Chiarimenti in merito al numero dei detenuti che potranno usufruire della detenzione domiciliare in virtù delle disposizioni previste per il contenimento dell’emergenza COVID -19, nonché in ordine al numero dei cosiddetti braccialetti elettronici a disposizione dell’amministrazione penitenziaria

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In aula alla Camera si sono tenute le interrogazioni a risposta scritta  rivolte al ministro Bonafede di seguito l’interrogazione del Deputato Morrone e la replica del Ministro

PRESIDENTE. Il deputato Jacopo Morrone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3 -01388 (Vedi l’allegato A). JACOPO MORRONE (LEGA).

 Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, 27 istituti penitenziari in tutt’Italia messi a ferro e fuoco dai disordini negli scorsi 7, 8 e 9 marzo, con 6 mila detenuti coinvolti, oltre 35 milioni di euro di danni stimati, oltre 60 agenti della polizia penitenziaria feriti, circa 72 evasi e, grazie al lavoro delle forze dell’ordine, ridotti a soli tre, di cui ancora un omicida, e 13 detenuti morti per overdose. Questo è lo scenario di guerra che ha coinvolto le carceri italiane in un momento di grave emergenza per il Paese e il dato non è casuale, Ministro. È un braccio di ferro con lo Stato che ha risposto con la resa, con un Governo dove il Ministro della Giustizia ha risposto con l’articolo 123 del decretolegge n. 18, cosiddetto “cura Italia”, varato lo scorso 17 marzo, ovvero una sorta di svuota carceri mascherato che consente a spacciatori, rapinatori, ladri e truffatori il beneficio della detenzione domiciliare. Di qui il question time in oggetto, per chiederle quanti e quali detenuti possono ottenere il beneficio della detenzione domiciliare, se siano già disponibili i braccialetti elettronici e con quali costi.

PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha facoltà di rispondere.

ALFONSO BONAFEDE, Ministro della Giustizia. Grazie, Presidente. L’articolo 123 del decreto-legge n. 18 del 2020 si inserisce in un quadro molto ampio di interventi, su cui mi concentrerò nelle altre odierne risposte, che hanno l’obiettivo di tutelare dall’emergenza Coronavirus coloro che lavorano e vivono dentro le carceri. In un momento come quello che sta vivendo il nostro Paese è particolarmente importante fornire ai cittadini informazioni corrette. Per questo dobbiamo ricordare che la norma approvata da questo Governo riprende, snellendolo per un periodo limitato, un meccanismo introdotto in Italia dalla legge n. 199 del 2010, una legge votata dall’allora Lega Nord e dall’allora Popolo delle Libertà, con cui si dava e si dà tutt’oggi al detenuto la possibilità di passare dal carcere alla detenzione domiciliare se deve scontare una pena residua di dodici mesi, successivamente aumentati con altra legge a diciotto. È una procedura, quella prevista dalla legge del 2010, su cui bisognava intervenire viste le risorse limitate e l’emergenza sanitaria in corso. Sia chiaro: io ho assoluto rispetto delle posizioni anche molto critiche dell’opposizione. Mi limito a constatare, però, che siamo di fronte a due leggi che condividono la medesima logica di fondo. Dunque, devo dedurre che, secondo gli interroganti, nel 2010 senza alcuna emergenza sanitaria andava bene; oggi, che la Lega è all’opposizione, non va più bene e sarebbe addirittura, sempre secondo quanto espongono gli interroganti, un indulto mascherato. Aggiungo che la legge n. 199 del 2010 e successive modifiche, che per comodità chiameremo legge PdL-Lega Nord, ha permesso nei primi tre anni a circa 9 mila detenuti in carcere di passare alla detenzione domiciliare. Il numero degli effettivi destinatari della nuova legge, invece, tra i 6 mila detenuti circa non condannati per reati cosiddetti ostativi e con pena residua fino a diciotto mesi, oggi già tutti potenzialmente destinatari della precedente n. legge 199 del 2010, dipenderà da diversi requisiti e variabili, come, per esempio, il domicilio idoneo, che dovranno essere accertati dalla magistratura in virtù di un procedimento certamente più semplice. A sette giorni dall’entrata in vigore del decreto, fornire qualsiasi altra previsione numerica futura, addirittura divisa per reati, al Parlamento italiano sarebbe certamente scorretto. Possiamo soltanto dire che, ad oggi, circa cinquanta detenuti risulta abbiano beneficiato della misura di cui all’articolo 123. Ricordo che, a differenza della legge PdL-Lega Nord, adesso è previsto l’uso del braccialetto elettronico per coloro che devono scontare una pena superiore ai sei mesi, sono esclusi i condannati per corruzione, maltrattamenti in famiglia o stalking, così come vengono esclusi esplicitamente tutti i detenuti che abbiano subìto nell’ultimo anno sanzioni disciplinari per comportamenti gravi o che abbiano partecipato alle rivolte degli inizi di marzo. Dunque, non c’è alcun premio per i rivoltosi ed è grave soltanto pensarlo. Infine, dalle interlocuzioni – ho concluso, Presidente – con il Ministero dell’Interno, emerge fino al 15 maggio l’effettiva disponibilità di 2.600 braccialetti elettronici da installare in via progressiva settimanalmente che non hanno costi ulteriori, in quanto compresi nel contratto triennale siglato nel 2018, per un valore complessivo di 23 milioni di euro. Prima dell’approvazione del decreto ho voluto informare personalmente le opposizioni. Auspico sinceramente che, in questo momento di grande difficoltà, possiamo abbandonare le polemiche e, nel rispetto delle relative posizioni, concentrarci su uno sforzo comune.

PRESIDENTE. Il deputato Jacopo Morrone ha facoltà di replicare.

Prego, onorevole. JACOPO MORRONE (LEGA). Grazie, signor Ministro. Non c’è bisogno di dirle che la sua risposta non solo è insoddisfacente, ma addirittura offende l’intelligenza degli italiani, signor Ministro. È evidente a tutti che queste rivolte hanno avuto una regia e uno scopo ben preciso, e che l’obiettivo prefissato è stato raggiunto grazie alla miopia del Governo Conte e alla sua chiusura nei confronti delle nostre proposte. Non posso essere d’accordo con un Governo che consentirà a migliaia di detenuti di ottenere una premialità a cui non avrebbero avuto diritto, ma di cui potranno godere, mentre lo stesso Governo mette in reclusione e commina sanzioni durissime a persone perbene. Non posso essere d’accordo con un provvedimento “svuota carceri” di cui potranno usufruire detenuti che non hanno seguito il percorso riabilitativo, che presentano segnali di possibile pericolo di fuga o, addirittura, di reiterazione del reato, Ministro. Non posso essere d’accordo con questa beffa per gli italiani onesti e per il lavoro, durissimo, delle Forze dell’ordine e della Polizia penitenziaria, che vedranno vanificati i loro sforzi di tutela della sicurezza e di obbedienza alle leggi dello Stato. Non posso essere d’accordo con un Governo che libera detenuti che non ne avrebbero diritto, aumentando, di fatto, i pregiudicati per le strade, con grave pregiudizio della sicurezza collettiva. Non posso essere d’accordo con un Governo che nega mascherine, guanti e strumenti di difesa come il taser agli agenti della Polizia penitenziaria, mentre investe copiose risorse in braccialetti elettronici per consentire a detenuti che non ne hanno diritto di usufruire dei domiciliari. Non posso essere d’accordo con un Governo che consente una libertà incondizionata a migliaia di detenuti e non muove un dito per le migliaia di magistrati onorari che, per il blocco dell’attività giudiziaria, a fine mese non vedranno uno stipendio. Non posso essere d’accordo con un Governo – e chiudo, Presidente – che sta mettendo in gioco l’autorevolezza, la fermezza e la credibilità dello Stato e delle istituzioni, per seguire la strada di chi vuole la libertà incondizionata per migliaia di detenuti, per interesse personale o in chiave ideologica (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)