Evitare la chiusura del carcere, interrogazione al Ministro della giustizia …….

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Interrogazione al  Ministro della giustizia sull’ipotesi della chiusura del carcere di….

Interrogazione a risposta scritta: PITTALIS. —

Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

 da quanto si apprende da diverse, e qualificate, segnalazioni, parrebbe che il Ministero della giustizia abbia in animo di chiudere il carcere San Daniele di Lanusei; peraltro, tale ipotesi, allarmante, è avvalorata anche da un precedente: già nel 2017, infatti, il Ministero si era avventurato

in un simile tentativo, salvo poi retrocedere, a fronte dell’orgogliosa protesa della comunità ogliastrina; la chiusura del carcere di Lanusei sarebbe una scelta di politica carceraria, ad avviso dell’interrogante, del tutto irragionevole, sia per la specifica realtà dell’Ogliastra, sia, più in generale, per la situazione dei ristretti in Sardegna; come noto, stando a recenti rilevazioni, in Sardegna la situazione del sovraffollamento carcerario è ormai endemica, e colpisce i maggiori penitenziari dell’isola: Cagliari-Uta (581 per 561 posti); SassariBancali (475 per 454), Alghero (161 per 156). Risultano ormai saturi Tempio Pausania (161 per 168 posti), Oristano Massama (260 per 265) e Nuoro (276 per 385 — è chiusa però una sezione di circa 100 posti per ristrutturazione). Il record, però, spetta proprio al carcere di Lanusei, dove il sovraffollamento oscilla attorno al 136 per cento; ad acuire il già grave problema del sovraffollamento, poi, sta il fatto che, in assenza di lavoro, i detenuti rischiano di restare dentro le celle per 22 ore su 24. La situazione critica, peraltro, è in predicato di peggiorare ancora, considerando che il trend attuale è quello di aumento dei detenuti, come dimostrano i dati Istat 2018; ci sono, inoltre, dati ulteriori che meritano di essere portati alla luce in questa sede; la Sardegna registra un numero di detenuti in alta e massima sicurezza pari circa al 37 per cento dei reclusi. Sono infatti circa 900 (92 in 41-bis) su 2.321 ristretti. Un numero particolarmente significativi perché si tratta di reclusi, con pene piuttosto alte, quasi tutti provenienti dalla Penisola, concentrati in 5 istituti penitenziari su 10. Per contro il numero dei direttori è ormai ridotto all’osso. Sono solo 4 e a due di loro, oltre a due o tre carceri, sono assegnati importanti incarichi per il provveditorato regionale. In queste condizioni diventa davvero difficile garantire un equilibrio tra attività trattamentale e sicurezza. Il sistema detentivo, insomma, ri sulta scarsamente efficiente, creando un profondo disagio anche agli agenti penitenziari; come si vede, il principio della territorialità della pena è disatteso. Ad avviso dell’interrogante, la Sardegna, nella concezione del dipartimento, appare come il luogo ideale di « esclusione sociale » di per- sone che avrebbero particolare necessità di una risocializzazione e reintegro nelle proprie comunità. Viene quindi accentuata la scarsa economicità del sistema. Anche la motivazione che si tratta di personaggi della criminalità organizzata non sembra una giustificazione plausibile, perché prima o poi, concluso il periodo di detenzione assegnato dal tribunale, dovranno uscire dal carcere. Non si può inoltre ignorare che la Sardegna con 712 reclusi figura al 14/mo posto per il numero di stranieri. Un dato sconcertante se paragonato agli abitanti. La Puglia, con oltre 4 milioni di residenti, è al 19/mo posto e la Campania, con quasi 6 milioni, al 20/mo; a fronte di tutto ciò, la soluzione di chiudere una struttura come quella di Lanusei non avrebbe altro risultato che vibrare un ulteriore colpo, probabilmente mortale, al già compromesso equilibrio del sistema carcerario sardo: i detenuti di Lanusei, infatti, andrebbero verosimilmente ricollocati entro strutture già sovraffollate, con l’aggravio delle condizioni igienicosanitarie e di sicurezza dei detenuti e degli operatori –:

 quali iniziative intenda assumere, anche di carattere normativo, per evitare la chiusura di Lanusei e per mettere in campo una strategia penitenziaria organica funzionale a risolvere la situazione critica in cui versa l’Ogliastra e la Sardegna tutta. (4-04111)