Emergenza Coronavirus: udienze a distanza da Nord a Sud

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L’emergenza legata alla diffusione del Coronavirus in Italia cambia anche le modalità di lavoro all’interno del sistema giustizia. Non fanno eccezione i processi: diverse infatti le udienze che già dalla scorsa settimana hanno testato le potenzialità di una svolta virtuale che, oltre a camminare al passo coi tempi, va incontro alle indicazioni sulla limitazione degli spostamenti arrivate dal governo.

L’impulso all’innovazione tecnologica proviene dalla Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati (Dgsia) che, oltre a distribuire nell’immediato tra il personale dei Dipartimenti della Giustizia circa duemila licenze temporanee Microsoft Office, aveva già pianificato una dotazione progressiva e capillare delle stesse, alle quali è stata abbinata anche quella che consente l’utilizzo di Skype for Business (ex Lync) e di Teams, applicativi in grado di eseguire conversazioni audio-visive a distanza.

Protagonista di uno dei primi test di udienza virtuale la Corte d’Appello di Venezia, grazie ad una “Skype for business call” che ha visto protagonisti, all’inizio di marzo, il presidente del Consiglio degli Ordini degli avvocati Giuseppe Sacco, i legali Mario Rigo e Federica Santinon, assieme ai magistrati Fabio Laurenzi e Cinzia Balletti e a Chiara Coppetta Calzavara del Tribunale del Lavoro. La prima udienza vera e propria si è svolta, invece, lo scorso 10 marzo.

Risponde presente anche Milano, capoluogo di una Lombardia che sta patendo più di ogni altra regione le conseguenze della diffusione del Covid-19 sul territorio nazionale. Attivo già dal 9 marzo un servizio di collegamento in videoconferenza tra il Tribunale e il carcere di San Vittore per provvedere alle convalide di arresto o fermo e agli interrogatori di garanzia. La nuova modalità ha previsto l’allestimento di un’aula nel settore Gip corredata di computer dotati di webcam. Da martedì spazio anche ai processi per direttissima attraverso l’utilizzo della piattaforma Microsoft Teams, fornita dal Ministero della Giustizia.

Bologna si tengono via Skype le udienze collegiali del Tribunale di sorveglianza relative a procedimenti con persone detenute che chiedono la trattazione. Escussioni da remoto, utilizzando la stessa metodologia impiegata per ascoltare i detenuti al 41bis, e decisioni dei giudici via pec: questa, invece, la strada seguita dal Tribunale di Napoli.

Ufficio pilota nell’introduzione del processo civile telematico già dal 2012, il Tribunale di Agrigento punta sull’utilizzo di Skype per la trattazione delle udienze civili. Nei giorni scorsi, infatti, il giudice Giovanna Claudia Ragusa, si è connessa con avvocati e parti presenti all’interno di un’aula del palazzo di giustizia per trattare una controversia in videoconferenza.

Ma non è tutto. In linea con le più recenti normative, prosegue il lavoro per consentire anche al personale di ricorrere allo smart working. La manifestazione di interesse al progetto pilota della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’attuazione dei percorsi di lavoro agile, infatti, ha portato negli ultimi mesi alla formazione specialistica di un gruppo ad hoc all’interno della Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati (Dgsia). Con interventi mirati sulle abilitazioni delle singole utenze e il monitoraggio costante assicurato da parte dal personale informatico, l’obiettivo è quello di garantire la fruibilità immediata e in totale sicurezza di alcuni applicativi anche al di fuori della intranet giustizia.