Riforma delle carceri bocciata in Senato

Parere negativo della Commissione giustizia del Senato allo schema di decreto legislativo di riforma del sistema penitenziario approvata dal precedente governo Gentiloni. Il provvedimento di “Riforma dell’ordinamento penitenziario in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83 e 85, lettere a), b), c), d), e), f), h), i), l), m), o), r), s), t), e u) della legge 23 giugno 2017, n. 103”

questo il titolo per esteso, ha principalmente l’obiettivo di rendere l’ordinamento penitenziario più attuale (la disciplina è del 1975) per adeguarlo ai successivi orientamenti della giurisprudenza di Corte costituzionale, Cassazione e Corti europee, e mira, in particolare, a ridurre il ricorso al carcere in favore di soluzioni che riportino al centro del sistema la finalità rieducativa della pena indicata dall’art. 27 della Costituzione; razionalizzare le attività degli uffici preposti alla gestione del settore penitenziario; diminuire il sovraffollamento, sia assegnando formalmente la priorità del sistema penitenziario italiano alle misure alternative al carcere, sia potenziando il trattamento del detenuto e il suo reinserimento sociale in modo da arginare il fenomeno della recidiva; valorizzare il ruolo della Polizia penitenziaria, ampliando lo spettro delle sue competenze.

A spiegare le ragioni della bocciatura è il relatore del parere Mario Michele Giarrusso, senatore del M5S secondo il quale: “Questa riforma prevedeva l’introduzione di svariate modifiche che, con un pericolosissimo effetto domino successivo, avrebbero portato, tra le varie, alla modifica delle pene relative all’ergastolo inflitto agli appartenenti alla criminalità organizzata e, di conseguenza, anche un aggiramento del famoso articolo 41bis che così tanto fastidio ha arrecato ai detenuti per reati di mafia, ottenendo di fatto, la possibilità di ottenere gli stessi benefici dei detenuti condannati per reati comuni e non di mafia”.

Giarrusso, si legge in una nota, “dopo aver evidenziato tutte le criticità che l’approvazione di tale provvedimento avrebbe comportato e i pericoli per la democrazia che da esso sarebbero scaturiti, ha rappresentato che la battaglia per la legalità non può non passare per la intangibilità di alcune norme quali l’ergastolo ostativo e il 41bis, che provengono direttamente dai padri dell’antimafia tra cui Giovanni Falcone”.

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Posted by on 12 luglio 2018. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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