Polizia penitenziaria importante per prevenire atti di terrorismo, le parole pronunciate

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Gabrielli: “Polizia penitenziaria importante per prevenire atti di terrorismo”

Il Capo della Polizia: spesso la radicalizzazione avviene in carcere. L’intelligence in Italia finora ha funzionato. “Non nego che questa è una giornata di grande mestizia per tutti, perché l’Europa si risveglia ancora sotto attacco. E un nostro connazionale in queste ore sta combattendo una battaglia disperata per poter vivere”.

Sono le prime parole pronunciate ieri dal prefetto Franco Gabrielli, capo della Polizia, appena arrivato a Venezia. Lo fa a margine della firma dell’accordo per la realizzazione della nuova cittadella della polizia a Mestre.

Ancora una volta un attentato in Europa?

“È il campanello d’allarme di una minaccia che sappiamo essere immanente e che riguarda il nostro continente. Aspettiamo di capire le dinamiche del gesto, ma quando un’azione colpisce così in modo indiscriminato si tratta di terrorismo, al di là delle motivazioni. Tutti i feriti e le vittime sono degni di rispetto ma quando si parla di connazionali siamo più coinvolti emotivamente. Il fatto che un giovane connazionale sia in condizione di pericolo è motivo di dolore”.

Le autorità francesi hanno ricordato di essere riuscite a prevenire in due anni un migliaio di attentati. In Italia questa prevenzione c’è stata e in che misura?

“La prevenzione non sempre è raccontabile. Dal 15 gennaio 2015, (attentato a Charlie Hebdo, ndr), 360 persone sono state allontanate perché pericolose. I risultati positivi ci sono e spesso sono frutto di concause. Però lasciatemi rivendicare il lavoro della Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di finanza. La veicolazione di informazioni permette di prevenire forme di radicalizzazione. Di questo il merito va alle forze di polizia e voglio ricordare anche la Polizia penitenziaria. Nel nostro Paese è forza di polizia e questo consente di veicolare informazioni importanti. Un lavoro, quello di questi agenti, fondamentale perché ha impedito, in diversi casi forme di radicalizzazione. In questo momento, nel nostro Paese, il carcere è il principale incubatore di radicalizzazione. Le continue informazioni raccolte all’interno delle carceri, infatti, sono state molto importanti nel lavoro di prevenzione”.

Ma l’Italia è un Paese sicuro?

“Il lavoro dei nostri Servizi, quello delle forze di polizia serve a veicolare informazioni anche con altre nazioni. Questo ci fa dire che oggi l’Italia è un Paese sicuro, Ma tutto questo lavoro serve? Se uno pensa che non ci sia rischio, dico che non ci può essere un rischio zero. Al tempo stesso mi sforzo di dire che i cittadini non possono cambiare le loro abitudini, devono vivere e pretendere che le forze di sicurezza, di polizia, gli apparati di intelligence e la Magistratura facciano al massimo la loro attività. Fino ad ora ci siamo riusciti. Raccontiamo un fatto passato, non possiamo ipotecare il futuro ma è innegabile che il nostro impegno è sempre massimo e questo i cittadini lo devono percepire”.

(Il Mattino di Padova)