Il ministro della Giustizia: no ai taser in carcere  

Il grillino Bonafede contrario “per ora” alla pistola elettronica. Ma il suo collega leghista, Salvini, l’ha annunciata più volte

Il taser, la pistola elettronica, verrà affidata non soltanto agli agenti della Polizia di Stato, ma anche a quelli della Polizia penitenziaria? Per ora il ministero della Giustizia dai quali la penitenziaria dipende, risponde con un “no”.

A chiedere che lo strumento di autodifesa arrivasse nelle prigioni era stata Forza Italia alla Camera dei deputati, con un’interrogazione presentata alla Camera alla fine di novembre al ministro Alfonso Bonafede dalla deputata reggiana Benedetta Fiorini. L’iniziativa seguiva l’aggressione del comandante del carcere di Reggio Emilia da parte di un detenuto di religione islamica, seguito dall’incendio di una cella da parte di un recluso inneggiante all’Isis.

A chiedere che lo strumento di autodifesa arrivasse nelle prigioni era stata Forza Italia alla Camera dei deputati, con un’interrogazione presentata alla Camera alla fine di novembre al ministro Alfonso Bonafede dalla deputata reggiana Benedetta Fiorini. L’iniziativa seguiva l’aggressione del comandante del carcere di Reggio Emilia da parte di un detenuto di religione islamica, seguito dall’incendio di una cella da parte di un recluso inneggiante all’Isis.

La deputata Fiorini ricordava al ministro Bonafede che il taser in carcere era stata una delle promesse presentate con più forza in campagna elettorale dal vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno aveva ripetuto il suo impegno anche ai primi di settembre, subito dopo un incidente avvenuto nel carcere di Prato, dove un detenuto sudamericano aveva  aggredito quattro agenti.

In quell’occasione, Salvini  aveva assicurato che del taser avrebbe parlato al più presto con il collega Bonafede, dicendosi convinto che lo strumento fosse da adottare: “Lo usano anche in Vaticano” aveva detto Salvini “e non vedo l’ora che diventi uno strumento effettivo anche nelle nostre prigioni”.

Ieri, però, il Guardasigilli ha scritto nella sua risposta che “l’Amministrazione penitenziaria (…) ha ritenuto di soprassedere, in questa prima fase, alla sperimentazione della pistola elettrica in ambito penitenziario, ferma restando la possibilità di valutare possibili proiezioni future dell’impiego di tale dispositivo anche in tale delicato contesto”.

Nella casa circondariale di Reggio Emilia è stato aumentato il numero delle telecamere di sorveglianza e, come in tutta Italia, è stato diramato un protocollo interno per aumentare la sicurezza degli agenti di custodia. Il problema principale, ammette il ministro, è la carenza di organico. Bonafede ha annunciato in tempi brevi l’ingresso di nuovi agenti, oggi in formazione nelle scuole di Polizia.(Affari Italiani)

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Posted by on 2 dicembre 2018. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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