Camera dei deputati . Il Sottosegretario di Stato per la Giustizia Ferraresi risponde ad un interpellanza sulla situazione dell’organico di Polizia Penitenziaria

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Camera dei deputati . Il Sottosegretario di Stato per la Giustizia Ferraresi risponde ad un interpellanza  sulla situazione dell’organico di Polizia Penitenziaria nella regione Sicilia

Presidente. Con l’interpellanza, gli onorevoli interpellanti, nel richiamare le condizioni di sovraffollamento della popolazione detenuta e le scoperture degli organici di Polizia penitenziaria di cui risentono le strutture detentive siciliane, facendo anche riferimento alle problematiche afferenti alla sanità all’interno delle carceri in ragione del sensibile incremento di detenuti affetti da malattie mentali, chiedono di sapere quali urgenti iniziative il Ministro della Giustizia intende adottare al fine di potenziare l’apparato della Polizia penitenziaria presso le carceri italiane in generale, e siciliane in particolare; di incrementare gli stanziamenti per l’ammodernamento delle strutture, adottando altresì iniziative di carattere normativo per garantire una risposta forte dello Stato di fronte a continue aggressioni ai danni della Polizia penitenziaria.

Alla data del 10 dicembre 2019, i detenuti in carico agli istituti penitenziari della regione Sicilia risultano essere complessivamente pari a 6.437 unità, rispetto ad una capienza regolamentare pari a 6.494 posti disponibili, rilevandosi un indice percentuale di affollamento del 106,2 per cento: come tale, tra i più bassi del Paese e di gran lunga inferiore all’indice percentuale medio nazionale, che si attesta attorno al 130 per cento. In nessun caso si registrano violazioni di parametri minimi stabiliti dalla CEDU, atteso che tutti i detenuti ristretti presso gli istituti siciliani godono di un adeguato spazio di vivibilità. In ogni caso, per quanto qui rileva, va rimarcato che il Ministero della Giustizia è costantemente impegnato in un’attività di monitoraggio dei flussi detentivi, che risponde a un obiettivo di razionalizzazione deflattiva, per il cui conseguimento si procede periodicamente a movimentazioni con finalità perequative. In particolare, per quanto riguarda la regione Sicilia, nel corso del corrente anno sono stati movimentati 763 detenuti, onde riequilibrare la presenza detentiva in quegli istituti ove maggiore è il numero degli ingressi dalla libertà.

Con specifico riguardo al personale di Polizia penitenziaria, allo stato, presso il provveditorato della regione Sicilia, a fronte di una pianta organica complessiva di 4.266 unità, risultano effettivamente in servizio 3.813 unità. Le maggiori scoperture si registrano nel ruolo dei sovrintendenti, rispetto a cui va ricordato in questa sede che i vincitori del concorso interno a complessivi 2.851 posti proprio per tale qualifica, al termine del corso di formazione costituiranno un bacino significativo a cui attingere per colmare le diffuse scoperture che su tutto il territorio si registrano in questo profilo professionale, e quindi anche sul territorio siciliano; e questa è senz’altro una buona notizia. Si tratta di una misura che si innesta a pieno titolo nel più ampio alveo delle mirate politiche assunzionali perseguite da questo Ministero anche nel comparto penitenziario. A tal riguardo, ci si limita ad evidenziare che è in atto il corso di formazione anche per i vincitori del concorso a 80 posti di vicecommissario, mentre verranno completate le procedure concorsuali a complessivi 49 posti di ispettore superiore e a complessivi 754 posti di allievo agente. Si provvederà altresì al completamento dell’assunzione straordinaria di 1.300 allievi agenti del Corpo di polizia penitenziaria, ai sensi dell’articolo 1, commi 382 e 383 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, anche mediante scorrimento delle graduatorie vigenti; verranno, inoltre, avviate nei prossimi mesi le procedure per la copertura dei posti di vicesovrintendente conseguiti all’incremento della dotazione organica prevista dall’articolo 44, comma 8, lettere b) e b-bis) del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, e alle vacanze disponibili dal 31 dicembre 2017 al 31 dicembre 2018.

È altresì previsto un programma straordinario di assunzioni per i prossimi anni, per un totale di 620 unità di Polizia penitenziaria e di 150 unità del comparto funzioni centrali, con un impegno di spesa di quasi 6 milioni annui per il 2020 e per il 2021. In tale direzione, si confida realisticamente di poter disporre a breve di un ampio bacino di risorse umane a cui attingere per sanare le varie scoperture di cui risentono gli istituti di tutto il territorio, e rispetto a cui saranno tenute in debita considerazione anche le esigenze del provveditorato siciliano, che comunque – va ricordato – già lo scorso mese di luglio ha fruito di un incremento di 123 unità complessive appartenenti al ruolo degli agenti/assistenti. Investimenti, quelli nel corpo della Polizia penitenziaria, ricordo, che se fossero stati fatti prima molto probabilmente avrebbero evitato questa situazione critica che ci troviamo a fronteggiare.

Sotto il profilo sanitario, per quanto attiene specificatamente ai detenuti affetti da malattie psichiche, durante i primi dieci mesi del 2019 si è registrato un modesto aumento rispetto agli anni precedenti dei provvedimenti di assegnazione presso le articolazioni per la tutela della salute mentale della regione Sicilia, disposte ai sensi degli articoli 111, comma 5, e 112 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, nonché dell’articolo 148 del codice penale.

Con specifico riguardo all’ATSM presente presso la casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, va rimarcato che questa Amministrazione già nel 2018 ha provveduto ad interessare l’assessorato regionale della salute, affinché parte dei detenuti, ivi ricoverati in carico all’ASP di Messina, venissero presi in carico dalle altre aziende sanitarie provinciali della regione, suggerendo l’attivazione di una sezione ATSM presso l’istituto di Siracusa, nonché l’ampliamento dei posti di quella annessa alla casa circondariale di Palermo “Pagliarelli”. Quindi, già iniziative sono state prese in considerazione.

Nella seduta del 4 dicembre 2019 l’osservatorio permanente regionale di sanità penitenziaria ha evidenziato anche la necessità che le ATSM della regione Sicilia, già attivate o ancora da attivare, siano dotate di un protocollo d’intesa tra le due amministrazioni, uniforme per tutte le articolazioni, con servizi sanitari identici per tutte. Al riguardo, è stato predisposto un protocollo d’intesa tra le ASP di Palermo, Barcellona Pozzo di Gotto e Siracusa, che risulta essere in valutazione sia del locale provveditorato sia dell’assessorato regionale alla salute. In termini più generali, è intendimento di questa Amministrazione proporre la riattivazione dei lavori del tavolo di consultazione permanente per la sanità penitenziaria presso la Conferenza unificata, per condividere con il Ministero della Salute e le regioni la definizione di un regolamento organizzativo delle articolazioni per la tutela della salute mentale, con l’obiettivo di implementare l’assistenza psichiatrica negli istituti penitenziari, rendere omogenei i criteri di ammissione dei detenuti nelle ATSM e uniformare l’assistenza sul territorio nazionale. In tale contesto, si auspica la programmazione di corsi di formazione per promuovere una concreta collaborazione tra il personale sanitario e il personale di Polizia penitenziaria operante nell’ATSM, volta a migliorare le condizioni del trattamento di quei detenuti pazienti affetti da patologie psichiatriche anche in fase di acuzie, e questa è un’importante novità.

Da ultimo, anche con l’indefettibile collaborazione dell’ASP competente, ci si propone di dedicare particolare attenzione ai percorsi terapeutici dei detenuti ricoverati, finalizzati anche alla riabilitazione ed al reinserimento sociale. Proprio grazie alla necessaria sinergia con il Servizio sanitario e con le regioni, si persegue l’obiettivo di ampliare e migliorare il servizio anche attraverso informazioni complete sullo stato di salute dei detenuti, un accesso veloce alle prestazioni sanitarie, un incremento dei reparti di medicina protetta ex articolo 7 del decreto-legge n. 187 del 1993 ed un rafforzamento del Piano nazionale di intervento per la prevenzione dei suicidi in carcere.

Dal punto di vista invece strutturale, questo Dicastero è impegnato in una seria politica di rilancio dell’edilizia penitenziaria, tesa ad incrementarne gli standard qualitativi e quantitativi. Nel tracciare in questa sede un profilo delle più importanti linee di intervento, oltre a richiamare l’avvenuto completamento nel 2018, da parte del MIT, dei tre padiglioni detentivi da 200 posti ciascuno presso gli istituti penitenziari di Parma, Lecce e Trani, occorre dare atto dell’imminente ultimazione dei due padiglioni detentivi da 200 posti presso gli istituti penitenziari di Sulmona e di Taranto e del nuovo padiglione in realizzazione presso la casa di reclusione di Milano “Opera”, per ulteriori 400 posti detentivi. Dei circa 3.500 posti attualmente risultanti inagibili, circa mille sono già stati compresi nei procedimenti e negli interventi avviati con i finanziamenti del Piano carceri e con la successiva rimodulazione deliberata dal comitato paritetico per l’edilizia penitenziaria, curati dai competenti provveditorati interregionali per le opere pubbliche del MIT. Sono in corso i procedimenti a cura del MIT per la ricerca dell’area del nuovo istituto penitenziario di Savona e la progettazione e realizzazione di nuove strutture detentive, nonché, a cura della provincia autonoma di Bolzano, per il nuovo carcere della città, per un totale di 3.500 nuovi posti, che, sommati 51.500 sopra citati, porterebbero al raggiungimento di un realistico obiettivo di medio termine entro il 2025 di circa 55 mila posti detentivi.

Nel solco normativo tracciato dal cosiddetto decreto-legge semplificazione, si dovranno portare a compimento le riconversioni ad uso penitenziario dell’ex caserma “Battisti” di Bagnoli e dell’ex caserma “Bixio” di Casale Monferrato, mentre è imminente il conferimento all’amministrazione penitenziaria della caserma “Barbetti” di Grosseto e sono in corso gli studi di fattibilità per la riconversione della caserma “Capozzi” di Bari. Quindi, tutti questi interventi chiaramente faranno calare le tensioni e faranno aumentare gli spazi per tutti gli istituti penitenziari sul territorio nazionale, e anche questo è un risultato importante che abbiamo ottenuto per il futuro, di finanziamento di questi nuovi posti che, sono sicuro, potranno essere ultimati.

L’innalzamento del livello di sicurezza negli istituti penitenziari a favore di chi vi lavora quotidianamente, oltre che dei detenuti stessi, costituisce uno degli obiettivi prioritari di questo Dicastero. In punto di diritto occorre innanzitutto precisare che gli operatori penitenziari già godono dello stringente sistema di tutela apprestato in via generale in favore dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio rispetto a condotte criminose di cui siano vittime nell’atto causa dello svolgimento del servizio e, invero, oltre all’aggravante a effetto comune prevista dall’articolo 61, n. 10, del codice penale, che comporta l’aumento fino a un terzo della pena per qualunque reato commesso in loro danno, con specifico riferimento a condotte di aggressione fisica, trova l’applicazione l’aggravante a effetto speciale di cui all’articolo 576, comma 1, numero 5-bis, del codice penale, che determina l’ergastolo in caso di omicidio e l’aumento della pena da un terzo alla metà in caso di lesioni. Per quanto qui rileva va altresì rimarcato che con il “decreto sicurezza-bis” al fine di innalzare ulteriormente il livello di tutela penale per gli operatori di pubblica sicurezza è stata esclusa l’applicabilità dell’esimente della particolare tenuità prevista dall’articolo 131-bis del codice penale proprio rispetto ai reati di violenza, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

Resta ferma, in ogni caso, l’apertura di questo Ministero alla valutazione di ogni altra ipotetica prospettiva di ulteriore rafforzamento della tutela degli operatori penitenziari e potenziamento delle condizioni generali di sicurezza in contesto detentivo, oltre che sul versante normativo, anche su quello organizzativo e strumentale. Quindi, da questo punto di vista siamo aperti, ovviamente, a possibili soluzioni dal punto di vista normativo, ma, dal punto di vista organizzativo e strumentale, voglio ricordare che in questa direzione, del resto, lo scorso mese di aprile è stato istituito un gruppo di lavoro composto da operatori penitenziari esperti nel settore, con il compito di individuare nuovi modelli organizzativi finalizzati a una migliore gestione degli eventi critici in ambito penitenziario. Gli esiti dei lavori sono attualmente oggetto di un’approfondita attività di analisi funzionale all’adozione di soluzioni utili a incrementare il livello di sicurezza nelle carceri e, quindi, anche a diminuire il numero delle aggressioni. Tale obiettivo viene perseguito anche riservando particolare attenzione agli strumenti a disposizione del personale di polizia penitenziaria. A tal fine sono state avviate attività per la dotazione di innovativi equipaggiamenti atti al contenimento senza pregiudizio per l’operatore penitenziario, come prodotti antitaglio e nuovi giubbotti antiproiettile, ed è attualmente allo studio l’adozione, in futuro, di altri presidi di sicurezza, come prodotti paracolpi, scudi curvi e maschere facciali. Nella medesima direzione si iscrivono, da ultimo, lo studio dell’impiego delle nuove tecnologie di sistemi radar di derivazione militare nella progettazione e nel finanziamento di impianti perimetrali esterni, di impianti interni di videosorveglianza e d’allarme nonché la dotazione di strumenti per prevenire l’illecita introduzione di cellulari all’interno delle carceri ovvero per rilevarne la presenza e schermarne la ricezione, come anche l’onorevole interpellante ha fatto notare. In particolare, sono stati da poco distribuiti 40 jammer, mentre 40 metal detector, 90 apparecchiature a raggi X e 65 rilevatori portatili di cellulari, tutti recentemente acquistati, sono in corso di installazione e altri 200 rilevatori sono in fase di acquisto.

Quindi, abbiamo ancora tanto da fare per risolvere le criticità esistenti ma ritengo, alla luce di tutti gli interventi sopracitati, che non sia proprio corrispondente al vero il fatto che non ci sia un intervento incisivo, anzi credo che questi interventi siano stati attesi e siano attesi dal mondo dei penitenziari da diversi anni. Dobbiamo ancora fare molto e ci impegneremo in questa direzione, che riteniamo quella più corretta per garantire anche tutte le richieste che, appunto, venivano illustrate, in fase di illustrazione dell’interpellanza, da parte dell’onorevole Varchi.