Presentate le linee programmatiche del Ministero, audizione del Ministro Bonafede

Ecco il nuovo Ministro della Giustizia

Carceri: presentate le linee programmatiche del Ministero

Audizione del Ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, sulle linee programmatiche del suo dicastero in Commissione Giustizia del Senato.

Quello della detenzione e dell’esecuzione della pena costituisce un settore importante della giustizia sul quale il Dicastero intende impegnarsi a fondo per migliorarne condizioni e funzionamento.

Anche in questo ambito specifico ritengo imprescindibile partire da una seria e approfondita interlocuzione con gli operatori direttamente coinvolti, la Magistratura di Sorveglianza e l’Amministrazione Penitenziaria, così come è in corso un costruttivo confronto con l’Autorità garante dei diritti dei detenuti. In tale ambito, obiettivo prioritario sarà realizzare un processo di riqualificazione tale da superare le carenze strutturali del sistema penitenziario in ogni sua sfaccettatura, nella prospettiva di una piena applicazione della funzione rieducativa sancita dell’articolo 27 della nostra Costituzione.

L’analisi sullo stato del sistema dell’esecuzione della pena ed in particolare sul sistema detentivo ci induce a ribadire la necessità di profondere il massimo impegno per sanare le debolezze e le deficienze, conseguendo risultati tangibili e misurabili. A cinque anni di distanza dalla sentenza Cedu “Torreggiani c. Italia”, nonostante le soluzioni adottate, nelle carceri vivono ancora 8mila detenuti oltre la capienza regolamentare, la loro condizione della vita di ristretti non è sensibilmente migliorata, anzi non è migliorata affatto, mentre il principio della certezza della pena ha indirettamente subito una continua erosione, generando un senso di insicurezza nella collettività.

L’azione legislativa e l’amministrazione della giurisdizione, nell’ottica mia e del Governo di cui faccio parte, devono riuscire a far convivere armoniosamente certezza della pena e finalità rieducativa della pena stessa. Si tratta di due principi che necessariamente e fisiologicamente stanno insieme essendo entrambi funzionali alla costruzione di un sentimento di fiducia che i cittadini hanno o, meglio, che non hanno più nei confronti dello Stato italiano nella sua capacità di fornire una risposta di giustizia effettiva e sostanziale.

Funzionalmente interrelato all’assicurazione di un apprezzabile grado di sicurezza e di garanzia di dignitose condizioni di permanenza all’interno degli istituti detentivi risulta essere il tema della dotazione e dell’organizzazione della Polizia Penitenziaria. L’attuale dotazione organica del personale del Corpo è stabilita in 41.202 unità, ma la presenza effettiva è oggi pari a 37.470 unità, con una percentuale di scopertura di circa il 9%: si rileva però come la distribuzione tra le varie strutture faccia sì che tale percentuale si innalzi significativamente in diversi Istituti penitenziari con le immaginabili conseguenze in tema di criticità di gestione.

Nonostante non poche situazioni di difficoltà la Polizia Penitenziaria continua ad accompagnare con professionalità l’esigenza della rieducazione e del reinserimento sociale delle persone detenute, affrontando problematiche nuove che costituiscono, ormai, nodi cruciali del mondo carcerario.

Io in questo primo mese ho chiamato telefonicamente, personalmente gli agenti di polizia penitenziaria feriti in vari incidenti, chiamiamoli così, all’interno degli Istituti penitenziari per rappresentargli la vicinanza di uno Stato che secondo me fino ad ora gli è stato poco vicino. In questo senso voglio assicurare che questi sono semplicemente primi tratti di questa vicinanza che però poi dovrà estrinsecarsi nei fatti concreti per far sì che questi servitori dello Stato all’interno delle carceri possano operare i piena sicurezza e dignità lavorativa.

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Posted by on 12 luglio 2018. Filed under News, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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