Molise: se il terremoto mette a rischio le strutture

I direttori degli istituti di Larino e Campobasso chiedono sopralluoghi e interventi. Continua lo sciame sismico in Molise e si registrano problemi in due carceri. A quello di Larino era saltato l’impianto elettrico e il direttore, Rosa La Ginestra, ha chiesto alla ditta che si occupa degli impianti idrotermici, elettrici e meccanici del carcere, di formulare un preventivo dei lavori da svolgere nel quale si quantifichino le spese e si indichino le priorità.
Per quanto riguarda il carcere di Campobasso, dopo che il Capo della Protezione Civile ha detto che non escluderebbe “scosse di magnitudo superiori alle massima già registrate”, il direttore Mario Giuseppe Silla ha scritto al Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria di Abruzzo, Lazio e Molise per chiedere “un sopralluogo tecnico urgente” della struttura penitenziaria “per la salvaguardia della pubblica incolumità e quella della popolazione detenuta”.
Lo stato del fabbricato, risalendo all’ottocento, non è ottimale perché, già prima del terremoto ferragostano, “era interessato da precarietà strutturale” scrive nella missiva il direttore. La risposta da parte del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria non si è fatta attendere. “Fermo restando che appena possibile un tecnico del provveditorato eseguirà un sopralluogo – scrivono da Roma – si rende noto che il capo nazionale dei Vigili del fuoco al fine di salvaguardare l’incolumità delle persone e l’integrità dei beni assicura gli interventi tecnici caratterizzati dal requisito dell’immediatezza della prestazione, per le quali siano richieste professionalità tecniche ad alto contenuto specialistico e idonee risorse strumentali”.
Ogni qual volta un carcere è coinvolto nei movimenti tellurici, per un detenuto la paura e il panico di morire sotto le macerie è amplificato rispetto a chi vive in libertà. Nel carcere non esiste una via di fuga o un posto dove uno può ripararsi quando si sta chiusi in una cella. Il dato oggettivo è che la maggior parte delle carceri sono spesso datate, obsolete e non costruite secondo le più recenti indicazioni antisismiche. Eppure secondo il decreto legge del 21 giugno del 2013 nato per rilanciare le infrastrutture, c’è stata la possibilità di facilitare gli interventi per la messa a norma degli edifici pubblici.
Però, nel campo della giustizia, risulta che solo nel 2013 c’è stato un intervento concreto in tal senso. Senza però coinvolgere appieno gli istituti penitenziari. Il monitoraggio e la manutenzione ha riguardato soprattutto i Palazzi di Giustizia, con particolare riguardo agli uffici giudiziari di Roma e di Napoli. Eppure dal 2010 al 2014 i vari governi avevano nominato dei commissari per occuparsi dell’edilizia carceraria e stanziato milioni di euro.
Nel 2015, però, la Corte dei Conti aveva emanato un duro rapporto. Secondo i magistrati contabili erano stati stanziati 460 milioni di euro per ristrutturare le strutture. Ma ne sono stati spesi solo 52 in quattro anni. “In termini finanziari aveva sentenziato la Corte – si è rilevato che, rispetto ai 462,769 milioni di euro assegnati ai commissari nel periodo 2010- 2014 dal bilancio dello Stato, solo 52 (l’ 11,32 per cento circa) risultano essere stati spesi alla data della cessazione dell’incarico dell’ultimo commissario (31 luglio 2014)”.
Solo 52 milioni su 462 erano stati usati allo scopo. La differenza di 410,395 milioni, avevano spiegato, è stata rimessa all’entrata dello Stato per essere riassegnata. Non sono soldi persi, ma di certo non sono stati usati per l’obiettivo previsto. E i risultati si erano visti: “I nuovi posti creati con i vari interventi immobiliari dei commissari – si leggeva sempre nel rapporto sono stati, alla fine del 2014, in base alle informazioni aggiornate del ministero della Giustizia-Dap, soltanto 4.415 rispetto agli 11.934 previsti, posti che entro il 2016 dovrebbe raggiungere il totale di 6.183 (pari al 51,81 per cento delle previsioni)”.
Quindi, con queste spese e per questi risultati serviva nominare un commissario? Risposta della Corte: “Gli sforzi dell’attività dei commissari delegati e del commissariamento straordinario nel settore dell’edilizia penitenziaria mostrano come non sia servito procedere alla nomina di un commissario per eliminare o correggere adeguatamente disfunzioni e carenze dell’azione amministrativa ordinaria”. Il problema dell’edilizia carceraria permane ancora.(Il Dubbio)

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Posted by on 28 agosto 2018. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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