La direttrice “il carcere non è nelle priorità della Regione”

News Ultim' ora

La direttrice “il carcere non è nelle priorità della Regione”

Aosta: la direttrice “il carcere non è nelle priorità della Regione”

“Questo carcere ha delle grandi potenzialità, ma sono ignorate. Il territorio non c’è. Stiamo aspettando, da due anni, la firma del presidente della Regione al Protocollo d’Intesa regionale. Correggo, inoltre, quanto dichiarato dal garante dei detenuti. Nella Casa Circondariale di Brissogne non c’è allarme sovraffollamento, né carenza di igiene”, dice la direttrice, in missione, Rosalia Marino

“L’Amministrazione Penitenziaria non ignora le problematiche del carcere regionale. La realtà è un’altra. Non ci sono Direttori e Comandanti disponibili a trasferirsi in Valle d’Aosta. La soluzione più adeguata per garantire la presenza stabile di entrambe le figure professionali è l’istituzione di un concorso pubblico regionale. Potrebbe incentivare professionisti residenti. L’ultimo risale al 1997. In questi giorni siamo in attesa che venga firmato il protocollo d’Intesa”.

Rosalia Marino, Direttrice, in missione, da ottobre 2018, della Casa Circondariale di Brissogne, ha un cruccio: “Non c’è, in regione, un interlocutore con cui confrontarmi. Lo stesso presidente Fosson con cui ho avuto in incontro, non ha ancora firmato il Protocollo d’Intesa Regionale, già rielaborato dal Ministro della Giustizia. Atto molto utile a regolamentare l’attività dell’Istituto penitenziario. Forse, i molti cambiamenti politici, in Valle d’Aosta, hanno originato problematiche di varia natura”.

Confessa di aver incontrato molte difficoltà dal suo arrivo. Crede, ma, soprattutto, spera in una maggiore collaborazione delle istituzioni. Ad oggi, secondo quanto afferma, Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sta lavorando per avviare contatti con la Regione Autonoma Valle d’Aosta. “Mi aspetto – ribadisce – che, a breve, si arrivi alla firma del protocollo, documento basilare per restituire al carcere di Brissogne la priorità sociale che merita. Oggi, è una struttura abbandonata. Disponiamo di un unico medico di guardia, dalle 8 alle 18,30. Inammissibile anche dal punto di vista sanitario”.

Rettifica le dichiarazioni di Enrico Formento Dojot, garante dei detenuti che, sui media, ha descritto una situazione carceraria a ‘tinte fosché. “Ospitiamo, in questo periodo, 224 detenuti, di cui l’ottanta per cento stranieri. Preciso che la capienza regolamentare è di 181 detenuti. Quella tollerabile arriva a 338, numero ricavato dalla doppia accoglienza allestita nelle cell:.La capienza è già diminuita e diminuirà ancora – rilancia Rosalia Marino -.in quanto. avvieremo una importante ristrutturazione delle docce su un piano. Intervento che consentirà di trasferire cinquanta detenuti. L’Associazione di Volontariato Carcerario fa tanto per il benessere e la qualità di vita degli ospiti. La direzione del carcere ha proposto tre progetti, di cui uno approvato. dall’Amministrazione Penitenziaria. Consistono nella ristrutturazione di alcuni settori, nell’automazione dei cancelli e nella sistemazione di un nuovo impianto di videosorveglianza. Abbiamo avviato i contatti con un imprenditore locale per offrire un’occupazione ad alcuni detenuti”.

Il lavoro. La vera apertura per un effettivo reinserimento sociale, famigliare, scolastico di chi intende imprimere una svolta ad un periodo di vita allo sbando. Le scarse opportunità occupazionali all’interno del penitenziario regionale favoriscono un iniquo turnover di detenuti destinato a continuare in assenza di iniziative mirate.

“Dai frequenti dialoghi con la popolazione carceraria e con tutto il personale in servizio emerge la il desiderio di impegnarsi in attività che garantiscano un’autonomia economica. L’assenza di questa possibilità crea disagio e, quindi, la richiesta di trasferimento in altre strutture penitenziarie. Molte realtà devono essere risolte. Nella mia attività bisettimanale posso contare sulla continua collaborazione della Polizia Penitenziaria. Ma non è sufficiente. Sollecito l’attenzione degli amministratori regionali e comunali per non vanificare la funzione rieducativa che la pena deve avere”.(voxpublica.it)