Polizia penitenziaria priorità politico-istituzionali da realizzarsi nel 2019, l’atto di indirizzo, del Ministero della Giustizia

Il presente Atto di indirizzo, del Ministero della Giustizia definisce le priorità politico-istituzionali da realizzarsi nel 2019 a livello strategico allineandosi al processo di formazione del bilancio di previsione per il medesimo anno, oltre i vari argomenti trattati nel documento che alleghiamo all’articolo riportiamo sotto quelle che dovrebbero essere le novita’ per il personale di polizia penitenziaria

La revisione dei ruoli attuata con decreto legislativo n. 95/2017 a seguito della legge delega 7 agosto 2015, n. 124 ha comportato la rideterminazione della dotazione organica, con conseguente redistribuzione della dotazione dei Provveditorati, degli Istituti, degli Uffici dell’Amministrazione Penitenziaria e dei reparti. La distribuzione del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria dovrebbe anche consentire di definire l’organico a disposizione del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità, con relativa distribuzione della dotazione organica del personale del Corpo all’interno delle sedi e degli Uffici facenti capo a tale Dipartimento. Sarà necessario perseguire politiche trasparenti di gestione del personale della Polizia penitenziaria e dovranno essere adottati modelli organizzativi in grado di ridurre e
prevenire le aggressioni al personale in questione e gli incidenti. Sotto questo versante tengo a sottolineare di aver recentemente attivato, di concerto con il Ministero degli Interni-Dipartimento della Pubblica Sicurezza- un progetto volto alla
costituzione dell’Osservatorio permanente sul fenomeno suicidiario tra gli appartenenti alle Forze di Polizia, volto ad analizzare ed a prevenire la problematica de quo. Sul medesimo versante ritengo fondamentale, al fine di dare continuità alle indicazioni programmatiche stabilite nell’atto di indirizzo, provvedere a colmare le ingenti scoperture presenti nel corpo di polizia penitenziaria, attraverso certo la riorganizzazione e razionalizzazione delle risorse, ma anche e soprattutto tramite il reclutamento di nuovo personale. Al tempo stesso sarà necessario assicurare copertura agli istituti penitenziari minorili ed
agli Uffici di esecuzione penale esterna. Questi ultimi, infatti, divenuti articolazioni territoriali del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità a seguito della riforma del Ministero di cui al D.P.C.M. 84/2015 e distinti in uffici distrettuali ed interdistrettuali di esecuzione penale esterna, necessitano di personale in numero adeguato e professionalmente preparato.
Parallelamente al potenziamento dell’organico, occorrerà dare una concreta attenzione al profilo della formazione del personale della polizia penitenziaria, baluardo per il corretto approccio dei singoli ai loro adempimenti professionali.

 

Il piano Nazionale Piano Nazionale per la prevenzione delle condotte suicidarie, approvato dalla Conferenza permanente Stato, Regioni e Province autonome si prefigge proprio la realizzazione dei suindicati risultati. Testimoni diretti dei comportamenti sopra individuati e per ciò solo concretamente a conoscenza della relativa pericolosità sono gli operatori della Polizia Penitenziaria che rivestono da sempre il delicato compito di monitorare i soggetti ristretti cercando di segnalare, ove evidente e possibile, tutte le situazioni per le quali occorrono gli interventi tecnici e tempestivi del caso. In tale direzione occorre valorizzare l’esigenza di organizzare la suddivisione dei detenuti secondo criteri che tengano conto di tali esigenze di monitoraggio e tutela cosi come di controllo di altre forme di rischio da segnalare. Infatti, la stessa attività di osservazione e monitoraggio continuerà ad essere svolta dalla Polizia Penitenziaria proprio per neutralizzare i fenomeni di radicalizzazione e proselitismo. Il Terrorist Screening Center costituisce la forma più avanzata di questo sistema, consentendo lo scambio di informazioni a livello internazionale. Sulla stessa linea operativa sta per essere attivato il Laboratorio centrale per la banca dati del DNA istituito presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sulla scorta di quanto previsto dalla legge 85 del 2009. Le iniziative che il Ministero ha inteso proporre e sostenere a livello europeo sono poi costituite dai Progetti europei denominato RAN (Radicalisation Awareness Network) e TRAin Training (Transfer Approaches in Training) che si prefiggono l’obiettivo di selezionare le condotte di radicalizzazione violenta e di visualizzare le caratteristiche tipiche del fenomeno sempre al fine di creare un canale fluido ed operativo di scambio di informazioni al livello internazionale. Il controllo in questione si svolge, a livello interno, anche attraverso la creazione di archivi dove tali dati vengono raccolti e condivisi con il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (C.A.S.A.), le Forze di Polizia e l’Autorità giudiziaria. Tale attività consente di rendere destinatari di provvedimenti di espulsione i detenuti identificati come “pericolosi” o, comunque, di svolgere attività di prevenzione e controllo ad opera delle forze di Polizia. Altro delicato e nevralgico punto da esaminare riguarda il trattamento dei detenuti sottoposti al regime del 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Le considerazioni sin qui svolte con riferimento alla condizione del detenuto in carcere ed alla qualità della vita carceraria vanno bilanciate in questo particolare ambito di analisi con valori costituzionali di analogo rilievo. Tale obiettivo può realizzarsi attraverso la piena attuazione del contenuto normativo di cui all’art. 115 del D.P.R. 230/2000 che prevede sulla scia delle indicazioni europee l’introduzione di sofisticati sistemi di monitoraggio idonei ad innalzare il livello delle condizioni detentive nei casi in questione. I rischi da scongiurare sono quelli relativi al possibile verificarsi di episodi di violenza tra gli stessi detenuti e tra detenuti e personale. L’idoneità delle strutture dedicate raggiungibile anche attraverso interventi edilizi mirati e la natura diffusa e sofisticata degli strumenti di video sorveglianza potrebbero contribuire a ridurre il pericolo evidenziato. Inoltre, l’adeguatezza delle strutture in questione potrà consentire, da altro punto di vista, una positiva interazione tra i detenuti ed essere di supporto all’obiettivo di garantire comunque sempre elevati margini di sicurezza per tutti. Nella direzione del tema della sicurezza ed efficienza si muove anche l’istituto della partecipazione a distanza dei detenuti a dibattimento. La previsione di tale sistema consentirà il raggiungimento di due obiettivi connessi: la riduzione dei costi relativi alle traduzioni e l’aumento della sicurezza dell’intero sistema. Tale progetto, pur comportando la necessità di passaggi strutturali ed organizzativi di particolare complessità, risulterà di sicura utilità per il sistema giustizia e per la tutela della pubblica incolumità.

6.2) Giustizia minorile e di comunità. Il ruolo centrale del minore e dei suoi diritti nell’ambito della Giustizia Minorile è argomento che merita una osservazione costante, oltre che della previsione di specifica disciplina normativa. La valorizzazione del dato culturale in questione che tenga conto delle esperienze internazionali sul punto comporta l’esigenza di conferire sempre maggiore consistenza al Dipartimento della giustizia minorile e di Comunità. Tutti i servizi minorili di Giustizia, nella imminente attuazione dell’Ordinamento Penitenziario minorile, dovranno essere coinvolti nei flussi di informazioni e nella collaborazione da realizzare sia a livello centrale che periferico, al fine di consentire una adeguata continuità con l’area della esecuzione penale degli adulti. L’Italia, in senso positivo, costituisce il Paese, tra quelli dell’UE, con il più basso tasso percentuale di criminalità minorile. Il dato appena evidenziato, sebbene confortante, deve costituire l’incentivo volto a valorizzare ancora di più sia i programmi di prevenzione già esistenti, che l’utilizzo di forme alternative alla detenzione ed, in particolare, l’istituto della messa alla prova. Tale strumento potrà essere potenziato favorendo l’omogeneità di applicazione sul territorio nazionale attraverso protocolli d’intesa mirati. Analogo successo in ambito minorile ha avuto ed ha la giustizia riparativa. Anch’essa va conseguentemente implementata attraverso la creazione di centri di mediazione penale e giustizia riparativa. L’obiettivo dell’ampliamento della gestione dei servizi minorili anche da parte di comunità del privato sociale andrà conseguito attraverso diversi steps. L’azione dell’amministrazione in tale direzione dovrà essere guidata dai criteri di trasparenza e correttezza di tutte le procedure nel rispetto del codice degli appalti per il ricorso alle prestazioni di tali enti. Stesso discorso deve essere ribadito per i collocamenti in comunità disposti nell’ambito dei procedimenti penali. L’istituzione di un elenco pubblico aperto di comunità sarà necessario al fine di identificare le strutture di riferimento, il tutto nella direzione di una riorganizzazione complessiva delle stesse comprese quelle già gestite dal Dipartimento di Giustizia. Tale ampliamento comporterà l’esigenza di un monitoraggio assiduo e capillare delle strutture coinvolte attraverso la continua interoperatività tra le altre amministrazioni competenti e con le Procure presso i tribunali dei Minorenni. Il risultato di tale attività ricognitiva e di controllo verrà poi sottoposto all’Ispettorato Generale per gli aspetti di competenza. Altra attività di monitoraggio costante riguarderà il Piano per la prevenzione del rischio autolesivo e suicidiario, approvato dal Tavolo di consultazione permanente sulla sanità penitenziaria con costante valutazione dei risultati conseguiti. Nella stessa direzione si rende necessaria l’attività di collaborazione con l’Autorità Giudiziaria Minorile all’indomani della istituzione dell’Osservatorio per il monitoraggio e la prevenzione della recidiva. Invero, soltanto una congiunta analisi del fenomeno della delinquenza minorile e dei contesti sociali e territoriali nei quali si sviluppa, anche di matrice organizzata, consentirà di organizzare adeguate forme di presidio sociale e non. L’Italia ha proceduto alla ratifica e all’esecuzione della Convenzione dell’Aja in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori con riguardo ai minori stranieri. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha un ruolo nevralgico nell’attuazione della Convenzione e degli istituti relativi riguardanti l’attribuzione, l’esercizio e la revoca totale o parziale della responsabilità genitoriale; il diritto di affidamento; la tutela del minore, la curatela e gli istituti analoghi; l’amministrazione, la conservazione o la disposizione dei beni del minore; il collocamento del minore in una famiglia di accoglienza o in istituto o alla sua assistenza legale unitamente al Ministero che ha attribuzioni istruttorie. Il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità dovrà fornire una adeguata attività di supporto, realizzando interventi volti a garantire la finalità di reinserimento del reo nel
tessuto sociale. L’obiettivo principale consiste nella creazione e valorizzazione di misure alternative che consentano di sfruttare le risorse educative esistenti sul territorio e nel contesto di provenienza del reo, in modo da coinvolgerlo in modo effettivo e concreto nel piano della sua personale riabilitazione. Ad esempio l’attività lavorativa prescelta deve essere idonea a consentire il recupero dei valori umani della consapevolezza del pregiudizio realizzato e del dovere di reintegrarlo. In tale ottica va articolato il nucleo delle prescrizioni comportamentali che deve tener conto delle esigenze formative e professionali del soggetto ed essere bilanciato con percorsi di mediazione penale e nell’adesione a programmi terapeutici presso i Servizi per le Dipendenze, le comunità terapeutiche e il Dipartimento di salute mentale. Relativamente ai lavori di pubblica utilità, tengo a sottolineare come risultino siglate numerose convenzioni per lo svolgimento di tali lavori, cui vanno aggiunte quelle stipulate direttamente dai Tribunali, utilizzabili anche per la messa alla prova. Deve proseguire, anche in quest’ambito, il coinvolgimento del volontariato che, previa adeguata formazione, può costituire significativo supporto alla attività degli operatori dell’UEPE. Di contro, è parimenti necessario, per la credibilità del sistema, istituire sistemi di controllo dell’esecuzione di tutte le misure alternative alla detenzione, anche attraverso l’impiego di personale di polizia penitenziaria.

1)Il rilancio di una politica sul personale, verso la piena copertura ed eventuale ampliamento delle piante organiche e la creazione di un ambiente di lavoro orientato al benessere organizzativo, per il tramite di politiche del personale che dovranno tendere al completamento delle piante organiche del personale dell’amministrazione giudiziaria, della magistratura (anche prevedendo ampliamenti della pianta organica), nonché della polizia penitenziaria, tramite lo scorrimento delle graduatorie e di nuovi concorsi di carattere straordinario anche in aggiunta alle facoltà assunzionali previste; dando impulso alle riqualificazioni, agli interpelli, alle progressioni economiche ed alla formazione; incentivando l’adozione di modelli organizzativi tesi a promuovere il benessere fisico, psicologico dei lavoratori, scongiurando, in particolare, l’insorgere di aggressioni e di incidenti in danno del personale di polizia penitenziaria – valorizzandone, attraverso specifica formazione, la professionalità – e idonei a ridurre lo stress lavoro-correlato garantendo supporto al personale spesso esposto a situazioni di tensione e sviluppare una politica del personale; riconoscendo il ruolo dei magistrati onorari, tramite una revisione della disciplina ordinamentale, affrontando anche le questioni attinenti al trattamento ad essi spettante ed alle coperture previdenziali ed assistenziali.

4) I luoghi della giustizia. Razionalizzazione della spesa ed efficientamento delle strutture penitenziarie e giudiziarie. Per far fronte al fenomeno del sovraffollamento degli istituti penitenziari e garantire condizioni di dignità per le persone detenute, avviando in primo luogo il ripensamento complessivo degli spazi detentivi attraverso la realizzazione di nuove strutture, l’ampliamento ed ammodernamento delle attuali, nonché la nuova destinazione di edifici pubblici dismessi; aumentando in maniera consistente le risorse destinate alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle carceri e implementando i sistemi di scurezza, rivedendo il protocollo della c.d. ‘sorveglianza dinamica’ e mettendo in piena efficienza i sistemi di sorveglianza; intervenendo in maniera incisiva per il miglioramento della qualità della vita degli agenti di polizia penitenziaria, in termini di idoneità e vivibilità degli ambienti lavorativi; rinnovando con riferimento alla sicurezza degli uffici giudiziari, lo sforzo per un puntuale monitoraggio delle strutture, assicurando tempestivi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria

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Ministero della Giustizia (Atto di indirizzo 2019)

 

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Posted by on 7 ottobre 2018. Filed under News, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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