In arrivo 1.000 braccialetti al mese elettronici per i detenuti domiciliari

Da ottobre inizieranno ad arrivare i braccialetti elettronici che permetteranno ai magistrati di sorveglianza di utilizzarli per i detenuti che sono nella condizione giuridica di essere scarcerati.

Presto i magistrati di sorveglianza avranno lo strumento per poter ridurre il sovraffollamento.

Fastweb fornirà, infatti, 1.000 braccialetti elettronici al mese fino a un surplus del 20 per cento, con i relativi servizi di assistenza e manutenzione per 36 mesi. Il servizio partirà però dal mese di ottobre, “questo per consentire alle Forze dell’Ordine – spiega Fastweb a Il Dubbio – di completare i corsi di formazione previsti nel corso del mese di settembre per la gestione dei braccialetti che verranno assegnati in base alle indicazioni dei magistrati che disporranno i relativi provvedimenti di limitazione della libertà”.

Parliamo della gara di appalto a normativa Europea vinta l’anno scorso dalla compagnia telefonica in tandem con l’azienda Vitrociset. Una fornitura più che necessaria visto l’esaurimento dei duemila braccialetti che erano disponibili in tutta la penisola. Molte persone sono in lista d’attesa, ma per molte altre i giudici nemmeno autorizzano i domiciliari, poiché verificano preventivamente l’indisponibilità del prodotto.

A ottobre, quindi, non ci saranno più scuse e potenzialmente ci sono 21.807 detenuti che potrebbero accedere alle misure alternative come la detenzione domiciliari. Perché? A differenza del luogo comune che in carcere non si va a scontare nemmeno un giorno, i dati reali dicono tutt’altro e sono disponibili sul sito del ministero della Giustizia.

Al 30 giugno del 2018 sono ben 8.487 i detenuti che devono scontare da 1 giorno a 1 anno; 7.504 quelli che hanno una pena residua tra 1 anno e due anni. Se includiamo anche coloro che devono scontare una pena residua tra due e tre anni, dobbiamo aggiungerne altri 5.816: ed è qui che arriviamo alla cifra di 21.807 detenuti che potrebbero scontare misure alternative. Con la fornitura di 1000 braccialetti elettronici, si potrebbe quindi ridurre notevolmente il sovraffollamento, soprattutto pescando tra quei detenuti che devono scontare pochi mesi.

Di questo ha parlato anche l’esponente del Partito Radicale Rita Bernardini durante un incontro, assieme a Sergio D’Elia di Nessuno tocchi Caino, con il nuovo capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini. “Abbiamo parlato soprattutto di quei detenuti – spiega Rita Bernardini – che si ritrovano a scontare una pena breve e molto spesso antica nel tempo se pensiamo a quelli che per un reato commesso anni e anni prima, devono scontare una pena residua con il rischio di perdere il lavoro visto che nel frattempo si sono riabilitati”.

Il capo del Dap ha dimostrato molto interesse per quanto riguarda l’utilizzo delle pene alternative per questi casi e ha intenzione di proseguire questo dialogo con il Partito Radicale, indiscusso conoscitore delle criticità del sistema penitenziario. “Se fossero disponibili i braccialetti elettronici – sottolinea sempre Rita Bernardini – i magistrati di sorveglianza si sentirebbero più sicuri per concedere misure alternative”.

Infatti di sicurezza sociale si parla. Il braccialetto elettronico, previsto dall’art. 275 bis comma 1 del codice di procedura penale, si applica alla caviglia del detenuto. A spiegare il funzionamento è Fastweb. La compagnia telefonica provvederà a fornire l’intera infrastruttura per il collegamento e il controllo a distanza dei dispositivi, installando presso le abitazioni delle persone sottoposte agli arresti domiciliari le centraline (base station) collegate al Centro elettronico di monitoraggio che segnalano alle centrali delle Forze dell’Ordine l’eventuale allontanamento della persona soggetta a provvedimento restrittivo dal raggio di copertura.

Il ricorso al braccialetto elettronico serve, quindi, non solo a sfoltire le carceri dai detenuti per pene brevi e di lieve entità, ma è utile anche alle forze di polizia che possono evitare di impegnare il personale per visitare e controllare giornalmente i detenuti ammessi a fruire di misure detentive domiciliari. Una necessità visto che il numero del sovraffollamento è in crescente aumento. “Se vediamo i resoconti regione per regione – spiega Rita Bernardini – i numeri sono impressionanti, il sovraffollamento è un problema non rinviabile perché determina delle condizioni disumane e degradanti”. Anche per questo, il Partito Radicale intende interloquire con le istituzioni come il Dap e anche, prossimamente, chiedere un incontro con il ministro della giustizia Alfonso Bonafede.

Nel frattempo ridurre il sovraffollamento è possibile, applicando le leggi esistenti. Con il decreto legge n. 92 del 28.6.2014 e la successiva legge 16.4.2015 n. 47 è stata rivoluzionata la custodia cautelare sia per sfoltire le carceri che per evitare le sanzioni minacciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’uomo. Si è stabilito che non può essere applicata la misura della custodia cautelare in carcere o quella degli arresti domiciliari se il giudice ritiene che con la sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale della pena.

Non può, altresì, applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni. Abbiamo visto che attualmente ci sono oltre 21mila detenuti in carcere con pena di pochi giorni fino a un massimo di 3 anni. Tutti soggetti che potenzialmente hanno il diritto alle misure alternative. I braccialetti elettronici danno ai magistrati di sorveglianza uno strumento in più per concederle. Ma non solo.

Il nuovo contratto stipulato con Fastweb prevede la possibilità di utilizzare il braccialetto anche in funzione anti- stalking: l’autorità giudiziaria potrà imporre allo stalker l’obbligo di portare un braccialetto elettronico dotato di dispositivo Gps, mentre la potenziale vittima sarà dotata di apparecchio in grado di rilevare la presenza dell’aggressore nelle vicinanze e di generare in tempo reale una segnalazione di allarme verso le Forze dell’Ordine. I dispositivi permettono di tracciare costantemente la posizione del molestatore e notificano immediatamente al Centro di controllo la violazione di una delle zone di sicurezza attorno alla vittima.

Esiste inoltre la possibilità di contattare la persona in regime interdittivo per verificarne le intenzioni e dissuaderla. La vittima dello stalker, d’altro canto, è dotata di un dispositivo portatile nel quale è presente un bottone di allarme che attiva anche la chiamata diretta con l’operatore, tale dispositivo può essere chiamato dall’operatore stesso.

In Spagna, dove tale scenario esiste già dal 2009, a fronte di una crescita costante delle denunce per violenza domestica, la diminuzione degli omicidi legati alla violenza di genere nella Comunità Autonoma di Madrid è stato pari al 33,33% (da sei a quattro) rispetto all’andamento nazionale che ha registrato un calo del 18,75%. Dal 2009 sono stati confermati i successi della prima sperimentazione: nessuna delle vittime sottoposta a controllo elettronico è stata nuovamente oggetto di violenza.(Il Dubbio)

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Posted by on 25 agosto 2018. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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