In carcere «solo» 430 detenuti: mai così pochi dal 2007

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Foggia, in carcere «solo» 430 detenuti: mai così pochi dal 2007

Sono gli effetti-benefici della grande fuga di massa di due mesi fa. In 72 scapparono: i 71 riacciuffati e altri 107 reclusi coinvolti nella rivolta, furono trasferiti in altri penitenziari

FOGGIA – Continua a produrre anche effetti… benefici la maxi-evasione dal carcere di Foggia del 9 marzo – una delle più clamorosa della storia dei penitenziari italiani visto che 72 detenuti scapparono – se si pensa che i problemi di sovraffollamento della casa circondariale del capoluogo dauno sono tutt’ora in buona parte risolti. Lo dicono i numeri: la popolazione carceraria dai 600 e passa reclusi rinchiusi nella struttura al rione delle Casermette il giorno della fuga di massa, è scesa alle 430 presenze registrate a fine aprile, a fronte di una capienza ottimale di 365 posti nelle 220 celle del carcere di Foggia. Sono i dati ufficiali del Dap, dipartimento amministrazione penitenziaria.

Il calo delle presenze è presto spiegato: dei 72 evasi, 71 sono stati riacciuffati (più della metà nelle ore immediatamente successive alla fuga) e/o si sono costituiti, e tutti sono stati trasferiti in altre carceri d’Italia. Inoltre il 12 marzo, tre giorni dopo l’evasione di massa, 250 agenti di polizia penitenziaria (mentre 150 tra carabinieri, finanzieri e poliziotti circondarano il carcere e bloccarono le strade) si occuparono del trasferimento in massa in altri penitenziari di n 107 detenuti ritenuti coinvolti in quella che era nata come una protesta per le limitazioni ai colloqui con i parenti imposte da un decreto del Governo per fronteggiare l’emergenza coronavirus. La protesta iniziata in alcune reparti penitenziari e che coinvolse poi detenuti al passeggio che usufruivano dell’ora d’aria, era sfociata in una rivolta senza precedenti nei 42 anni di vita del carcere del rione Casermette. La sommossa – sulla quale si attendono gli esiti dell’inchiesta avviata dalla Procura per i reati di evasione, resistenza, danneggiamento, incendio, rapina – aveva coinvolto alcune centinaia degli oltre 600 detenuti rinchiusi a Foggia la mattina del 9 marzo, con danneggiamenti; incendi in uffici e locali; tentativo di irruzione nell’abitazione del direttore; decine di reclusi saliti sui tetti a gridare slogan per invocare amnistia e indulto; e soprattutto la fuga di massa dal cancello principale di 72 reclusi. I video dell’evasione di massa, girati da telecamere della zona e cittadini privati, hanno fatto il giro d’Italia.

Il trasferimento da Foggia dei 71 evasi riportati in cella e quello di massa di ulteriori 107 detenuti, fece scendere la popolazione carceraria a 430 unità, numeri ora confermati a distanza di 2 mesi dall’evasione. Se fino al 9 marzo la casa circondariale del capoluogo dauno era il secondo penitenziario più affollato degli 11 pugliesi (in cima c’è Lecce con oltre mille carcerati), adesso è sceso al terzo posto, sorpassato da Taranto con 570 reclusi. Al 30 aprile, i numeri del Dap dicono che a Foggia c’erano 430 detenuti, di cui 21 donne e 81 stranieri: a Lucera erano 172 di cui 50 stranieri, a fronte di una capienza ottimale di 135 posti; a San Severo erano 83, di cui 15, mentre la capienza ottimale è di 62 unità. Si tratta della cifra più bassa di detenuti rinchiusi a Foggia negli ultimi 13 anni.

Fu nel 2007 infatti che grazie agli effetti prolungati dell’indulto votato dal Parlamento nel maggio 2006, la struttura si svuotò e rimasero «soli» 380 detenuti, ossia un numero quasi pari a quello della capienza ottimale di 365 posti. Poi col passare dei mesi, i problemi di sovraffollamento si ripresentarono sino ad arrivare ad una media di 750 detenuti, con punte di 780, nel 2012/2013. Tant’è che per rimarcare la situazione drammatica delle carceri pugliesi in quegli anni, il procuratore generale della corte d’appello di Bari citò proprio il caso limite di Foggia nella relazione diffusa in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Tra il 2015/2018 si assistette a un calo delle presenze in virtù dello «svuotacarceri» votato in Parlamento: incentivazione degli arresti domiciliari; sconti di pena per buona condotta passati da 45 a 75 giorni per semestre; possibilità di scontare l’ultimo periodo di pena ampliata da 12 a 18 mesi. E infatti la popolazione carceraria oscillò tra le 490 e le 560 presenze: a marzo 2018 si toccò la cifra più bassa con 468 detenuti. Poi il nuovo aumento che negli ultimi due anni ha visto superare costantemente quota 600 detenuti, con punte sino a 650. Sino alla grande fuga del 9 marzo scorso. (Lagazzettadelmezzogiorno)