L’ipotesi di spostare il carcere dovrà essere ripresa in considerazione…..

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Lucca. Carcere fuori dalle Mura, rispunta l’ipotesi di Maggiano

“L’ipotesi di spostare il carcere fuori dalle Mura dovrà essere ripresa in considerazione”. Così si è espresso il senatore Andrea Marcucci qualche giorno fa, al termine della canonica visita di fine anno ai detenuti del San Giorgio. Il Tirreno prende la palla al balzo per cercare di capire se la questione è effettivamente sul tavolo della politica e per quali motivi non si è mai concretizzata. I problemi del San Giorgio vengono spesso denunciati dai sindacati di polizia: riguardano in primis la carenza di personale, ma la struttura (un antico convento) e la collocazione (in centro) non semplificano le attività e offrono pochi spazi per i progetti di recupero dei detenuti (115 nel 2019 per una capienza di 77). Da qui l’esigenza di trovare una collocazione più adeguata.

La volontà di trasferire il San Giorgio fuori dalle Mura è presente (a livello di proposito) anche nel Piano strutturale. Ma qualche anno fa l’amministrazione è andata oltre le manifestazioni d’intenti e l’idea non è tramontata. Suona più o meno così: utilizzare il complesso di Maggiano per farne il fulcro di un progetto innovativo, una sorta di cittadella dedicata al sociale e alla rieducazione dei soggetti che hanno avuto problemi con la giustizia. Non un “super carcere” ma una semplice casa circondariale, ovvero una struttura in cui per legge sono detenute le persone in attesa di giudizio (come la maggior parte degli ospiti del San Giorgio) o i soggetti che hanno ricevuto condanne inferiori ai cinque anni. Con l’aiuto di un architetto di San Concordio si buttò giù un progetto di massima: oltre alla casa circondariale comprendeva una struttura per il recupero di giovani problematici, con spazi per progetti legati all’agricoltura.

Venne pure sondato il gradimento della Fondazione Tobino, che di un simile progetto avrebbe potuto essere il volano. Messa nero su bianco l’idea, il sindaco Alessandro Tambellini, l’assessore Serena Mammini e l’allora deputata Raffaella Mariani si presentarono a Roma, al ministero della Giustizia, per illustrarla al Guardasigilli Andrea Orlando (Pd). A parole il progetto fu giudicato interessante e la delegazione lucchese se ne torno a casa ad attendere una risposta ufficiale che si sperava esser positiva.

Qualche mese dopo, siamo nel 2016, a palazzo Orsetti arrivò la tanto attesa missiva, ma il contenuto non era quello che ci si aspettava. Dal dicastero risposero che il San Giorgio avrebbe sì potuto essere trasferito ma non a Maggiano, bensì ad Antraccoli. Sul piatto risorse pari a 16 milioni. Il ministero aveva risposto ma non al progetto di Tambellini, bensì a un’ipotesi risalente a una dozzina di anni addietro (attorno al 2004), all’epoca della giunta di Pietro Fazzi. La zona indicata era quella che corre sul lato lucchese di via della Madonnina: nel piano regolatore del 2004 è indicata come area destinata a servizi. Per intenderci, è la stessa di cui si parlava come possibile sede dell’ospedale San Luca (poi realizzato a San Filippo) e dove passeranno gli assi viari.

Alla lettera il Comune non ha risposto: un po’ perché il ministero faceva riferimento a un “supercarcere” ben diverso dal progetto pensato dal Comune; un po’ perché nel decennio intercorso tra l’idea fazziana e il placet del ministero, in quell’area si è costruito molto. E qui torna Maggiano: l’amministrazione è pronta a riproporre il progetto, tanto più che dell’ex manicomio (e di Arliano) si tornerà a parlare con la Regione. Il Comune è disponibile a cambiare la destinazione delle strutture per renderle appetibili agli occhi di eventuali investitori (pubblici o privati) e permettere alla Regione di rifarsi per i mancati introiti di Campo di Marte.(iltirreno.it)