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Pordenone: è ancora in mano ai giudici il futuro del nuovo carcere di San Vito

A palazzo Rota, sede municipale, sono però fiduciosi che entro l’inizio dell’estate arrivi la sentenza del consiglio di Stato sul ricorso presentato dall’associazione temporanea di imprese Kostruttiva-Riccesi. “La situazione è sostanzialmente in stand by da circa sei mesi” riassume Enrico Sbriglia, provveditore regionale per Veneto-Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige del Dipartimento ministeriale. “A novembre – aggiunge – la vicenda giudiziaria ha portato allo stop dei lavori, quando l’opera era già avviata con la bonifica dell’area. Auspichiamo che entro maggio ci possano essere le condizioni per riavviare il cantiere”.

Effettivamente, dopo il rinvio dell’udienza fissata a Roma per lo scorso 4 aprile, si attendono nuovi sviluppi dall’udienza prevista per le prossime settimane, riguardante il ricorso che chiede la revoca della sentenza del Consiglio di Stato presentata da Kostruttiva-Riccesi sulla decisione che ha determinato il subentro, nel contratto d’appalto, dell’impresa Pizzarotti di Parma, giunta seconda nella gara d’appalto.

Il nuovo istituto circondariale da 300 posti del Friuli Occidentale è un’opera attesa per rispondere alla grave situazione del Castello di Pordenone, struttura vetusta e piena di problematiche. L’auspicio dell’amministrazione di San Vito, con in testa il sindaco Antonio Di Bisceglie, è che la costruzione del carcere inizi il più rapidamente possibile. La sentenza con la quale è stato annullato il contratto d’appalto firmato il 12 settembre 2016, è arrivata come una tegola, proprio quando i lavori del carcere stavano per prendere il via, dopo che nel corso del 2018 era stato impiantato il cantiere e si era proceduto con la bonifica dell’ex caserma Dall’Armi. Dalla firma del contratto tra ministero e Kostruttiva-Riccesi sono passati più di due anni, nei quali sono stati espletati numerosi passaggi, compresi quelli legati alla progettazione dell’opera. Progetto definitivo ed esecutivo erano stati realizzati, come prevedeva la gara d’appalto, dalle ditte aggiudicatrici, poi approvati dagli organismi di competenza.

Tra gli interrogativi rimangono quelli relativi a quali progetti, se quelli già approvati o altri da rifare, saranno considerati con il subentro nel contratto. Dubbi che si attende siano fugati nelle prossime settimane dal Consiglio di Stato. Ma se venisse riconfermata la sentenza, cosa accadrebbe?

L’impresa Pizzarotti avrebbe il via libera per firmare il nuovo contratto già dopo l’estate, sistemerebbe a livello economico la partita del progetto già elaborato, e il cantiere potrebbe partire già entro l’anno. Se venisse invece ribaltata la sentenza, il cantiere potrebbe riprendere anche più velocemente. Non viene invece presa in considerazione l’ipotesi di una chiusura definitiva del cantiere.(Il Gazzettino)