Carceri, droni in volo. Più fondi per la sicurezza degli istituti

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iù fondi per la sicurezza degli istituti penitenziari. Ammonta a quasi 3,5 milioni di euro per il 2019 il totale degli acquisti programmati dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap) per migliorarne la sicurezza.

Una necessità visto che “in carcere riescono ad entrare telefonini che misurano 6 cm x 2 infilati nel canale rettale, portati dai familiari in visita o dagli stessi detenuti al rientro dal lavoro fuori dal carcere”, spiega Francesco Basentini, che il 27 giugno scorso ha compiuto un anno esatto di mandato a capo del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria.

“A oggi”, dichiara, “il possesso dei cellulari in carcere non costituisce reato, chi viene trovato con un apparecchio in tasca non rischia che una sanzione amministrativa da parte della direzione carceraria, nulla più. Manca una norma penale che punisca l’atto”. Ma intanto, qualcosa si può fare per isolare gli apparati telefonici mobili introdotti abusivamente negli istituti penitenziari.

Strumenti per inibire il traffico telefonico di dati e voce – Nel bagaglio della spesa per la sicurezza degli istituti assegnata al Dap peri l’anno in corso, ci sono 80 apparecchi per il controllo radiografico dei pacchi, 74 metal detector a portale e 165 jammer, “disturbatori di frequenza che rendono impossibile o complessa la comunicazione per l’inibizione delle frequenze telefoniche”, definisce Basentini.

A completare la dotazione, 200 rilevatori manuali di telefoni cellulari, anche spenti, 2 apparati Imsi – International Mobile Subscriber Identity – per la cattura di frequenze telefoniche e 65 apparati rilevatori di traffico di fonia e dati. Per tutto il mese di giugno, si sono svolte le sessioni formative per il personale di polizia penitenziaria sul funzionamento dei jammer: curate dalla ditta aggiudicataria dell’appalto, hanno coinvolto dieci poliziotti per ciascun provveditorato istruiti sui principi di funzionamento e sul corretto utilizzo degli apparecchi.

Il calendario ha previsto la prima sessione l’11 giugno nel provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria – Prap – di Palermo; poi, a seguire, a Catanzaro il 13, a Padova il 14, a Bologna il 17, a Firenze il 18, a Torino e Napoli il 25, a Milano e Cagliari il 26, a Roma il 27 e per finire, a Bari il 28.

“È vero che il numero degli strumenti di controllo è insufficiente rispetto ai 60.476 detenuti nelle carceri italiane ma si tratta di una prima scelta di investimento in sicurezza: ci dedicheremo prioritariamente agli istituti più grandi dove manderemo più apparati per poi pensare anche a tutti gli altri”, conclude Basentini.

I droni – Tra le risorse per garantire la sicurezza degli istituti, il ministero pensa anche all’impiego di droni, spiega il Capo dipartimento: “Ne stiamo testando l’utilizzo all’interno degli istituti penitenziari, sarebbe un bel risparmio in termini di impiego di personale. Se pensiamo che un istituto di medie dimensioni deve avere almeno un’autovettura con due persone a bordo che giri in continuazione lungo il perimetro dell’istituto, per turni di sei ore giornaliere servono in media 8 persone al giorno. Senza contare che i droni consentirebbero anche una maggiore sicurezza grazie alla visione notturna, a raggi infrarossi”.

E l’utilizzo di “aeromobili a pilotaggio remoto” – Apr – da parte del corpo di polizia penitenziaria, è stato proposto di recente in un disegno di legge a firma di un gruppetto di senatori presentato il 6 marzo 2019. Il testo prevede l’istituzione di un nucleo di polizia penitenziaria presso ogni tribunale di sorveglianza e il suo utilizzo degli Apr “ai fini del controllo del territorio per finalità di pubblica sicurezza, con particolare riferimento al contrasto del terrorismo e alla prevenzione dei reati di criminalità organizzata e ambientale”.

Possibilità non contemplata dal decreto-legge 4 ottobre 2018 n. 113 convertito in legge del 1° dicembre 2018 n. 132 in materia di “disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica” che ha escluso il corpo di polizia penitenziaria dalle forze di polizia autorizzate all’utilizzo dei droni per finalità istituzionali. (Italia Oggi)