzazione.

L’iter procedurale per la realizzazione di quell’opera, in carico al Provveditorato Regionale delle O.O.P.P della Campania, avviato nel 2014, però non risulterebbe al momento interrotto.

Lo stato di sovraffollamento cronico delle nostre carceri, tutt’ora presente e ulteriormente aggravato dalle drammatiche circostanze del Coronavirus, la cui soluzione sarebbe riconducibile alla realizzazione pressoché immediata di almeno 10.000 posti letto (singoli), richiederebbe ben altre risposte e tempistiche, ma anche apporti culturali.

Alle le vicende descritte potremmo attribuire senza tema di smentita, l’espressione “Miseria delle nostre carceri”, che, con riferimento allo stato materiale delle infrastrutture penitenziarie del nostro paese, il Presidente Giorgio Napolitano a Camere riunite nel 2013 proferì, a seguito della nota condanna della Corte europea dei diritti umani, per violazione, da parte dell’Italia, dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani (Cedu).

*Cesare Burdese, architetto libero professionista. Animatore del dibattito nazionale sull’Architettura penitenziaria, svolge attività didattica seminariale sul tema. È l’autore del progetto della Riorganizzazione spaziale dell’istituto Penale Minorile Ferrante Aporti di Torino, del progetto Nuovo Istituto detentivo della Repubblica di San Marino, dell’Istituto detentivi Icam di Torino, del Giardino degli incontri parentali dalla C.C. di Vercelli, degli arredi “Spazi Gialli” per le sale di attesa nelle carceri italiane. È l’autore delle Linee Guida e Spunti progettuali per il Nuovo Carcere di Bolzano nell’ambito della ricerca Caritas Diocesi di Bolzano e Bressanone “Dentro le mura, fuori dal carcere”. È stato componente della Commissione del Ministero della Giustizia italiano per l’elaborazione degli interventi in materia penitenziaria del (nomina del Ministro della Giustizia con Decreto 13 giugno 2013), è stato membro del Tavolo Tecnico N.1 Gli spazi della pena: Architettura e Carcere degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale (2015). (Ristretti Orizzonti)