Agenti della polizia penitenziaria sequestrano tablet in cella a boss …………….

Il boss della camorra in cella con il tablet: così inviava mail ai fedelissimi

Gliel’hanno sequestrato a Cagliari gli agenti della polizia penitenziaria. Armando Lubrano, 36 anni, è esponente di primo piano del clan Orlando che controlla Quarto e Marano ed è stato condannato a 12 anni di reclusione con rito abbreviato

Un tablet per inviare mail dal carcere e comunicare con gli affiliati rimasti in libertà, beffandosi di tutte le regole e le prescrizioni del giudice: lo aveva Armando Lubrano, 36 anni, esponente di primo piano del clan Orlando che controlla Quarto e Marano condannato a 12 anni di reclusione al termine del processo con rito abbreviato.

Glielo hanno sequestrato a Cagliari gli agenti della polizia penitenziaria, mentre ora lo stanno analizzando i carabinieri del Racis. Si sta anche cercando di verificare se il boss abbia fatto uso di dispositivi elettronici anche in altre carceri nelle quali ha soggiornato, per esempio Prato. La circostanza è ritenuta particolarmente insidiosa dalla Dda poiché Armando Lubrano, soprannominato «Armandino» o anche «Shreck», è un personaggio particolarmente aggressivo e insidioso, abituato ad andarsene in giro con mitra e bombe a mano. Nell’ordinanza del gip Francesca Ferri viene definito «uno dei promotori del sodalizio e organizzatori delle illecite attività sui territori di Marano di Napoli, Quarto, Calvizzano, in particolare dell’attività estorsiva, nonché uno dei referenti e diretta espressione del capo clan Antonio Orlando», fratello di sua madre Giuseppina. Proprio lui capeggiava la rivolta del gruppo Orlando contro i vecchi alleati Polverino: una rivolta estremamente aggressiva, che per poco non è sfociata in una guerra. «Vi uccido pure le femmine e le creature», minacciò Lubrano nel corso dello scontro. E, a un imprenditore cui voleva estorcere denaro, disse a muso duro: «Adesso ci siamo presi noi il paese, manteniamo allerta il paese. A noi ci serve un prestito perché siamo in difficoltà». Come è possibile che un personaggio del genere potesse tenere i contatti con l’esterno grazie a un tablet? È quanto stanno cercando di capire i carabinieri, coordinati dal pm Maria Di Mauro. È possibile che qualche agente infedele della polizia penitenziaria abbia introdotto nella sua cella il dispositivo dietro compenso.(corriere del mezzogiorno)

 

 

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Posted by on 26 ottobre 2018. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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