Strumenti di lavoro degli agenti di Polizia Penitenziaria, assunzione di nuovo personale, costruzione di nuovi istituti di detenzione, al Senato …………..

Senato: Bonafede risponde al question time

 

Il Guardasigilli risponde a due interrogazioni: la prima (a firma Marsilio e Cirani), sulle iniziative urgenti che si intendono adottare in materia di ordinamento penitenziario, e in particolare con riferimento alle condizioni e agli strumenti di lavoro degli agenti di Polizia Penitenziaria, all’assunzione di nuovo personale, alla costruzione di nuovi istituti di detenzione e ristrutturazione di quelli esistenti allo scopo di aumentarne il numero di posti; la seconda (a firma Piarulli) sul fenomeno della violenza contro le donne, per conoscere quali inziative – anche normative – si vogliano assumere, per contrastare con efficacia e immediatezza questa vera e propria “piaga sociale”.
 

MARSILIO (FdI). Signor Presidente, signor Ministro, la condizione delle carceri è drammatica e indegna di un Paese civile.

Se le pessime condizioni delle carceri colpiscono i detenuti, una condizione ancora peggiore la vivono i lavoratori del comparto (agenti della polizia penitenziaria, dell’amministrazione della giustizia, sanitari e volontari che prestano servizio). Bastano pochi dati per rendersene conto. Al mese scorso i detenuti nei penitenziari di tutta Italia sono quasi 60.000. A giugno erano 58.000, in continuo aumento, a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 50.000. Al contrario, l’organico della polizia penitenziaria è di soli 35.000 unità rispetto alle 41.000 previste, circa il 15 per cento delle forze in meno a fronte di un 20 per cento di presenze in più. Significa che, se la pianta organica fosse completa, avrebbero un carico del 20 per cento di lavoro in più; in queste condizioni il carico di lavoro arriva oltre il 40 per cento in più.

La traduzione pratica di questi numeri è che gli agenti sono costretti a turni massacranti e in numero inferiore alle condizioni minime di sicurezza. Solo per fare un esempio, nel carcere di Teramo, che ho visitato, 130 effettivi coprono il lavoro di 220 unità, con 150 reclusi in sovrannumero. Hanno accumulato 16.000 giorni di ferie non godute, 45.000 ore di straordinario e la regola è lo svolgimento di turni massacranti, con agenti che spesso sono costretti a trattenersi anche oltre l’orario per superiori esigenze di servizio. Ciò accade anche perché gli agenti di polizia penitenziaria non possono scioperare per far valere i loro diritti e lasciare incustoditi i detenuti. A Rebibbia, invece, dove al netto del personale presente registrato in forza solo sulla carta, si registrano percentuali di vacanza che arrivano all’83 per cento per i commissari e scendono, comunque, al 16 per cento per agenti e assistenti. Le condizioni di sicurezza in cui lavorano questi agenti, spesso oggetto di frequenti aggressioni, sono aggravate dalla presenza tra gli stranieri di migliaia di detenuti islamici sensibili alla radicalizzazione violenta e ancora più precarie sono rese dall’introduzione della cosiddetta vigilanza dinamica. Si tratta di una bella invenzione che prevede la libera circolazione di detenuti negli spazi comuni e nei bracci, peraltro lasciati lì a “pascolare” senza far nulla.

Il 20 luglio scorso, in occasione del giuramento del corso agenti di polizia penitenziaria, lei, signor Ministro, ha preso impegni che finora sono stati disattesi e che sono oggetto delle nostre domande (impegni che, peraltro, condividiamo nel merito). Chiediamo al Governo di stanziare i fondi per assumere il personale e completare la pianta organica. Invece di distribuire reddito di cittadinanza, usiamo meglio le risorse e creiamo lavoro vero. Chiediamo inoltre di dare immediato seguito ai contenuti dell’ordine del giorno presentato da Fratelli d’Italia e approvato ieri alla Camera dei deputati per trasferire all’estero gli stranieri in sovrannumero. Chiediamo altresì di rafforzare e tutelare il ruolo degli agenti, anche dotandoli del taser e di strumenti antiaggressione; di tornare indietro rispetto alla cosiddetta riforma Orlando e soprattutto alla vigilanza dinamica; di sviluppare il ricorso, finora marginale, all’impiego dei detenuti per lo svolgimento di lavori di utilità sociale, che è la strada migliore per il loro reinserimento sociale, anche per obbedire al dettato costituzionale.

 

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Bonafede, ha facoltà di rispondere all’interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

 

BONAFEDE, ministro della giustizia. Signor Presidente, ha detto benissimo il senatore interrogante quando ha parlato della situazione delle carceri in Italia, che è letteralmente drammatica, per non dire tragica.

Si tratta di una situazione che abbiamo ereditato dal passato, quando l’unica soluzione che veniva trovata per il sovraffollamento carcerario, con grave messa in pericolo anche della sicurezza degli agenti penitenziari, era adottare un provvedimento di indulto o svuotacarceri per mandare fuori i detenuti non rieducati, che poi chiaramente rientravano in carcere.

Tra gli ambiti su cui questo Governo vuole investire di più vi sono proprio la rieducazione dei detenuti e la messa in sicurezza delle condizioni in cui lavorano gli agenti di polizia penitenziaria, che svolgono un lavoro importantissimo non solo per la sorveglianza in senso stretto dei detenuti, ma anche in termini di prevenzione. Infatti, i detenuti che rientrano nella società devono aver fatto un percorso di rieducazione; se lo avranno fatto, non torneranno a delinquere. (Applausi dal Gruppo M5S). Per non parlare, poi, del monitoraggio importante che la polizia penitenziaria svolge in termini di prevenzione del terrorismo e della mafia.

Con particolare riferimento alla carenza di organico – è un dato tristemente diffuso su tutto il territorio nazionale – lo Stato si attesta su un tasso di scopertura complessivo pari al 9,9 per cento, che interessa principalmente le figure degli ispettori e dei sovraintendenti. Per arginare gli effetti della riduzione dell’organico proprio con riferimento a queste figure professionali sono intervenute misure correttive, quali l’immissione in ruolo di 976 nuovi vice ispettori del Corpo di polizia penitenziaria nominati al termine del relativo corso di formazione in itinere, nonché l’attivazione delle procedure per il concorso interno per complessivi 2.851 posti per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente del ruolo maschile e femminile. In ogni caso, richiamo l’investimento di 500 milioni di euro per il personale di sicurezza, in cui rientra anche il personale della polizia penitenziaria.

Per quanto riguarda l’edilizia penitenziaria, grazie a più recenti aumenti di risorse finanziarie, si stanno riducendo le situazioni di inagibilità edilizia per degrado dei fabbricati. Ai fini dell’incremento dell’attuale capienza ricettiva da 51.200 ad almeno 60.000 posti, sono già in atto procedimenti avviati dal Piano carceri, attualmente curati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per nuovi istituti e padiglioni, per circa 3.800 nuovi posti regolamentari. Voglio chiarire che la maggior parte di queste risorse erano già state investite nella scorsa legislatura, ma, al netto delle chiacchiere che venivano portate avanti sull’interesse alla vita dei detenuti, sono rimaste bloccate per due o tre anni. Ora, ci siamo già attivati per sbloccare i soldi che già c’erano e venivano lasciati lì; non solo: al Ministero c’è un gruppo di lavoro che, in versione task force, sta cercando di lavorare per valutare la possibilità di riconvertire in tempi urgentissimi alcune caserme militari dismesse, al fine di provvedere all’emergenza dell’edilizia penitenziaria, non solo in termini di manutenzione ordinaria e straordinaria, ma anche di nuove carceri, là dove necessario.

Per quanto riguarda l’invito a valutare la possibilità di far espiare la pena ai detenuti stranieri nei loro Paesi di provenienza, sottolineo che c’è un impegno non solo da parte del Ministero della giustizia ma anche del Ministero dell’interno a intrattenere il maggior numero possibile di rapporti diplomatici con i Paesi maggiormente coinvolti. Dico soltanto che da settembre ho incontrato i Ministri della giustizia di Albania, Romania e Marocco proprio per cercare d’implementare e intensificare il più possibile le operazioni di espiazione della pena nel Paese di provenienza, e stiamo già avendo risultati nei tavoli tecnici.

La possibilità di utilizzare il taser è oggetto di valutazione del Ministero, non tanto nell’uso all’interno delle carceri, dove non si può utilizzare alcuna arma – diciamolo chiaramente – quanto nelle operazioni di trasferimento dei detenuti, nelle quali probabilmente si sta più tranquilli se l’agente di polizia penitenziaria ha un taser anziché una pistola. Sotto tale profilo, quindi, se ne sta vagliando l’uso relativamente ai casi in cui ciò si renda strettamente essenziale.

Quanto alla sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria, ma anche dei detenuti, con una lettera circolare del 9 ottobre 2018 si sta cercando di intensificare tutte le possibili applicazioni delle leggi già esistenti che prevedano il trasferimento in altri istituti dei soggetti che dimostrino di essere pericolosi e che si trovino in strutture non idonee, a salvaguardia della sicurezza di tutti.

La riforma Orlando, cui l’interrogante ha fatto cenno, com’è noto, è stata bloccata nella parte in cui configurava l’ennesimo svuotacarceri, che poi avrebbe comportato anche problemi per la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria. È rimasta invece la parte di quella riforma che va incontro alle esigenze di tutti, soprattutto al fine di una vita migliore all’interno delle carceri.

 

 

MARSILIO (FdI). Signor Ministro, naturalmente potrò dichiararmi soddisfatto quando vedremo realizzata almeno una parte delle buone intenzioni che ha dichiarato – e al Governo tocca l’onere della prova – anche se dai numeri che ha detto, ammettendo che tali operazioni vadano in porto in tempi reali, ci risulta comunque la mancanza di almeno altre 2.000 assunzioni per completare la pianta organica.

Non ci ha dato rassicurazioni sulla vigilanza dinamica; anzi, mi sembra di capire che, quando difende un parte della riforma Orlando entrata in vigore per far stare meglio dentro alle carceri forse si riferisce proprio a questo, ma casualmente non ne ha parlato.

Sono anche poco soddisfatto del fatto che consideriate il taser un’arma pericolosa, con la conseguenza che le persone che subiscono aggressioni dentro alle carceri debbano difendersi a mani nude, come oggi accade, e in grave inferiorità numerica, anche a causa delle deficienze di personale.

Naturalmente, abbiamo qualche dubbio che possiate riuscire a realizzare questi programmi: siamo certi che il partito con cui lei ha firmato un contratto di Governo condivida questi valori, perché li ha firmati insieme a noi di Fratelli d’Italia; è nel suo partito che temo ci sia ancora troppa subcultura radicale e buonista di coloro che pensano che stare dalla parte dei più deboli significhi invertire il senso comune delle cose, al punto da pensare più a quanto siano maltrattati i poveri detenuti che alle condizioni concrete e reali di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria.

Si tratta peraltro della stessa subcultura che porta il vice della sindaca Raggi a incontrare e difendere gli occupanti abusivi, mentre il Ministro dell’interno tenta di dar vita a una stagione di sgomberi e demolizioni, che attendiamo di vedere con ansia, ma della quale finora non abbiamo ancora visto alcun atto pratico.

Naturalmente diamo tempo al tempo: siamo qui ad attendere e verificare – perché il ruolo dell’opposizione è anche questo – che il Governo faccia il suo dovere per il bene degli italiani.

La risposta del Ministro Bonafede al Senatore Marsilio

QT_MARSILIO

 

 

 

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Posted by on 26 ottobre 2018. Filed under News, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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