Iniziative volte alla tutela della salute all’interno delle carceri nell’ambito dell’emergenza COVID19, a favore del personale della polizia penitenziaria e dei detenuti

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In aula alla Camera si sono tenute le interrogazioni a risposta scritta  rivolte al ministro Bonafede di seguito l’interrogazione del Deputato Lucia Annibali la replica del Ministro

PRESIDENTE. La deputata Lucia Annibali ha facoltà di illustrare l’interrogazione Boschi ed altri n. 3-01390 (Vedi l’allegato A), di cui è cofirmataria.

Prego, collega Annibali. LUCIA ANNIBALI (IV). Grazie, Presidente.

Ministro, la possibilità che un istituto penitenziario diventi un focolaio è un rischio estremamente concreto, che il Paese non si può permettere. L’impressione, non solo nostra, è che una situazione così delicata non sia stata gestita in modo adeguato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Per questo, come Italia Viva, torniamo a chiedere le dimissioni del capo del DAP. Vi sono operatori che vivono una situazione di forte ansia, dovuta alla mancanza di dispositivi di protezione individuale, permangono difficoltà nell’uso della piattaforma Skype, che oggi sostituisce i colloqui diretti tra detenuti e familiari. L’Unione delle Camere penali la interroga da giorni, senza ricevere risposta. E, allora, di fronte a tutto ciò, non è un caso che dalla Polizia penitenziaria ai medici che operano nelle carceri, agli operatori del diritto, all’ANM, oggi CSM, tutti ritengono inadeguati i provvedimenti da lei assunti. Le chiediamo, signor Ministro, scelte chiare e lungimiranti per la tutela dei detenuti e degli agenti della Polizia penitenziaria e del personale tutto che opera nelle carceri.

PRESIDENTE. Il Ministro Alfonso Bonafede ha facoltà di rispondere. P

rego, signor Ministro. ALFONSO BONAFEDE, Ministro della Giustizia. Grazie,

 Presidente. Nel rispondere all’interrogazione in oggetto ovviamente richiamo il contenuto delle precedenti risposte. Ci tengo a fare alcune specificazioni in merito ad alcune critiche sollevate dagli interroganti, facendo una premessa per me fondamentale: è per me un immenso onore poter ringraziare, ancora una volta, la Polizia penitenziaria, per il lavoro che tutti i giorni porta avanti nell’ombra; donne e uomini che amano il nostro Paese e lo servono in condizioni difficilissime; e permettetemi, altresì, di ringraziare tutti i provveditori, direttori, educatori e operatori che ogni giorno sono in prima linea in un mondo difficile come quello penitenziario. Per quanto concerne i presidi di protezione forniti al personale, ci tengo a riferire che, nella iniziale esiguità delle scorte per affrontare l’emergenza sanitaria a livello nazionale, il Ministero, tramite l’amministrazione penitenziaria, si è sin da subito attivato al fine di dotare tutti gli operatori penitenziari, in primis coloro che espletano servizio all’interno delle sezioni detentive, delle mascherine e dei guanti. Alla data del 19 marzo, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha consegnato ai provveditorati regionali quasi 200 mila mascherine – per l’esattezza, 199.127 -, nonché circa 770 mila guanti di gomma monouso. Lunedì scorso sono state richieste al comitato operativo del Dipartimento della protezione civile altre 150 mila mascherine di tipo chirurgico, da distribuire agli istituti penitenziari e, inoltre, il Dipartimento sta già impiegando il massimo sforzo al fine di agevolare la produzione delle mascherine negli stessi istituti previdenziali grazie al lavoro dei detenuti. Allo stato attuale, la capacità produttiva si attesta intorno alle 8 mila mascherine chirurgiche al giorno che, dopo le necessarie validazioni, potranno rappresentare un evidente incremento della dotazione. Ribadisco adesso che si registra, nelle prime tre settimane di marzo, una riduzione della popolazione detenuta in carcere, passata dai 61.235 ai 58.592 effettivi nelle camere detentive. Quando si interviene in una materia così delicata è importante monitorare attentamente l’effetto delle misure adottate, per valutarne il relativo impatto. Inoltre, è stato disposto che vengano eseguite nei confronti dei ristretti in carcere tutte le misure di carattere sanitario relative ai casi di contagio o di sospetto contagio; in tali casi, i detenuti vengono immediatamente visitati e isolati, secondo le disposizioni dei sanitari, in apposite stanze di pernottamento individuate dalle direzioni o trasferiti in strutture sanitarie. Alla data di oggi, risultano contagiati, su tutto il territorio nazionale, quindici detenuti. Quanto alla circolare del 13 marzo 2020 a cui facevano riferimento gli interroganti, ad oggi superata da quella del 20 marzo, essa implementava semplicemente quanto disposto dal decreto-legge n. 14 del 2020; in ogni caso, ribadisco, è tuttora superata.