Circolare Dap. Le “traduzioni” dei detenuti costano troppo, udienze in videoconferenza

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 I trasferimenti per “motivi di giustizia” sono dispendiosi e rischiosi per il personale. Circolare del capo del Dap Francesco Basentini ai direttori dei penitenziari. “Il documento ha lo scopo di puntare e di individuare quei possibili cambiamenti da realizzarsi mediante – pur importanti – modifiche organizzative o strutturali, che comunque non richiedano l’impiego di poderose risorse economiche e che sono attuabili grazie anche ad un nuovo approccio che coinvolga indistintamente tutto il personale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria”.

È quanto si legge nella Circolare che il capo del Dap Francesco Basentini ha diffuso ai direttori dei penitenziari e agli altri organismi che afferiscono all’universo carcerario. Emergono dei dettagli importanti dal documento in questione. In un’era politica che marcia verso i tagli e un’austerity di ritorno, spiccano i venti milioni di euro spesi solo nel 2018.

Si chiamano tecnicamente “traduzioni”. A partire dal 2016 “l’incidenza ed il numero delle traduzioni dei detenuti per le udienze di convalida è andato irrimediabilmente aumentando”, riferisce il Dap. Si è passati dai 14.667 detenuti “tradotti per convalida” su un totale di 157.891 soggetti “tradotti per motivi di giustizia” nel 2015, ai 15.963 su 158.045, pari al 10%, per un costo di circa 9.000.000 nel 2016.

Ma i costi vivi sono aumentati in maniera esponenziale. Nel 2017 “i soggetti tradotti per convalida sono saliti a 17.218 su un totale di 162.685 per motivi di giustizia, pari all’11%, per un costo di oltre 9.500.000 milioni di euro”. Nel 2018, da genuino a settembre, ben 25.251 sono i soggetti tradotti per convalida su 121.982 tradotti per motivi di giustizia, dunque pari al 21% del totale, per un costo presunto di oltre 14.000.000 milioni di euro.

“La previsione per fine anno è che il costo sarà di oltre 20.000.000 milioni e circa 30.000 saranno i detenuti tradotti per motivi di convalida. Si tratta di cifre decisamente consistenti, non solo per l’impiego di risorse ma soprattutto per la sicurezza del personale che vi opera”. Sì, perché sono numerosi gli eventi critici che si verificano nel corso delle cosiddette “traduzioni”.

Il fenomeno, meglio noto come “tornelli” o “porte girevoli”, è determinato “dall’assenza o dall’impossibilità di utilizzo delle Camere di sicurezza nonché dalla (in qualche caso) consuetudinaria celebrazione delle udienze di convalida presso le aule di giustizia dei Tribunali, ove appunto i detenuti vengono tradotti, invece che presso le aule site all’interno degli Istituti penitenziari”.

Per ovviare al fenomeno lo stesso Dipartimento del Ministero della Giustizia propone una soluzione. “Potrebbe risultare utile (oltre che un più ragionevole impiego dei domiciliari) ricorrere al sistema delle videoconferenze e delia partecipazione a distanza nelle udienze di convalida anche per i detenuti arrestati”.

Il risparmio di uomini e risorse economiche sarebbe considerevole e in questo modo “si potrebbero ottenere le risorse finanziarie per assumere più personale di polizia penitenziaria, da impiegare come ufficiale di polizia giudiziaria che assiste “a distanza” alle udienze”.

Per quanto riguarda l’organizzazione interna il Dap si orienta in maniera netta: “Va assolutamente abbandonato qualsiasi approccio di tipo esclusivamente centralistico: l’azione degli organi centrali e dì quelli periferici deve risultare sempre coordinata e simultanea. A tale scopo, il Capo del Dipartimento ha creato alcune unità organizzative della Segreteria Particolare, dotate al loro interno di personale e di posizioni organizzative con funzioni di interfaccia operativo con tutti gli ambiti – anche territoriali – dell’Amministrazione penitenziaria.

Ciò nondimeno, anche gli altri organismi locali devono essere partecipi e protagonisti dei cambiamento: il Dipartimento nutre molte aspettative sui contributo che ciascun Provveditore, Direttore e Comandante può dare alla pianificazione e alla gestione quotidiana, sia nei rapporti con il Dipartimento che, soprattutto, nell’attività degli uffici di cui si è al vertice. Si ritiene necessario evitare l’attuale parcellizzazione dei moduli gestionali, non apparendo funzionale all’esigenze dell’Amministrazione il mantenimento di tutti – e sovente opposti – i criteri organizzativi, adottati dai direttori degli istituti penitenziari”.

Infine il capitolo sicurezza: “È assolutamente utile l’istituzione di gruppi di intervento operativo, dotati di equipaggiamento idoneo ad affrontare ogni possibile evento critico “addestrati per l’utilizzo di tecniche operative che tutelino la propria incolumità e quella dei detenuti. “Anche in tale direzione dovrà lavorare il gruppo di lavoro, istituito il 17 settembre 2018. Altro importante ambito su cui occorre lavorare è quello relativo agli stimoli motivazionali e alla mobilità del personale”.(Cronache di Napoli)