Pensioni, militari e polizia esclusi da “Quota 100”

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Ultimi ritocchi al decretone con le misure su reddito di cittadinanza e quota 100, che domani dovrebbe finalmente andare all’esame del Consiglio dei ministri. Il testo è arrivato ad una versione quasi definitiva: una delle più recenti modifiche in corso di valutazione riguarda il comparto sicurezza, che resterebbe escluso dal nuovo canale di uscita per cui sono richiesti 62 anni di età e 38 di contributi. Si tratta di un’eccezione rispetto al mondo del lavoro pubblico, che secondo le stime vale circa il 40 per cento della potenziale platea: ma per polizia e militari l’impatto della nuova norma sarebbe in realtà limitato visto che le regole del comparto – tenendo conto del tipo di attività svolto da chi vi lavora – permettono in realtà di lasciare il servizio molto prima, in alcuni casi anche a 53 anni.

invalido (al 67% o più) che rientrano nel beneficio: secondo i calcoli circa 254 mila. Non è previsto invece un incremento diretto del trattamento di invalidità. Nonostante le rassicurazioni giunte dallo stesso presidente del Consiglio Conte, in campo leghista c’è chi non dà nemmeno per scontata la convocazione del Consiglio dei ministri per la giornata di domani. Sullo sfondo poi c’è il tema del peggioramento dello scenario economico, evocato ieri anche dal ministro Tria che prevede una «stagnazione temporanea». Sulla carta questo può voler dire una futura manovra correttiva, evocata ieri dall’opposizione, anche se al momento il governo è pienamente impegnato con l’esame del decretone e politicamente non può permettersi marce indietro. Tornando proprio al decreto, riguarda i dipendenti pubblici anche il nodo delle liquidazioni da anticipare per via bancaria, non solo a beneficio di quelli che escono con quota 100 ma anche di tutti gli altri, penalizzati dalle regole attuali che prevedono l’erogazione ritardata e a rate del trattamento di fine servizio. Un problema che verrebbe acuito con il nuovo canale di uscita, perché nel testo si stabilisce che la liquidazione sia riconosciuta solo a partire dalla data di pensionamento comunque prevista dalla legge Fornero, che di solito è quello di vecchiaia: l’attesa dunque potrebbe arrivare fino a 8 anni. La soluzione messa a punto prevede la possibilità per i pensionandi di farsi anticipare subito la somma in banca, ma solo fino a un importo fisso che dovrebbe aggirarsi sui 50 mila euro. Ma chi pagherà gli interessi sul prestito? L’intenzione del governo è accollarsi l’onere, ma probabilmente ciò non avverrà al 100 per cento anche per un problema tecnico-contabile: occorre evitare che il finanziamento sia trattato da Eurostat come debito pubblico. A carico degli interessati dovrebbe rimanere comunque solo una parte relativamente piccola degli interessi. Proseguono intanto i contatti con l’Abi (come confermato ieri dal direttore generale Giovanni Sabatini) con l’obiettivo di mettere a punto una convenzione che fissi tutti i punti dell’operazione, compreso il tasso di interesse da applicare.

LA PROROGA
Nel decreto sarà poi contenuta la proroga delle risorse per il Fondo di solidarietà per il trasporto aereo, che assicura gli ammortizzatori sociali in particolare agli ex-dipendenti Alitalia. Il fondo è oggi alimentato dall’addizionale sui diritti di imbarco di 3 euro a biglietto versata dai viaggiatori: l’importo dovrebbe essere però ridotto a 1-1,5 euro mentre l’Inps, a cui le risorse avrebbero dovuto essere girate, sarà compensato per le minori entrate. A proposito di Inps, sarà approvata la riforma della governance dell’istituto: il ritorno al consiglio di amministrazione però non sarà operativo a metà febbraio, quando scadrà il mandato di Tito Boeri. A quel punto arriverà quindi un commissario. In lizza ci sono un paio di nomi: Pasquale Tridico, consigliere economico del ministro Di Maio, e Marina Calderone attuale presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro, la quale potrebbe però risultare penalizzata dal tetto previsto per i compensi della pubblica amministrazione.
(Il Messaggero)