Iniziative in merito alla situazione del sistema carcerario italiano, anche in relazione a gravi episodi di violenza….

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Iniziative in merito alla situazione del sistema carcerario italiano, anche in relazione a gravi episodi di violenza e devastazione verificatisi nel dicembre 2018 nel carcere di Trento – n. 2-00212

C) Interpellanza

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che: 
   nel carcere di Trento il 22 dicembre 2018 si è registrato un grave episodio di violenza e devastazioni, dopo il suicidio di un detenuto 32enne di cittadinanza tunisina; 
   circa 300 detenuti hanno dato fuoco ad alcuni cassonetti e materassi, creando una lunga scia di fumo vista da chilometri di distanza e hanno occupato un padiglione del carcere; 
   sono state gravemente danneggiate celle e spazi adibiti ai detenuti, oltre a letti, telecamere di sorveglianza, porte a vetri, caloriferi; 
   solo l’abnegazione e la professionalità del personale penitenziario hanno evitato conseguenze più drammatiche; 
   la condizione delle carceri italiane è divenuta pressoché insostenibile; 
   la situazione del personale è al collasso; 
   la procedura per la nomina dei dirigenti di istituto e dei dirigenti penitenziari è ferma da mesi; 
   il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha comunicato che la popolazione carceraria il 30 novembre 2018 ha superato le 60.000 unità, a fronte di una capienza regolamentare degli istituti penitenziari di circa 50.000 posti, di cui solo 45.000 sono effettivamente agibili; 
   i detenuti sono spesso ristretti in condizioni inumane; 
   dall’inizio dell’anno il numero dei suicidi è salito a 63; 
   un numero così alto non si registrava dal 2011; 
   in tale contesto la politica del Governo in carica pare orientata a una concezione «carcerocentrica» della pena; 
   tutta la più recente normativa votata dal Parlamento tende, infatti, ad aumentare i massimi edittali delle pene detentive dei reati e a continue restrizioni nella concessione dei benefìci della «legge Gozzini» e della sospensione condizionale della pena –: 
   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per far fronte alla drammatica situazione del sistema carcerario italiano. 
(2-00212) «Zanettin».

Risponde all’interpellanza il Sottosegretario alla giustizia Jacopo Morrone

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JACOPO MORRONE, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l’interpellanza in oggetto l’onorevole interpellante, nel richiamare il grave episodio di violenza occorso presso il carcere di Trento il 22 dicembre 2018, quando, a seguito del suicidio di un detenuto trantaduenne di origine tunisina, circa 300 detenuti davano fuoco a cassonetti e materassi, danneggiando gravemente celle, letti, telecamere di sorveglianza, caloriferi e porte a vetri della struttura, indicando tale accadimento come sintomatico delle varie criticità che affliggono il circuito penitenziario, quali le scoperture d’organico e le condizioni inumane dei detenuti (il cui numero dei suicidi ha raggiunto livelli mai così elevati al 2011), chiede di sapere dal Ministro della giustizia quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per far fronte alla drammatica situazione del sistema carcerario italiano.

In punto di fatto, va detto preliminarmente che, a seguito dei gravi disordini menzionati in premessa, oltre al procedimento penale che ne è scaturito presso la procura della Repubblica di Trento, si dava corso ad una mirata attività ispettiva straordinaria, venivano adottate sanzioni disciplinari e venivano disposti vari trasferimenti presso altri istituti per motivi di ordine e sicurezza. Al fine di prevenire ulteriori disordini ed atti violenti, in data 28 dicembre 2018 veniva altresì eseguita una perquisizione straordinaria in tutto l’istituto, con l’impiego di 100 unità di Polizia penitenziaria. Nel corso delle operazioni venivano controllate le aree interne ed esterne, venivano rinvenuti oggetti atti ad offendere, il cui possesso veniva poi contestato ai soggetti detentori, con relativo sequestro e comunicazione alla locale procura della Repubblica.

Tanto premesso, va detto che uno degli obiettivi prioritari dell’azione di Governo è quello di affrontare in maniera incisiva ed efficace le varie criticità che affliggono il circuito penitenziario. In questa direzione si iscrive innanzitutto il potenziamento degli organici della Polizia penitenziaria, nella piena consapevolezza della rilevanza che tale obiettivo riveste nella duplice finalità di garantire maggiore efficienza al sistema penitenziario e standard più elevati di sicurezza all’interno delle carceri, anche a tutela di coloro che vi lavorano quotidianamente.

Con la legge di bilancio per il 2019, al fine di incrementare l’efficienza degli istituti penitenziari, nonché per le indifferibili necessità di prevenzione e contrasto alla diffusione delle ideologie di matrice terroristica in ambito carcerario, è stata pianificata l’assunzione di 1.300 unità del Corpo di polizia penitenziaria nell’anno 2019 e di 577 unità nel periodo 2020-2023, con uno stanziamento di maggiori risorse per 71,5 milioni di euro per il triennio 2019-2021. Inoltre, nella medesima direzione si iscrive l’immissione in ruolo di 976 allievi viceispettori, che lo scorso mese di marzo hanno terminato il relativo corso di formazione. Quanto invece al ruolo dei sovrintendenti, sono tuttora in corso le procedure per il concorso interno a complessivi 2.851 posti per la nomina alla qualifica di vicesovrintendente del ruolo maschile e femminile del Corpo.

In aderenza alla normativa vigente, nella Gazzetta Ufficiale n. 18 del 5 marzo 2019 è stato pubblicato un bando di concorso per complessive 754 unità, i cui vincitori saranno auspicabilmente assunti entro la fine del corrente anno. Si tratta, all’evidenza, di una serie di correttivi che consentiranno di affrontare incisivamente il problema della scopertura degli organici di Polizia penitenziaria presso le strutture carcerarie del territorio, tra le quali, in una fisiologica quanto inevitabile ottica comparativa, verrà tenuta in debita considerazione anche la situazione della Casa circondariale di Trento, che lamenta una scopertura di circa il 27 per cento e che – va comunque ricordato – già lo scorso mese di settembre, in esito alla procedura di mobilità ordinaria, ha fruito di un incremento di 8 unità maschili e 6 unità femminili.

Per quanto attiene al comparto funzioni centrali, vanno ricordati i lavori relativi alle procedure per il conferimento degli incarichi di livello dirigenziale non superiore, pubblicati in data 25 ottobre 2018, ed in esito ai quali sono stati predisposti i provvedimenti per 173 dirigenti penitenziari risultati in posizione utile nelle graduatorie per il posto di funzione assegnato, fermo restando l’intendimento di procedere ad interpello per la copertura dei posti rimasti ancora vacanti.

Per quanto attiene alla questione relativa ai suicidi in carcere, su base nazionale risultano essersi consumati 39 suicidi nell’anno 2016, 48 nell’anno 2017 e 61 nell’anno 2018 (2 dei quali presso la casa circondariale di Trento). Ciò posto, va detto che il fenomeno suicidario è alla costante attenzione di questo Dicastero. A tal proposito, occorre menzionare la nota con cui l’8 agosto 2018 il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, tenendo in debito conto l’attenzione che questo Ministro e tutta l’amministrazione penitenziaria intendono dedicare alle condizioni di vita dei detenuti, atteso il crescente numero di eventi suicidari verificatisi all’interno degli istituti di pena, ha imposto un’attenta riflessione analitica sulle cause e sulle origini che determinano il fenomeno, al precipuo fine di raccogliere tutti gli indispensabili elementi informativi. Con la richiamata nota è stato disposto che, in riferimento ad ogni fatto suicidario avvenuto a far data dal 1° gennaio 2018 e rispetto a ogni ulteriore evento futuro della stessa natura, venga intrapresa una mirata attività ispettiva a cura del competente Ufficio III – Attività ispettiva e controllo del DAP, provvedendo tempestivamente ad attivare tutti i necessari accertamenti per ricostruire cause, dinamiche e modalità del fatto.

Va altresì precisato che, a seguito del decesso di un detenuto, a maggior ragione nel caso di un suicidio, la direzione generale dei detenuti e del trattamento chiede notizie immediate alla direzione dell’istituto penitenziario interessato dall’evento. La citata direzione generale, altresì, delega il provveditorato regionale competente, previo nulla osta dell’autorità, ad effettuare mirati accertamenti ispettivi, tesi a scrutinare l’adeguatezza della procedura sanitaria applicata, con particolare riferimento al profilo psichiatrico e psicologico, nonché a verificare gli aspetti relativi alla sicurezza, alle locazioni ed al percorso trattamentale. Tale attività ispettiva è altresì volta a ricostruire l’evento critico, segnalando l’adeguatezza o meno degli interventi e la prontezza dei soccorsi, al fine di individuare eventuali omissioni o responsabilità nelle dinamiche gestionali detentive o dell’evento critico, con particolare riferimento all’applicazione delle circolari in tema di prevenzione del rischio suicidiario.

Nella consapevolezza della possibile correlazione tra fenomeni suicidari e condizioni di vita carceraria, va rimarcato che, con la riforma dell’ordinamento penitenziario attuata nel corso di questa legislatura con i decreti legislativi nn. 123 e 124 del 2 ottobre 2018, si è puntato decisamente innalzare gli standard qualitativi della vita detentiva, con particolare riferimento ai settori più sensibili dell’assistenza sanitaria, della genitorialità, della famiglia, del lavoro, del trattamento penitenziario. Le linee direttive lungo cui si è mossa la riforma hanno puntato essenzialmente: al miglioramento della vita carceraria, attraverso la previsione di norme volte al rispetto della dignità umana, mediante la responsabilizzazione dei detenuti e la massima conformità della vita penitenziaria a quella esterna, favorendo anche l’integrazione delle persone detenute straniere; ad una rinnovata disciplina sugli aspetti legati alla quotidianità della vita detentiva, in tema di collocamento nelle celle e fruizione di spazi comuni e servizi igienici; all’incremento delle opportunità di lavoro retribuito, sia intramurario che esterno, nonché di attività di volontariato individuale e di reinserimento sociale dei condannati, anche attraverso il potenziamento del ricorso al lavoro domestico ed a quello con committenza esterna; al miglioramento dell’assistenza sanitaria ai detenuti ed agli internati, riconoscendo loro il diritto ad avere informazioni complete sul proprio stato di salute, non solo all’atto di ingresso nell’istituto ma anche durante ed al termine del periodo di detenzione; al riconoscimento della prossimità territoriale, favorendo le condizioni perché ogni detenuto venga assegnato all’istituto più vicino possibile alla residenza della sua famiglia o al proprio centro di riferimento sociale; al rafforzamento della tutela dei diritti delle donne detenute contro possibili condotte discriminatorie, mediante la previsione di accorgimenti tesi a garantire che l’inserimento presso istituti o sezioni avvenga in modo da non compromettere le attività trattamentali.

Per quanto di stretta attinenza rispetto all’atto di sindacato ispettivo in esame, si rappresenta inoltre che il tavolo di consultazione permanente per la sanità penitenziaria si è riunito lo scorso 15 gennaio ed ha stabilito il procedere al monitoraggio dell’attuazione dell’accordo del 2017 sul rischio suicidiario in carcere, chiedendo alle regioni le relazioni informative sulle attività svolte di concerto con l’amministrazione penitenziaria nelle rispettive sedi territoriali. Tale monitoraggio, al momento, è ancora in corso.

Occorre altresì evidenziare che, in linea col richiamato accordo del 2017, continua è la ricerca della collaborazione nell’attività di contrasto ai suicidi in carcere. Al momento, gran parte degli istituti sono dotati – o stanno per dotarsi – dei protocolli in esso previsti, e sono stati attuati di concerto con le autorità sanitarie i presidi e gli strumenti concordati.

In tale solco i provveditori regionali e le direzioni penitenziarie stanno promuovendo presso le regioni e le ASL l’organizzazione di corsi care givers con l’obiettivo di formare detenuti lavoranti con componenti adeguate secondo il modello familiare succitato, per assicurare l’assistenza appropriata delle persone detenute con limitazioni funzionali, anche di tipo psichico.

Con riguardo alla questione del sovraffollamento carcerario, giova preliminarmente prendere le mosse da una considerazione di fondo: il tasso di sovraffollamento è calibrato in base allo spazio pro capite da riservare ai detenuti, che, con circolare 17 novembre 1988 del Ministero della giustizia, emessa sulla base di un decreto del Ministero della Salute del 5 luglio 1975, esso viene stabilito in 9 metri quadrati per singolo detenuto, da aumentare di altri 5 metri quadrati per ogni altro detenuto in aggiunta. Questo indice dimensionale risulta all’evidenza nettamente superiore rispetto a quello di tre metri quadrati, con cui le organizzazioni sovranazionali e la giurisprudenza comunitaria identificano la soglia minima al di sotto della quale può configurarsi trattamento inumano e degradante. A ciò va aggiunto che quasi tutti gli altri Paesi europei sono parametrati su dati dimensionali ben più bassi di quelli italiani. Ne consegue che sarebbe sufficiente, in ipotesi, allinearsi al parametro minimo comunitario o comunque accedere a uno degli standard minimi meno rigoroso di quello fissato dall’ordinamento interno per escludere in radice la sussistenza di sovraffollamento, in quanto le strutture penitenziarie italiane, per tale effetto, si attesterebbero su uno standard nettamente superiore alla soglia dei 60 mila detenuti.

Per quanto attiene alla casa circondariale di Trento, alla data del 4 aprile 2019 risultano presenti 277 detenuti su 419 posti disponibili, con un tasso di sovraffollamento pari al 65,39 per cento, come tale nettamente inferiore sia alla media regionale, che si attesta sul 131,88 per cento, sia alla media nazionale, che si attesta al 129,11 per cento. Resta fermo l’approccio di questo Ministero teso ad evitare che la soluzione del problema passi attraverso indiscriminati provvedimenti “svuotacarceri”, da cui discende un inaccettabile vulnus al principio fondamentale di certezza della pena, ma favorendo piuttosto interventi in materia di edilizia penitenziaria. In proposito, deve evidenziarsi che, in base all’articolo 22-bis del decreto-legge n. 113 del 2018, “decreto sicurezza”, su iniziativa di questo Ministero sono state previste due specifiche autorizzazioni di spesa, per complessivi 2 milioni di euro per l’anno 2018, di 15 milioni per l’anno 2019 e di 25 milioni per ciascuno degli anni dal 2020 al 2026, da destinare ad interventi urgenti connessi al potenziamento, all’implementazione e all’aggiornamento dei beni strumentali, nonché alla ristrutturazione e alla manutenzione degli edifici e dell’adeguamento dei sistemi di sicurezza. Con la legge di bilancio 2019 si prevede che le risorse non utilizzate per la copertura dei decreti legislativi di riforma del processo penale e di ordinamento penitenziario possano essere destinate ad interventi urgenti di edilizia penitenziaria e manutenzione ordinaria e straordinaria sugli immobili dell’amministrazione penitenziaria e minorile.

Inoltre, sempre in virtù della richiamata legge di bilancio, per effetto della ripartizione delle risorse rivenienti dal Fondo per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese di cui all’articolo 1, comma 140, della legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio 2017), l’importo di 280 milioni di euro verrà destinato ad interventi connessi all’adeguamento e all’ammodernamento delle strutture penitenziarie. Gli effetti benefici sono già tangibili nell’intensificazione dell’attività di manutenzione ordinaria e straordinaria dei complessi già in uso onde garantire migliori condizioni ambientali, igienico-sanitarie e di vita per i detenuti e operatori. Si stanno infatti riducendo, grazie ai più recenti aumenti di risorse finanziarie, le situazioni di inagibilità edilizia per degrado dei fabbricati, fenomeno accelerato anche dall’uso antropico eccessivo di ambienti e impianti in caso di sovraffollamento. Ai fini dell’incremento fino ad almeno 60 mila posti detentivi dell’attuale capienza regolamentare, sono già in atto procedimenti avviati dal piano carceri – attualmente curati dal Ministero delle infrastrutture dei trasporti – per nuovi istituti e padiglioni per circa 3.800 nuovi posti regolamentari. Nella medesima direzione riveste altresì un ruolo di primo piano il decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante: Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, in virtù del quale il personale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria potrà effettuare progetti e perizie per la ristrutturazione e la manutenzione anche straordinaria degli immobili in uso governativo all’amministrazione penitenziaria, nonché per la realizzazione di nuove strutture carcerarie. L’amministrazione potrà anche individuare immobili in disponibilità dello Stato o di enti pubblici territoriali e non territoriali al fine della loro valorizzazione per la realizzazione di strutture carcerarie. Il richiamato decreto ha favorito il rilancio e l’attivazione di un progetto embrionale concepito anni addietro ma poi arenatosi nel corso del tempo, essendo stato avviato, in proficua collaborazione con l’Agenzia del demanio e il Ministero della Difesa, un piano per l’acquisizione di caserme dismesse dall’uso militare riconvertibili in istituti penitenziari mediante interventi di manutenzione prevalentemente straordinaria, più rapidi e meno onerosi rispetto alla realizzazione di nuove strutture, con l’obiettivo funzionale di realizzare un significativo incremento di posti detentivi su tutto il territorio nazionale

(Camera.it)