Rivolte negli istituti penitenziari italiani, interpellanza parlamentare..

Ultim' ora

Rivolte negli istituti penitenziari italiani, interpellanza parlamentare

Camera Dei Deputati ,interpeallanza rivolta al  Ministro della giustizia, ed al Ministro dell’interno  presentata degli  Onorevoli Delmastro Delle Vedove, Galantino, Rotelli, Deidda, Butti, Varchi, Prisco, Lucaselli, Osnato, Ferro, Ciaburro, Mantovani, Donzelli, Montaruli sulle rivolte scoppiate negli istituti penitenziari italiani agli inizi di marzo.

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, il Ministro dell’interno, per sapere –

premesso che:

 ai primi di marzo 2020 sono scoppiate violentissime e apparentemente coordinate rivolte negli istituti penitenziari italiani; le motivazioni vertevano sulle sospensione dei colloqui familiari e sulla paura del contagio da coronavirus; la magnitudine e l’intensità delle rivolte sono testimoniate dal numero dei feriti, dei morti e dall’importo di 20 milioni di euro che il Governo ha stanziato per i primi interventi di recupero; è serpeggiata l’idea che ad alimentare le rivolte fosse la criminalità organizzata; l’ipotesi di una regia occulta, avallata dalla contestualità delle rivolte, è stata avanzata anche da Nicola Gratteri; l’ipotesi è stata seguita da diverse procure d’Italia che hanno aperto fascicoli sulle rivolte in cui sono confluite informative del Nucleo investigativo centrale – il reparto speciale della polizia penitenziaria che si occupa di criminalità organizzata – e del Gom, il gruppo operativo mobile. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano del 4 aprile 2020 vi sarebbero 9 rapporti top secret; nel predetto articolo si aggiunge che esperti investigatori avrebbero confidato che le rivolte non possono non essere state « coordinate » dall’esterno e dalle organizzazioni criminali; ad avallare le conclusioni sulla regia occulta, Gratteri suggeriva di « schermare le carceri ai segnali telefonici », aggiungendo « non è un caso che le rivolte scoppino contemporaneamente a migliaia di chilometri di distanza. Com’è possibile altrimenti che alle 10 del mattino scoppi una rivolta a Foggia e nello stesso tempo a Modena ? »; è da rilevare un’altra inquietante coincidenza atteso che il primo carcere ad entrare in rivolta è stato quello di Salerno il 7 marzo, poi quello Napoli, poi quello di Roma: la medesima consecutio – Salerno, Napoli, Roma – è stata seguita negli anni ’70 per il nuovo ordinamento penitenziario; altro elemento convergente in ordine alla regia occulta delle rivolte è rappresentato da chi materialmente ha condotto le ribellioni: a Foggia, dove si è registrata probabilmente la rivolta più sanguinaria, con decine di evasioni, è stato osservato che i detenuti più turbolenti sono stati quelli « dei terzi letti », cioè quelli più pericolosi e quindi più autorevoli; secondo tale ricostruzione, le rivolte erano dunque finalizzate ad alimentare la discussione su indulti, amnistie e provvedimenti che avrebbero potuto alleggerire il carcere anche per gli uomini della criminalità organizzata; il 17 marzo 2020 è entrato in vigore il decreto « Cura Italia » con la disposizione di cui all’articolo 123, che prevede che la pena detentiva di 18 mesi, anche se parte residua di maggior pena, sia eseguita presso il domicilio per fronteggiare l’emergenza coronavirus; la disposizione escludeva i mafiosi, ma introduceva quello che appare agli interpellanti il pericoloso indimostrato e falso nesso di causalità fra il rischio di contagio e lo stato di detenzione di cui avrebbero beneficiato anche i mafiosi; i membri del Csm Ardita e Di Matteo in Csm esprimevano voto contrario in relazione al predetto provvedimento; Di Matteo avvertiva che le disposizioni eliminavano tra le condizioni ostative alla concessione dei domiciliari « il pericolo di fuga e la reiterazione del reato », creando un « automatismo che potrebbe prescindere dalla valutazione del magistrato di sorveglianza » e che, in relazione alle rivolte, « la concessione di un beneficio in maniera indiscriminata rischia di apparire un cedimento dello Stato al ricatto di chi ha organizzato le rivolte nelle carceri », dietro le quali ci sono « organizzazioni criminali »; in data 21 marzo 2020 circolare del Dap – conseguenziale all’improvvido provvedimento di cui all’articolo 123 del cosiddetto « Cura Italia » – imponeva a tutti i direttori degli istituti penitenziari d’Italia di « comunicare all’autorità giudiziaria con la massima solerzia » eventuali condizioni di salute che sconsigliassero la prosecuzione della deten zione, con ciò nuovamente assumendo il falso assioma della correlazione fra detenzione e contagio; gli interpellanti con interrogazione del 5 aprile 2020 precisavano che l’articolo 123 si sarebbe tradotto in uno « svuota carceri » e che avrebbe « dispiegato la sua influenza ben oltre il perimetro assegnato dal legislatore, con ogni e più evidente effetto in termini delle decisioni della magistratura di sorveglianza »; successivamente, la cronaca ha raccontato quasi quotidiane scarcerazioni di mafiosi determinate dall’emergenza coronavirus; in successiva intervista a Il Fatto Quotidiano il membro del Csm Ardita precisava che « il nesso di causalità, indimostrato, tra carcere e contagio del virus ha trovato spazio in un provvedimento del Governo ed è stato semplice trasferire questo concetto in una circolare del Dap che lo ha fatto proprio lanciando l’allarme sui nessi tra patologie pregresse e infezione », aggiungendo che « i mafiosi hanno beneficiato di un effetto domino nei procedimento per incompatibilità carceraria dal provvedimento del “Cura Italia” » –:

quante e quali rivolte negli istituti penitenziari siano emerse a seguito dell’emanazione del decreto-legge « Cura Italia » e con quale grado di coordinamento; se sia stato registrato un fenomeno di drastico calo delle rivolte dopo l’emanazione delle disposizioni di cui all’articolo 123 del cosiddetto decreto « Cura Italia » e della successiva circolare del Dap; se siano state avviate indagini amministrative, per quanto di competenza, e quale ne sia lo stato, in ordine alla possibile regia occulta delle rivolte nelle carceri. (2-00775) «

Delmastro Delle Vedove, Galantino, Rotelli, Deidda, Butti, Varchi, Prisco, Lucaselli, Osnato, Ferro, Ciaburro, Mantovani, Donzelli, Montaruli ».