Personale di Polizia penitenziaria ridotto all’osso e costretto a rinunciare a riposi e ferie accumulando ore ed ore di straordinari……

Personale di Polizia penitenziaria ridotto all’osso e costretto a rinunciare a riposi e ferie accumulando ore ed ore di straordinari , interrogazione al Ministro della Giustizia

GRIMOLDI e RIBOLLA. — Al Ministro della giustizia. —

Per sapere – premesso che: la situazione organica della casa cir-condariale di Monza è sempre più critica, paradossale e contraddittoria; da un lato, la denuncia sindacale, quasi quotidiana, della grave e cronica carenza di personale di polizia penitenziaria in re-gione Lombardia – e quindi anche nell’i-stituto monzese – dall’altro il provvedito-rato regionale per la Lombardia che rileva al dipartimento dell’amministrazione peni-tenziaria, con nota n. 79664 del 2 novem bre 2016, le gravi difficoltà in essere nel distretto lombardo, appunto dovute alla gravissima carenza di organico chiedendo al medesimo « pur conscio delle difficoltà di nuove assegnazioni che producano effet-tivi incrementi, quanto meno, di evitare, o meglio, limitare, i distacchi fuori sede »; sempre il provveditorato regionale per la Lombardia, con successiva nota n. 93056 del 19 dicembre 2016, invita « i Signori Direttori e Comandanti di reparto a ope-rare una razionalizzazione dei posti di ser-vizio, basandosi sul personale effettiva-mente posto a disposizione e non già sul-l’organico che “dovrebbe” essere presente », pur riconoscendo che non si può « come ineluttabilmente rischia di succedere, far ricadere sul personale presente gli effetti negativi della carenza di organico »; il paradosso è raggiunto con l’utilizzo di tre unità di polizia penitenziaria in Sala Convegno, depauperando ulteriormente l’e-siguo numero di personale rimasto a turno; in altri termini tre agenti, che oggi lavorano nelle sezioni del carcere di Monza, sono destinati a coprire un servizio che, ancora per un paio di settimane, sarà ge-stito da una società esterna, con compiti diversi da quelli loro spettanti, come man-sioni da barista; secondo il Ministero, in regione Lom-bardia, su 19 istituti di pena, dovrebbero esserci 5.208 poliziotti penitenziari, ma quelli effettivamente presenti sono soltanto 3.779, vale a dire il 30 per cento in meno; tale carenza riguarda tutti i livelli: i commissari (previsti 57, presenti 33), gli ispettori (134 invece di 511), i sovrinten-denti (116 invece di 529) e soprattutto gli agenti (3.496 su un fabbisogno accertato di 4.111); è assurda, a parere dell’interrogante, l’attuale situazione che vede gli istituti pe-nitenziari lombardi contendersi e sottrarsi tra loro gli agenti per tamponare le neces-sità e tappare i buchi e, al contempo, gli agenti medesimi ridotti all’osso e costretti a rinunciare a riposi e ferie accumulando ore ed ore di straordinari –: se e quali urgenti iniziative intenda adottare per porre fine a quanto esposto in premessa, a cominciare dall’utilizzo di per-sonale in servizi non istituzionali. (4-00343)

RISPOSTA. — Con l’atto di sindacato ispet-tivo in esame, gli interroganti, richiamate la carenza di organico di cui soffrono gli isti-tuti penitenziari lombardi, con particolare riferimento alla casa circondariale di Monza, rispetto a cui si assiste al « paradosso » del-l’impiego di tre unità presso la sala convegni con mansioni di barista, chiedono di sapere se e quali iniziative il Ministro intenda as-sumere per porre fine a quanto esposto, a cominciare dall’utilizzo di personale per fini non istituzionali. Va innanzitutto premesso che, secondo gli elementi forniti dal dipartimento dell’Am-ministrazione penitenziaria, il personale in servizio presso la casa circondariale di Monza è costituito da 318 unità, con una carenza complessiva di sole tre unità rispetto alla previsione organica di cui al P.C.D. del 29 novembre 2017 sviluppato in applicazione del decreto ministeriale del 2 ottobre 2017. Ne deriva un tasso di scopertura assolu-tamente modesto. Le criticità attengono, in particolare, al personale appartenente ai ruoli di sovrin-tendente e di ispettore, in quanto presenti in numero ridotto rispetto alla previsione or-ganica, sebbene occorra precisare che trat-tasi di una situazione, per altro in linea con la maggior parte degli istituti penitenziari, destinata a migliorare già nel primo triennio dell’anno venturo grazie al recente riordino delle Forze di polizia di cui al decreto legi-slativo n. 59 del 2017. Per quanto riguarda, invece, la questione dell’impiego di unità del comparto sicurezza presso il bar dell’istituto monzese, dove la-vorano anche due detenuti in regime di articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, si rappresenta che tale previsione ottempera a rilievi formulati dal Ministero dell’econo-mia e delle finanze che ha disposto l’affida-mento del servizio alla gestione diretta an-ziché, come in passato, a soggetti terzi. L’impiego del personale dell’Amministra-zione all’interno degli spacci/sale convegno degli istituti penitenziari – giustificato quale intervento di protezione sociale (secondo uanto stabilito dall’articolo 41 della legge di riforma n. 395 del 1990) ed autorizzato dall’articolo 19 della legge 321 del 1991 – fu largamente compresso, dalla fine del 2010, a seguito di decisione, dell’allora consiglio di amministrazione, di esternalizzare la ge-stione degli spacci. La cosiddetta esternalizzazione condusse, però, da un lato, ad una notevole contra-zione degli introiti, necessari per finanziare i compiti espletati dall’ente di assistenza, dall’altro, a frequenti sospensioni delle atti-vità di somministrazione per l’inadeguatezza dei soggetti affidatari del servizio, privando così il personale di un importante luogo di aggregazione per il recupero psico-fisico, ol-tre che di mero ristoro. Da tale circostanza nacque il rilievo fatto in esito alla visita ispettiva effettuata nei mesi di marzo-maggio 2015 dall’ispettorato generale di Finanza, reiterato nonostante le oggettive argomentazioni giustificative ri-volte in sede di riscontro dal consiglio di amministrazione. Le perplessità enunciate dall’ispettorato generale di Finanza sono attualmente og-getto di valutazione della procura della Corte dei conti. Lo stesso Ragioniere generale dello Stato ha raccomandato « il proseguimento delle procedure di reinternalizzazione degli spacci/ sale convegno, nell’ottica del miglioramento e della convenienza economica della gestione degli stessi » in occasione dell’approvazione dei bilanci preventivi e consuntivi dell’ente di assistenza. Pertanto il consiglio di amministrazione dell’ente, in ottemperanza a quanto disposto dal Ministero dell’economia e della finanza, deliberato di non rinnovare i contratti con ditte/cooperative al fine di ricondurre le gestioni esternalizzate in amministrazione diretta, anche con l’utilizzazione di mano d’opera detenuta. Diverse determinazioni da parte di questo Dicastero risulterebbero, in definitiva ille-gittime e palesemente dannose.

Il Ministro della giustizia: Al-fonso Bonafede.

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Posted by on 2 dicembre 2018. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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