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Audizione di Bonafede in commissione Giustizia alla Camera

Alfonso Bonafede ha svolto in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati l’audizione sulla situazione nelle carceri a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid 19 e sui recenti provvedimenti di scarcerazioni disposti dalla magistratura di sorveglianza.

Con l’obiettivo di contenere il rischio di contagio all’interno delle strutture di pena, il Guardasigilli ha ricordato la sospensione, già dall’8 marzo, dei colloqui di persona dei detenuti, e la loro sostituzione con modalità di colloquio a distanza: “E’ stata garantita la dotazione tecnologica necessaria e sono stati acquistati 1600 smartphone, oltre ad altrettanti telefoni cellulari con fornitura in via di completamento”.

Per sostenere il personale di polizia penitenziaria o civile obbligato alla “quarantena”, sono state adottate diverse misure come l’attivazione di reti Wi-Fi gratuite e l’erogazione di un sussidio economico per il personale che ha contratto il virus.

Il ministro della Giustizia ha anche spiegato che grazie alla sinergia con la Protezione Civile, sono state installate 145 tensostrutture agli ingressi degli istituti penitenziari, per permettere il controllo dei detenuti in entrata.

In tema di sovraffollamento la relazione di Bonafede ha specificato che alla data del 2 marzo 2020 (picco massimo) la popolazione carceraria era di 61.235 reclusi, mentre alla data del 12 maggio 2020 risultano in carico agli istituti di detenzione 53.524 persone, di cui 52.712 effettivamente presenti”.

Il ministro ha anche fornito i numeri dei contagi nelle strutture penitenziarie: “Per quanto concerne il personale in servizio, sono, al 12 maggio, 204 i soggetti positivi, di cui 28 tra il personale sanitario, 6 tra il personale amministrativo e 170 con riferimento alla Polizia Penitenziaria. I guariti sono 116 e purtroppo devono essere segnalati due decessi”.

Soffermandosi sulla questione delle scarcerazioni il Guardasigilli ha aggiunto che sono “498 i detenuti (di cui 4 relativi al regime 41 bis) non più ristretti negli istituti penitenziari. Di questi, 253 in attesa di giudizio sono agli arresti domiciliari, 195 in detenzione domiciliare, 35 affidati al servizio sociale”.

Per Bonafede “la lotta alla mafia è prioritaria nell’azione del Governo ed è per questo che con il decreto legge n. 29, abbiamo previsto che le scarcerazioni motivate da esigenze di carattere sanitario siano rivalutate alla luce del nuovo contesto epidemiologico”. Il decreto prevede anche che la valutazione sia effettuata “immediatamente”, nel caso in cui il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria comunichi la disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta adeguati alle condizioni di salute del detenuto. Proprio a tal proposito il Guardasigilli ha ricordato come già martedì scorso “uno dei soggetti ammessi alla detenzione domiciliare ha visto revocata la misura ed è rientrato presso l’istituto di pena”.