Iniziative per contrastare l’introduzione illecita di telefoni cellulari nelle carceri e per aumentare la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria

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Camera dei Deputati seduta del 28 luglio interrogazioni rivolte al ministro della giustizia per chiedere quali iniziative per contrastare l’introduzione illecita di telefoni cellulari nelle carceri e per aumentare la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria

Interrogazioni    SILVESTRONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:    l’11 maggio 2020 si è appreso dalla stampa che, durante una delle ordinarie perquisizioni effettuate, gli agenti di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Velletri hanno rinvenuto un telefonino completo di scheda telefonica tenuto ben nascosto dentro una delle scatole dei punti luce situati nella saletta ricreativa del nuovo padiglione. Non solo, sempre durante le consuete operazioni di controllo all’interno delle celle, sono stati trovati alcuni grammi di hashish;    il 12 maggio 2020 si è svolta l’informativa urgente sulla vicenda della nomina del direttore dell’amministrazione penitenziaria nel 2018, nel corso della quale si è ribadita la necessità di garantire sicurezza all’interno dei penitenziari dove, a causa delle sommosse che hanno interessato diversi istituti carcerari, durante l’emergenza COVID, presumibilmente programmate con un traffico di informazioni condivise tramite strumenti di comunicazione illegali, vi sono stati ben 13 morti e diverse evasioni;    nel 2019 sono stati 2.100 i telefoni cellulari sequestrati nel corso di perquisizioni o attività di controllo, entrati nelle carceri con troppa facilità e spesso a causa dei detenuti in semilibertà o in permesso, come nel caso recente di Velletri, dove l’operazione di ritrovamento del cellulare è avvenuta nelle sezioni del nuovo padiglione dove sono ristretti una parte dei detenuti lavoranti. Cellulare, come detto, ben nascosto dentro una delle scatole dei punti luce situati nella saletta ricreativa del nuovo padiglione;    si legge nella relazione conclusiva della Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere della XVII legislatura: «Se non si interrompessero, soprattutto per le organizzazioni mafiose di tipo verticistico, i contatti delittuosi di taluni detenuti “qualificati”, lo stato detentivo dei soggetti per i quali ricorrono “gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica” ed “elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con un’associazione criminale” si rivelerebbe un fattore neutro per le associazioni criminali, che continuerebbero a operare normalmente, perfino per le questioni di “straordinaria amministrazione”, così vanificando gli sforzi compiuti nella lotta alle mafie e le stesse finalità della pena»;    la pericolosità delle libere comunicazioni di un detenuto con il mondo esterno potrebbe essere la causa di ulteriori reati, sia all’interno che all’esterno del carcere, soprattutto se si tratta di particolari tipologie di detenzione, come quella regolamentata dal 41-bis, con un regime speciale pensato in passato come il carcere «impermeabile» per i mafiosi, adesso, di fatto, diventato permeabile;    la possibilità di comunicare tramite strumenti come i telefoni cellulari, pregiudica, inoltre, la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria, per i quali il bilancio delle aggressioni risulta direttamente proporzionale al sovraffollamento, e, in particolare, preoccupa il sovraffollamento e la carenza organica negli istituti penitenziari della regione Lazio, ai quali va aggiunta l’inadeguatezza delle strutture e della cronica carenza di personale –:    se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda adottare iniziative per garantire urgentemente che non possano penetrare strumenti di comunicazione illegali all’interno delle carceri e, al contempo, aumentare la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria, in particolar modo per quelli in servizio presso il carcere di Velletri. (3-01540)  

  ASCARI e SABRINA DE CARLO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:    negli ultimi mesi si sono susseguite sulla stampa preoccupanti notizie relative all’introduzione e all’utilizzo illeciti di telefoni cellulari all’interno delle carceri italiane;    alcune di queste assumono gravità inaudite, come il caso di Giuseppe Gallo, detto «Peppe o’ pazzo», detenuto nel carcere di Parma in regime detentivo speciale dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario, cosiddetto carcere duro, il quale è stato sorpreso nel dicembre 2019 con 3 telefoni cellulari che utilizzava quasi quotidianamente;    il caso sopra descritto non è un evento isolato;    più recentemente, a maggio 2020, alcuni detenuti della casa circondariale avellinese hanno pubblicato su un social network video e immagini delle proprie celle con dediche e saluti a parenti e amici;    sempre a maggio 2020, all’interno del carcere bolognese della Dozza, un’avvocata, durante un colloquio, ha tentato di passare a un detenuto un involucro contenente due smartphone con caricabatterie e schede sim, prontamente fermata dagli agenti della polizia penitenziaria;    ad aprile 2020, un drone con a bordo sei telefoni cellulari, varie sim e caricabatterie, diretto nel cortile dei passeggi del reparto detentivo S2 nel carcere di Secondigliano, è stato bloccato dalla polizia penitenziaria;    quanto sopra descritto rappresenta una situazione allarmante nelle carceri italiane, che rischia anche di vanificare le restrizioni imposte dal regime detentivo speciale del 41-bis e il lavoro faticosamente portato a termine dalle forze dell’ordine italiane;    in mancanza di azioni urgenti e concrete, lo stesso sistema detentivo italiano subirebbe un gravissimo vulnus, sia in termini pratici che d’immagine –:    se non intenda attivarsi, con la massima urgenza, al fine di adottare tutte le iniziative volte a impedire l’introduzione e l’uso illeciti di telefoni cellulari o altri mezzi idonei a comunicare con l’esterno, inclusa la possibilità di impiegare dispositivi tecnologici che possano schermare il segnale della telefonia mobile nelle strutture detentive italiane o in parte di esse;    se non intenda valutare la possibilità di adottare iniziative normative al fine di punire penalmente l’introduzione e l’uso illeciti, all’interno delle carceri, di mezzi idonei a comunicare con l’esterno. (3-01578)