Standard minimi di sicurezza per la polizia penitenziaria, interrogazioni a risposta immediata…

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Seduta n. 319 di Mercoledì 25 marzo 2020 ,in aula alla Camera il Ministro della giustizia Bonafede rispondera’ alle interrogazioni a risposta immediata .
Tra le interrogazioni quella dei Deputati BOSCHI, ANNIBALI, MIGLIORE, FERRI, VITIELLO, FREGOLENT e D’ALESSANDRO che affrontano la situazione del personale di Polizia Penitenziaria all’interno degli istituti penitenziari


INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

  MORRONE, TURRI, MOLINARI, BISA, CANTALAMESSA, DI MURO, MARCHETTI, PAOLINI, POTENTI, TATEO, ANDREUZZA, BADOLE, BASINI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BENVENUTO, BIANCHI, BILLI, BINELLI, BITONCI, BOLDI, BONIARDI, BORDONALI, CLAUDIO BORGHI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CAPARVI, CAPITANIO, CASTIELLO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, D’ERAMO, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, DONINA, DURIGON, FANTUZ, FERRARI, FOGLIANI, LORENZO FONTANA, FORMENTINI, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GALLI, GARAVAGLIA, GASTALDI, GAVA, GERARDI, GIACCONE, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GIORGETTI, GOBBATO, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUIDESI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LATINI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LIUNI, LOCATELLI, LOLINI, EVA LORENZONI, LOSS, LUCCHINI, MACCANTI, MAGGIONI, MANZATO, MATURI, MINARDO, MOLTENI, MORELLI, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAROLO, PATASSINI, PATELLI, PATERNOSTER, PETTAZZI, PIASTRA, PICCHI, PICCOLO, PRETTO, RACCHELLA, RAFFAELLI, RIBOLLA, RIXI, SALTAMARTINI, SASSO, STEFANI, SUTTO, TARANTINO, TIRAMANI, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, VALBUSA, VALLOTTO, VINCI, VIVIANI, RAFFAELE VOLPI, ZICCHIERI, ZIELLO e ZOFFILI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   l’articolo 123 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, prevede che, fino al 30 giugno 2020, «la pena detentiva viene eseguita, su istanza, presso l’abitazione del condannato o in altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, ove non sia superiore a diciotto mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena», salvo che riguardi alcune specifiche tipologie di detenuti, e che, «salvo si tratti di condannati minorenni o di condannati la cui pena da eseguire non è a superiore a sei mesi, è applicata la procedura di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici resi disponibili per i singoli istituti penitenziari»;

   risulta evidente che la detenzione domiciliare sia subordinata all’effettiva disponibilità del braccialetto elettronico che sarà reso disponibile secondo un particolare programma di distribuzione adottato dal capo dell’amministrazione penitenziaria, d’intesa con il capo del Dipartimento di pubblica sicurezza, con riferimento alla capienza degli istituti di detenzione e alle concrete emergenze sanitarie rappresentate dalle autorità competenti;

   negli ultimi anni l’utilizzo di tali dispositivi ha subito un forte incremento, determinando una scarsa disponibilità degli apparecchi da parte dell’amministrazione, tanto da determinare l’impossibilità nei confronti di numerosi detenuti di accedere ai domiciliari;

   questa detenzione domiciliare appare agli interroganti come un indulto mascherato, posto che la disposizione va a beneficio anche di coloro i quali debbono scontare pene fino a 18 mesi avendo ricevuto, ab origine, pene ben più alte ed occorre stigmatizzare il «messaggio devastante che passa, e cioè che basta fare una rivolta, incendiare letti, devastare carceri, sequestrare poliziotti penitenziari per ottenere un premio. Perché di certo non tutti i rivoltosi sono stati identificati e comunque questo provvedimento giunge esattamente a seguito delle rivolte. È inaccettabile per uno Stato che in un momento così difficile deve mantenere la propria autorevolezza più che mai» –:

   quale sia il numero dei detenuti, suddivisi per tipologia di reati commessi, che potranno usufruire della detenzione domiciliare e quale sia nello specifico il numero esatto dei mezzi elettronici e strumenti informatici (braccialetti elettronici) già a disposizione dell’amministrazione penitenziaria e il costo unitario di acquisto e installazione in opera, così da verificare se siano sufficienti a soddisfare le potenziali richieste.
(3-01388)
(Presentata il 23 marzo 2020)

   BAZOLI, VERINI, BORDO, MICELI, SOVERINI, VAZIO, ZAN, GRIBAUDO, ENRICO BORGHI e FIANO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   l’aggravarsi dell’emergenza COVID-19 pone un serio problema per la tenuta del nostro sistema detentivo, in ragione dei rischi drammatici di una diffusione epidemica in strutture sovraffollate e ristrette come i penitenziari;

   il rischio di contagio non riguarda solo i detenuti, ma interessa anche il personale che negli istituti di pena svolge il proprio lavoro;

   le drammatiche rivolte avvenute nelle scorse settimane, ovviamente da condannare duramente come ogni forma di violenza, hanno potuto trovare terreno fertile nella legittima preoccupazione della popolazione carceraria al riguardo;

   va considerata apprezzabile l’istituzione disposta dal Ministro interrogato di una task force multidisciplinare immediatamente operativa per fronteggiare l’emergenza, tuttavia non si può eludere la necessità di provvedimenti urgenti che contribuiscano a ridurre la pressione dovuta al sovraffollamento;

   le misure adottate dal Governo per iniziare a far fronte all’emergenza sanitaria e al sovraffollamento rappresentano un primo passo per tutelare la salute e la sicurezza della polizia penitenziaria, di chi lavora negli istituti e di chi sta scontando la pena, una risposta la cui efficacia deve però essere attentamente verificata;

   l’articolo 124 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, prevede l’allungamento delle licenze premio dei condannati ammessi al regime di semilibertà;

   l’articolo 123 del citato decreto-legge prevede che, fino al 30 giugno 2020, la pena detentiva possa venire eseguita ai domiciliari, ove non sia superiore a diciotto mesi: vengono in ogni caso esclusi coloro che sono stati condannati per i reati di maggiore allarme sociale, i delinquenti abituali, coloro che hanno avuto sanzioni disciplinari o abbiano preso parte alle rivolte nelle carceri. Inoltre, salvo che si tratti di condannati minorenni o di condannati la cui pena da eseguire non sia superiore a sei mesi, è previsto che la detenzione domiciliare venga accompagnata dall’applicazione di procedure di controllo mediante braccialetti elettronici –:

   considerata la drammaticità della situazione e l’urgenza di adottare misure efficaci per tutelare la salute di tutti gli operatori e dei detenuti stessi, quale sia la platea dei potenziali beneficiari delle misure previste, stante la disponibilità e operatività degli strumenti di controllo, quanti siano i detenuti che ne hanno beneficiato dalla data di entrata in vigore e quali provvedimenti siano stati presi per mitigare gli effetti del blocco dei colloqui visivi.
(3-01389)
(Presentata il 23 marzo 2020)

   BOSCHI, ANNIBALI, MIGLIORE, FERRI, VITIELLO, FREGOLENT e D’ALESSANDRO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   le morti dei detenuti, le evasioni, i danneggiamenti, le aggressioni agli agenti, le proteste dei familiari di queste settimane sono senza precedenti e sono episodi gravissimi, che comportano soluzioni chiare ed efficaci per superare questo momento storico eccezionale;

   in questo contesto appare grave la circolare del 13 marzo 2020, corretta solo dopo circa una settimana, del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che imponeva ai poliziotti penitenziari di continuare a prestare servizio presso le strutture penitenziarie, anche se entrati in contatto con persone probabilmente positive al COVID-19;

   il personale dell’amministrazione penitenziaria, così come i detenuti, non risulta sia ancora stato dotato degli standard minimi di sicurezza, previsti dalle disposizioni normative emanate dal Governo in seguito alla diffusione del contagio;

   da quanto si apprende nessuna distribuzione di guanti e mascherine è stata ad oggi eseguita e quanto stabilito nella circolare del 20 marzo 2020 circa il programma di loro distribuzione appare del tutto aleatorio ed indeterminato;

   non è stato previsto alcun efficace programma di decongestionamento degli istituti penitenziari, che soffrono ormai da tempo di un reale problema di sovraffollamento. La recente pubblicazione dei dati dell’associazione Antigone evidenzia che si è tornati ai livelli drammatici di sovraffollamento con un tasso del 119,8 per cento, così come il rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura evidenzia che il nostro Paese è al limite della soglia consentita dalla «sentenza pilota» nel caso Torreggiani contro l’Italia;

   le disposizioni previste dal decreto-legge n. 18 del 2020 appaiono insufficienti e di difficile applicazione, stante ancora la scarsa disponibilità dei braccialetti che rende inefficace le disposizioni ivi contenute; non è chiaro, inoltre, il numero effettivo di detenuti che potranno beneficiare delle disposizioni contenute nel decreto-legge menzionato;

   sembra molto difficile, nonostante le intenzioni, rispettare la quarantena all’interno delle carceri, come assicurare gli standard minimi di sicurezza per la polizia penitenziaria, elementi che aumentano le possibilità che possa trovare diffusione il virus e che potrebbero comportare nuove tensioni tra i detenuti –:

   quali ulteriori iniziative intenda adottare, in riferimento alle possibilità di contagio da COVID-19, al fine di tutelare efficacemente la salute all’interno degli istituti penitenziari sia del personale che dei detenuti, dato il grave problema di sovraffollamento delle carceri, rispetto a cui le disposizioni contenute nel decreto-legge n. 18 del 2020 non sembrano costituire una soluzione sufficiente.
(3-01390)
(Presentata il 23 marzo 2020)

   LUPI, SGARBI, TONDO e COLUCCI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   la situazione nelle nostre carceri è di ordinario sovraffollamento;

   il 35 per cento delle persone detenute è in attesa di giudizio;

   molti sono i detenuti ristretti in cella per reati minori, per cui sarebbero applicabili pene alternative;

   la situazione sanitaria di molte carceri e il carcere stesso favoriscono una promiscuità che è il veicolo certo di diffusione del Coronavirus;

   le rivolte delle settimane scorse hanno provocato la morte di 14 persone;

   si sono verificati i primi casi di infezione in più di un istituto di detenzione –:

   quali misure intenda assumere il Governo per decongestionare le carceri e per assicurare, vista la gravità dei fatti avvenuti, una guida responsabile al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia.
(3-01391)
(Presentata il 23 marzo 2020)