Il ministro Bonafede in Senato: “Per il Governo la giustizia è vera priorità”

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Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha svolto la relazione nell’Aula di Palazzo Madama, affrontando il tema delle carceri e delle riforme della giustizia, in relazione alle due mozioni di sfiducia presentate nei suoi confronti.

In merito alla gestione dell’emergenza sanitaria nelle carceri causata dall’epidemia di Coronavirus il Guardasigilli ha chiarito che “il piano per la prevenzione e il contrasto del contagio, non solo c’era, ma, almeno fino a questo momento, ha anche funzionato. L’obiettivo è stato subito chiaro: la tutela della salute non solo di coloro che lavorano e vivono all’interno delle carceri, ma anche della collettività tutta, nell’evitare che eventuali focolai potessero aggravare le difficoltà del sistema sanitario in quel momento già drammaticamente sovraccarico”.

Sulla questione delle scarcerazioni Bonafede ha spiegato che le norme che hanno consentito a condannati per mafia di uscire dal carcere “non sono in alcun modo riconducibili all’attività mia o di questo governo. I giudici hanno applicato leggi vigenti nella migliore delle ipotesi da più di 50 anni e che nessuno aveva mai cambiato. Grazie al secondo decreto antimafia nel giro di due settimane tutti i condannati o imputati per reati gravi scarcerati per motivi di salute legato a rischio Covid – che non sono 497 bensì 256 – tornano davanti al giudice alla luce del mutato quadro sanitario della Fase 2″.

Durante la sua relazione al Senato il ministro Bonafede ha anche aggiunto che “grazie alla collaborazione con la Protezione civile e con gli altri ministeri competenti sono stati assunti, in via straordinaria, 1000 operatori sanitari per le carceri. Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus sono stati immessi anticipatamente in ruolo 1100 nuovi agenti di polizia penitenziaria, in due anni, circa 3.900 agenti”.

Il Guardasigilli ha fatto riferimento ad altri impegni per migliorare il settore della giustizia: “Altro fondamentale progetto di riforma è quello del Consiglio Superiore della Magistratura, a tutela dell’autonomia, ma anche dell’autorevolezza e del prestigio dell’istituzione”.

Le due mozioni di sfiducia, una presentata dal Centrodestra (160 No, 131 Sì e un astenuto) e l’altra da +Europa (158 No, 124 Sì, 19 astenuti), sono state respinte dall’Aula del Senato.