Chiude il carcere , ma il Tar “salva” gli agenti della Polizia penitenziaria

Salerno: chiude il carcere di Sala Consilina, ma il Tar “salva” gli agenti

Le guardie penitenziarie furono costrette a trasferirsi dopo la chiusura. Il Ministero nega la diaria, ma i giudici lo bocciano- Il carcere viene soppresso, gli agenti della polizia penitenziaria trasferiti altrove e il Ministero di Giustizia nega l’indennità di trasferimento agli agenti penitenziari sostenendo, furbescamente, che sono state loro a scegliere di essere trasferite.

La vicenda, che ha dei contorni paradossali visto che la tesi del Ministero è farsesca – gli agenti sono stati costretti al trasferimento dopo la chiusura del carcere di via Gioberti e dunque non è stata certo una loro scelta – è finita davanti ai giudici del Tar di Salerno che con una sentenza hanno accolto il ricorso presentato da un ispettore capo della polizia penitenziaria che fino a 3 anni fa ha prestato servizio a Sala Consilina. Oltre al danno stava per arrivare anche la beffa, evitata dai giudici amministrativi di primo grado.

Tutto è iniziato a maggio del 2016 quando la direzione generale del personale e delle risorse del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha notificato il diniego del diritto a percepire l’indennità di trasferimento. Indennità contemplata da una legge del 2001 che prevede per le forze di polizia – trasferite d’autorità ad altra sede di servizio e sita in un Comune diverso da quello di provenienza – un’indennità mensile pari a trenta diarie di missione in misura intera per i primi dodici mesi di permanenza ed in misura ridotta del 30 per cento per i secondi dodici mesi.

La legge poi prevede in un altro comma che “l’indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d’autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni”.

L’ispettore capo è stato trasferito presso il carcere di Eboli. Per il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria l’indennità non sarebbe dovuta perché il trasferimento sarebbe stato volontario ed Eboli sarebbe sede “limitrofa” a Sala Consilina. Entrambe lo motivazioni non hanno convinto i giudici che nella sentenza hanno messo in evidenza che invece all’agente spetta “l’indennità di trasferimento – si legge nel provvedimento – prevista all’art. 1 della l. n. 86/2011, considerato che la relativa istanza avanzata dal ricorrente su specifica richiesta dell’amministrazione di indicare tre sedi di gradimento in ambito regionale non può incidere sulla natura del disposto trasferimento, il quale, trovando il proprio presupposto fondante nella soppressione dell’originario reparto di appartenenza, costituisce trasferimento d’autorità, non traendo origine il movimento dall’iniziativa del ricorrente bensì rispondendo al preminente interesse pubblico alla riorganizzazione dei reparti da parte dell’amministrazione resistente”.

Per quanto riguarda invece l’applicazione del comma della legge 86 del 2011 che non prevede l’indennità se la nuova sede di servizio è “limitrofa” alla precedente il Tar ha condiviso la prospettazione dell’agente trasferito in quanto “nel caso di specie – si legge nella sentenza non ricorre la condizione ostativa all’indennità, non essendo la nuova sede di servizio comunque “limitrofa” a quella di provenienza intercorrendo tra le stesse una distanza, pari a circa settanta chilometri, tale da far ritenere superata quella soglia minima di tollerabilità del sacrificio derivante dallo spostamento in una nuova sede (non voluta) stabilita dal legislatore”. Il Tar ha così annullato il diniego del Ministero di Giustizia e lo ha condannato alla corresponsione dell’indennità oltre agli interessi legali calcolati dalla data del trasferimento.(La Città di Salerno)

 

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Posted by on 23 ottobre 2018. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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