È allarme per la carenza di poliziotti penitenziari nelle carceri…..

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Mancano i poliziotti nelle carceri di Trapani e Favignana, i sindacati chiedono incontro al prefetto Ricciardi

È allarme per la carenza di poliziotti penitenziari nelle carceri di Trapani e Favignana. A rivolgersi al prefetto Tommaso Ricciardi, “in quanto massima autorità provinciale di pubblica sicurezza che ha la responsabilità generale dell’ordine e della sicurezza pubblica”, per ottenere supporto presso i competenti organismi nazionali, sono i sindacati di categoria SAPPE, OSAPP, SINAPPE, CISL FNS, USPP, CNPP, CGIL FP e UIL con i rispettivi segretari generali
D’Aguanno, Savalli, Poma, Trapani, Sardo, Cusenza, Giurato e Tammaro

“Parlando della Casa circondariale Pietro Cerulli di Trapani – si legge nella nota inviata per conoscenza anche al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede – il dato preoccupante è che oltre alle 69 unità mancanti dalla pianta organica stabilita dopo l’applicazione della Legge Madia (300 unità di Polizia Penitenziaria nei vari ruoli, ma fino al giorno prima l’organico previsto era di 323 unità) non vi sono più unità sovrintendenti e, a dispetto delle 24 unità previste nel ruolo, di ispettori ve ne sono solo 12”. Sono 231 i poliziotti penitenziari attualmente in forza all’Istituto (di cui 77 impiegati nelle cosiddette cariche fisse (cucina, magazzino, uffici servizi e comando, conti correnti e sopravvitto, ufficio matricola, colloqui, indispensabili per il funzionamento dell’Istituto, e 46 in forza al Nucleo traduzioni e piantonamenti).

I sindacati sottolineano, inoltre, che 190 di questi sono poliziotti ultracinquantenni, con una percentuale pari al 70%, e un’età media di 52 anni e definiscono questo dato “veramente preoccupante visto che, negli ultimi mesi abbiamo assistito alla morte di numerosi colleghi (su tutto il territorio italiano) in servizio o appena smontati dal servizio, per problemi cardiaci; ciò è indicativo di quanto, ad una certa età, siano stressanti le turnazioni, specie quelle notturne”.

La situazione non cambia alla Casa di reclusione “Giuseppe Barraco” di Favignana dove “su una pianta organica di 121 unità, la già citata legge Madia a ridotto di circa 40 unità il personale di Polizia Penitenziaria; attualmente la pianta organica dovrebbe essere di 81 unità, compreso il personale della Base navale, ma realmente il personale in servizio a Favignana è di 56 unità, comprese quattro distaccate di cui un funzionario e un ispettore”.
Secondo i sindacati “fra malattie a lungo termine e nuovi posti di servizio non è possibile neanche mettere il personale in ferie per il periodo estivo”.

Nel carcere dell’isola “non esistono più le figure di ufficiali di polizia giudiziaria (ispettori e/o sovrintendenti) in quanto la nuova pianta organica prevedeva sette ispettori e cinque sovrintendenti. Al momento è in servizio solo un vice ispettore, uscito da poco dal corso di formazione, ma nessun sovrintendente”. Anche alla Casa di reclusione 30 poliziotti penitenziari sono ultracinquantenni, pari a circa il 60%.

I sindacati tornano anche sulla questione della avvenuta soppressione della Base navale di Favignana, sottolineando come “il servizio navale costituisce supporto operativo logistico per l’assolvimento dei compiti istituzionali del Corpo di Polizia Penitenziaria come le traduzioni dei detenuti via mare ma anche in altre occasioni, come le ricerche attivate in occasione dell’evasione di tre pericolosi detenuti.

I sindacati sottolineano come l’abolizione della Base abbia “ricadute riferibili sia al livelli di sicurezza del servizio sia, più in generale, della sicurezza pubblica. I mezzi della Polizia Penitenziaria – scrivono nella nota al prefetto di Trapani – garantiscono continuità territoriale nel contesto ambientale, disagiato, dell’isola di Favignana che dalle 20.10 alle 7.30 è completamente priva di collegamenti con i mezzi di linea”.

“La grave mancanza negli organici di Polizia Penitenziaria – affermano
SAPPE, OSAPP, SINAPPE, CISL FNS, USPP, CNPP, CGIL FP e UIL – incide soprattutto sulla sicurezza perché non si riesce a coprire più i posti di servizio e si è costretti ad accorparli, con pregiudizio di tutte quelle attività di vigilanza e controllo, anche perché la mancanza di adeguati fondi non permetteil monitoraggio tramite postazioni remote adeguate, con un aumento dello stress psicofisico dei poliziotti, costretti a una vigilanza a “uomo” con pesanti ricadute sui carichi di lavoro”.

“L’anzianità anagrafica e cronica mancanza di personale – sottolineano i sindacati – vanno ad incidere anche sullo svolgimento delle attività dei detenuti, cosa quest’ultima che noi non auspichiamo; attività che, comunque, devono svolgersi in sicurezza, quella – dicono i sindacalisti – che oggi manca”.

Al prefetto Riccardi viene, quindi, chiesto un incontro per metterlo a conoscenza della situazione attuale e confidando che, “in qualità di rappresentante del Governo, interverrà presso gli Uffici ministeriali affinché nelle future assegnazioni del personale di Polizia Penitenziaria si tenga conto della drammaticità operativa che investe sicuramente l’ordine e la sicurezza pubblica di questa provincia, così da ritenere necessaria l’assegnazione di un adeguato contingente di personale”.