Camera dei Deputati .Iniziative volte a superare lo stato di emergenza del sistema penitenziario , con particolare riferimento alla carenza di organico di Polizia penitenziaria…..

Presentata alla Camera dei Deputati dall’Onorevole Deidda un interrogazione al Ministro della Giustizia su quale iniziative intraprendere per  superare lo stato di emergenza del sistema penitenziario della Sardegna, con particolare riferimento alla carenza di organico di Polizia penitenziaria , risponde il Sottosegretario alla Giustizia  Morrone

 

Iniziative volte a superare lo stato di emergenza del sistema penitenziario della Sardegna, con particolare riferimento alla carenza di organico di Polizia penitenziaria

 

DEIDDA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli episodi che mettono in luce la condizione precaria in cui versano gli istituti penitenziari e i centri di reclusione nella regione Sardegna: da ultimo, una rapina a mano armata presso il centro di reclusione di Isili e una forte protesta dei detenuti nella casa di reclusione «Is Arenas», nel comune di Arbus;

da anni le forze sindacali e politiche denunciano le carenze negli organici e nelle strumentazioni affidate agli agenti di polizia penitenziaria: si tratta di denunce alle quali non sono seguiti interventi strutturali ma unicamente misure tampone, come la mobilità di alcuni agenti da altre strutture e la parziale immissione in ruolo di altri;

nonostante i posti banditi con gli ultimi concorsi, il 30 per cento delle figure previste dalla pianta organica risulta tuttora vacante, con gravi ripercussioni sullo svolgimento dell’attività di controllo e sulla sicurezza degli agenti e di tutto il personale degli istituti penitenziari; numeri ai quali dovrà sottrarsi un ulteriore 30 per cento, pari al numero di agenti prossimi al pensionamento;

attualmente, l’organico del personale degli istituti penitenziari in Sardegna è così composto:

a) quanto ai commissari, ne sono previsti 32 e presenti 14, pari al 43,75 per cento dell’organico previsto;

b) quanto agli ispettori, ne sono previsti 157 e presenti 43, pari al 27,39 per cento dell’organico previsto;

c) quanto ai sovrintendenti, ne sono previsti 164 e presenti 44, pari al 26,83 per cento dell’organico previsto;

d) quanto agli agenti/assistenti, ne sono previsti 1.481 e presenti 1.189, pari all’80,28 per cento dell’organico previsto;

il totale delle unità previste è 1.834, mentre ne sono presenti 1.290, ossia il 70,34 per cento dell’organico previsto;

a tale grave carenza d’organico, deve aggiungersi la copertura ad interim della maggior parte delle posizioni apicali: infatti, su 14 direzioni, solo 5 sono regolarmente assegnate, con conseguente aggravamento del carico di responsabilità a danno dei direttori di alcune strutture, i quali si vedono costretti a dover gestire un numero di detenuti e di locali di detenzione ben superiore a quello oggetto di primo affidamento;

come anche denunciato dal Sappe, la carenza nel ruolo dei sottoufficiali è pari al 70 per cento, mentre quella del ruolo degli agenti/assistenti è pari al 22 per cento, e lo stesso sindacato, alla luce della situazione in cui versano gli istituti di reclusione in Sardegna, ritiene necessario un ulteriore ampliamento d’organico pari a circa 150 unità;

all’inizio dell’anno è stato accertato un incremento del numero di detenuti reclusi in Sardegna, pari a 2.380 unità contro i 2.137 dell’anno precedente, con sensibile aumento anche dei cittadini stranieri;

dei 2.380 detenuti, 1.150 sono cittadini residenti in Sardegna, mentre i restanti provengono da altre regioni italiane o da altri Stati; negli istituti di reclusione della Sardegna sono presenti in numero significativo condannati in regime di 41-bis, oltre ad altri sospettati di avere legami con il terrorismo islamico;

la sospensione da ultimo disposta del servizio navetta dal centro di Arbus alla casa circondariale «Is Arenas», conseguente alla riduzione delle risorse sul capitolo relativo alle spese per l’esercizio e la manutenzione dei mezzi di trasporto (circolare n. 3677/6127, prot. n. 398788 del 13 dicembre 2017), appare significativa della scarsa attenzione dell’istituzione nei confronti dei lavoratori e degli operatori del settore penitenziario –:

se sia a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative intenda adottare al fine di superare, nel più breve tempo possibile, lo stato di emergenza in cui versa il sistema penitenziario sardo, in particolare a causa della carenza d’organico, avuto riguardo sia alle figure apicali che agli agenti di polizia penitenziaria.
(3-00061)

(9 luglio 2018)
(ex 5-00015 dell’8 maggio 2018)

 

Iniziative volte a superare lo stato di emergenza del sistema penitenziario della Sardegna, con particolare riferimento alla carenza di organico – n. 3-00061)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la Giustizia, Jacopo Morrone, ha facoltà di rispondere all’interrogazione Deidda n. 3-00061 (Vedi l’allegato A).

JACOPO MORRONE, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Presidente, con l’atto di sindacato ispettivo in discussione l’onorevole interrogante pone all’attenzione del Ministero della giustizia la situazione di istituti penitenziari sardi presso i quali si sarebbero verificati episodi critici rivelatori di uno stato di difficoltà diffusa, determinata tra l’altro da carenza di organico della polizia penitenziaria e dall’aumento delle presenze dei detenuti, tra i quali numerosi quelli sottoposti a regime previsto dall’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario. Va preliminarmente sottolineato come i casi citati dall’onorevole Deidda, pur nella loro gravità, risultano episodici e non sintomatici dello stato del circuito penitenziario sardo.

Quanto al primo, come riferito dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, si è trattato di un tentativo di furto delle casseforti dell’area contabile situate presso gli uffici della direzione della casa di reclusione di Isili. L’intervento del personale di polizia penitenziaria ha permesso il rintraccio di un sospetto, datosi tuttavia alla fuga. Il secondo episodio, che investe più probabilmente il tema della gestione del sistema penitenziario, ha invece riguardato la manifestazione di protesta avanzata dai detenuti della casa di reclusione “Is Arenas” per la momentanea chiusura di una zona dell’istituto ove si era reso necessario un intervento di derattizzazione e di verifica sulla salubrità degli ambienti detentivi. Come chiarito dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, proprio per tale ragione tutti i detenuti erano stati trasferiti nei padiglioni centrali della casa di reclusione, ma nell’arco di due settimane, eseguite le operazioni, la diramazione interessata è stata regolarmente riaperta.

Tanto premesso, preme rilevare come il miglioramento del sistema penitenziario nel suo complesso sia tra gli obiettivi prioritari del Ministero di Giustizia. In tale direzione, l’impegno sarà quello di procedere attraverso interventi incisivi sull’edilizia penitenziaria e sugli organici di polizia penitenziaria, coniugando effettività della pena e dignità delle condizioni detentive, nonché vivibilità delle condizioni del lavoro del personale.

Nel corso di questo cammino si terrà certamente conto delle situazioni locali di particolare delicatezza, tra le quali quelle rilevate dall’onorevole interrogante per la Sardegna, ove, tuttavia, lo stato dei circuiti penitenziari non risulta tra i più allarmanti. Sul fronte del personale di polizia penitenziaria, come comunicato dall’amministrazione penitenziaria, presso gli istituti della Sardegna risultano in servizio 1.356 unità, rispetto ad una previsione di pianta organica di 1.815 addetti. Si tratta di una carenza grave, ma indicativa di un dato purtroppo comune ad altri istituti penitenziari, a fronte di una dotazione organica complessiva pari a 41.202 unità. Ne risultano infatti in servizio allo stato 36.179, con un tasso di scopertura complessiva pari al 12,2 per cento.

Va poi aggiunto che il maggior tasso di scopertura di addetti della polizia penitenziaria in Sardegna risulta bilanciato da un positivo rapporto personale-detenuti, pari al 59,5 per cento, che rientra nella media nazionale, pari circa al 62 per cento. Un discorso a parte merita il tema, anch’esso segnalato dall’onorevole interrogante, relativo alla carenza di dirigenti penitenziari, presenti allo stato solo in numero di 4 a fronte di 13 posti di funzione per l’intero territorio sardo. A tale riguardo, l’amministrazione penitenziaria ha rappresentato che si è di recente conclusa la procedura per il conferimento degli incarichi superiori, all’esito della quale è stato attribuito un dirigente all’istituto penitenziario di Cagliari, il solo in Sardegna rientrante nel livello superiore. Inoltre, sono in corso le procedure per il conferimento degli incarichi dirigenziali non superiori, la cui definizione consentirà di pervenire ad una soluzione anche per la scopertura dei posti presso le sedi penitenziarie della Sardegna.

Merita poi segnalare che l’amministrazione penitenziaria, in attesa del conferimento di tutti gli incarichi dirigenziali, ha provveduto più volte ad avviare procedure di interpello per l’individuazione di dirigenti disponibili volontariamente ad assumere la direzione delle strutture penitenziarie sarde. In mancanza di disponibilità per l’attribuzione degli incarichi definitivi, la stessa amministrazione ha ritenuto quindi di procedere con l’attribuzione di incarichi temporanei di missione, così da assicurare la continuità dell’azione amministrativa. In tale direzione, il 13 maggio 2016 è stato avviata una procedura di interpello per acquisire la disponibilità di dirigenti interessati ed incarichi di missione nelle sedi di Nuoro, Is Arenas, Lanusei, Mamone e Tempio Pausania. Hanno aderito volontariamente a tale richiesta due dirigenti, che hanno assicurato la copertura delle sedi di Nuoro e Tempio Pausania per un periodo di sei mesi, rinnovato sino al 15 settembre 2017 per la sede di Nuoro e al 20 gennaio 2017 per la sede di Tempio Pausania. In assenza di ulteriori adesioni per le restanti sedi, l’amministrazione ha ammesso provvedimenti di autorità per incarichi di missione temporanei per mesi sei, ancorando tale scelta a criteri oggettivi al fine di assicurare la massima trasparenza all’azione amministrativa.

A seguito di ulteriore interpello del 3 marzo 2017, si sono resi disponibili due dirigenti, a cui sono stati conferiti incarichi di missione temporanei di mesi tre per assicurare la reggenza delle sedi di Tempio Pausania e Mamone. Tali incarichi sono stati rinnovati sino all’esito delle procedure degli incarichi dirigenziali di livello non generale di prossima definizione. Tanto rappresentato, in ordine al tema del personale, sul versante della presenza di detenuti giova rilevare che la stessa è ancora ben al di sotto delle capacità d’accoglienza degli istituti sardi, ulteriormente aumentata grazie alla realizzazione di nuovi spazi detentivi ed al potenziamento delle attività nelle colonie agricole. Ne consegue che l’aumento delle presenze segnalato dall’onorevole Deidda non desta allo stato particolare allarme. Alla data dello scorso 8 luglio, infatti, risultano essere assegnati agli istituti sardi 2.244 detenuti, a fronte di una capienza complessiva pari a 2.713 posti. Per quanto appena detto, non si pone dunque un problema di sovraffollamento presso le strutture penitenziarie situate negli istituti della Sardegna.

In ordine invece alla presenza presso gli istituti penitenziari sardi di numerosi detenuti appartenenti al circuito 41-bis, dato anche questo segnalato dall’onorevole interrogante, giova rilevare che tale scelta, oltre a rispondere a precisa disposizione normativa, risulta funzionante al dato per cui i nuovi istituti penitenziari della regione, espressione di un’edilizia penitenziaria altamente moderna ed in grado di coniugare le esigenze di trattamento con quelle di sicurezza grazie anche alle moderne tecnologie, sono tra i più adatti quali strutture dedicate a detenuti che scontano la pena per reati di particolare gravità e che denotano particolare pericolosità. Le iniziative intraprese dimostrano l’attenzione riservata agli istituti penitenziari sardi e si inseriscono coerentemente nell’azione del Ministero della giustizia in tema di esecuzione penale, che, giova ribadirlo, sarà orientata ad assicurare il pieno rispetto della dignità del detenuto in carcere e dignitose condizioni di lavoro per il personale di polizia penitenziaria impegnato.

PRESIDENTE. Il deputato Salvatore Deidda ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

SALVATORE DEIDDA (FDI). Grazie, signor sottosegretario. Non sono totalmente soddisfatto. La ringrazio per la sollecitudine e la precisione con cui ha risposto all’interrogazione. Purtroppo, devo denunciare che anche ieri sera c’è stata l’ennesima aggressione ai danni di due agenti di polizia penitenziaria mentre scortavano un detenuto in una struttura sanitaria. È l’ennesima aggressione. Ha ragione quando dice che la situazione delle carceri sarde è come quella in tutta Italia: Cagliari è come a Bollate, non mettiamo in dubbio che ci sia un’altra situazione. Ma le ricordo, come lei ha detto, che c’è una difficoltà a trovare figure dirigenziali che vogliono venire a dirigere le carceri sarde; c’è una difficoltà molto spesso dovuta ai trasferimenti, perché anche i parenti dei detenuti hanno difficoltà a venire in Sardegna e si crea malumore e disagio nella popolazione carceraria e, di conseguenza, tra gli agenti di polizia penitenziaria, che sono sempre considerati come figli di un dio minore. Ad esempio, i loro sindacati richiedono da tempo che sia fornita anche a loro la famosa pistola elettronica, il taser, almeno questo, per controllare quando ci sono i trasferimenti esterni.

Inoltre, le devo dire che, purtroppo, siamo preoccupati perché, recentemente, nel carcere di Bancali a Sassari, ci sono state intercettazioni di detenuti estremisti islamici nelle quali parlavano di possibili attentati all’uscita. Ci sono stati casi a Cagliari e a Uta. Si rende conto che noi dobbiamo ospitare detenuti dal Gambia arrestati cinque, sei, sette volte per spaccio di droga? Dunque, chiedo al Governo l’impegno di svuotare le carceri sarde dai detenuti stranieri, che sono circa il 32-33 per cento e, ove possibile, far loro scontare la pena nelle loro carceri. Infatti, ha ragione che sono moderne, sono sicuramente evolute: noi ci vantiamo di avere un sistema penitenziario con colonie agricole, che sono un vanto, dove abbiamo creato servizi e associazioni, come a Is Arenas, che hanno dato ai detenuti un brevetto per coltivare e migliorare una nostra tradizione, cioè l’allevamento degli equini: di quello siamo orgogliosi.

Noi, però, stiamo vedendo un livello che pian piano sta scendendo, pian piano si aggrava proprio per l’aumento dei carcerati stranieri, ai quali non importa niente di quello che succede all’interno o di quello che faranno all’esterno, perché entrano ed escono come se fossero in un hotel.

Quindi, chiediamo più personale possibile, chiediamo l’impegno di completare i direttori, cioè il quadro dirigenziale, nel quale veramente ci sono figure che non possono ricoprire più ruoli; e soprattutto è frustrante anche dover stare tre, quattro mesi con incarichi temporanei.

Quindi, questo è un grido d’allarme preventivo: non vogliamo che peggiori la situazione. C’è un carcere nuovo ad Iglesias, che può essere sfruttato ma che tuttavia introduce un altro tema: è bestiale che ci siano persone condannate per reati a volte fiscali, o soggetti a carcerazione preventiva che vengono messi insieme nelle stesse celle con chi è spacciatore, maniaco sessuale o si macchia di reati contro la persona. Gli spazi ci sono: chiediamo un impegno e abbiamo fiducia anche nel Governo la cui attenzione verso il tema si è dimostrata pronta. Abbiamo fiducia in lei, le diamo credito e spero che in Sardegna ci siano le risposte dovute

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Posted by on 10 luglio 2018. Filed under News, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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