In Commissione giustizia della Camera dei Deputati iniziato l’esame sullo schema di decreto legislativo recante riforma dell’ordinamento penitenziario

Di seguito gli atti trasmessi alle Commissioni
0017_F001 relazione ilustrativa
0017 Schema di decreto legislativo recante riforma dell’ordinamento
penitenziario (17)
Ordinamento Dossier
XVIII LEGISLATURA BOLLETTINO DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Giustizia (II)

L’esame dello schema di decreto legislativo recante riforma dell’ordinamento penitenziario assegnato alle Commissioni 

  • II Giustizia (Assegnato il 21 giugno 2018 – Termine il 1° luglio 2018)
  • V Bilancio (Assegnato il 21 giugno 2018 – Termine il 1° luglio 2018)

Di seguito l’esame del 28 giugno

ATTI DEL GOVERNO

  Giovedì 28 giugno 2018. — Presidenza della presidente Giulia SARTI. — Interviene il Sottosegretario di Stato alla Giustizia, Vittorio Ferraresi.

  La seduta comincia alle 8.30.

Schema di decreto legislativo recante riforma dell’ordinamento penitenziario.
Atto n. 17.

(Esame, ai sensi dell’articolo 143, comma 4, del regolamento e rinvio).

  La Commissione inizia l’esame dello schema di decreto legislativo in oggetto.

  Giulia SARTIpresidente, considerato che si tratta della prima seduta in sede referente della Commissione Giustizia nella nuova legislatura, rinnova gli auguri di buon lavoro a tutti i colleghi.
Avverte che, secondo quanto convenuto dall’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi e in assenza di obiezioni, la pubblicità dei lavori sarà assicurata anche attraverso la trasmissione della seduta mediante impianti audiovisivi a circuito chiuso.
Ne dispone pertanto l’attivazione.
Prima di procedere, in qualità di relatrice, all’illustrazione del provvedimento, chiede al rappresentante del Governo se l’Esecutivo, considerata la prossima scadenza del termine per l’espressione del parere (1o luglio), intenda attendere l’espressione dei pareri parlamentari oltre il suddetto termine.

  Il sottosegretario Vittorio FERRARESI, associandosi agli auguri di buon lavoro formulati dalla presidente, manifesta la volontà del Governo di attendere fino al 15 luglio prossimo per l’espressione dei pareri parlamentari sul provvedimento in esame, in considerazione tanto della ristrettezza del termine previsto quanto della delicatezza e complessità del tema.

  Giulia SARTIpresidente, nel sottolineare che nel corso della prossima settimana sarà dedicato ampio spazio al dibattito sulPag. 4provvedimento in esame, avverte che il rappresentante del Governo non potrà ulteriormente presenziare alla seduta della Commissione, a causa della necessità di recarsi presso il Senato per rendere anche presso l’omologa Commissione l’intenzione del Governo di attendere i pareri parlamentari oltre il termine del 1o luglio, e comunque entro il 15 luglio prossimo.

  Giulia SARTIpresidente, in qualità di relatrice, rammenta preliminarmente che le Commissioni Giustizia di entrambi i rami del Parlamento, il 7 febbraio 2018, nel corso della XVII legislatura, hanno già espresso un parere favorevole con condizioni ed osservazioni.
Rammenta altresì che, poiché il Governo non ha inteso conformarsi integralmente ai pareri parlamentari, in ossequio alla norma di delega, è stata trasmessa alle Camere il 20 marzo 2018, una nuova versione dello schema di decreto legislativo, corredato dei necessari elementi informativi e delle motivazioni delle scelte legislative, al fine di ricevere il parere definitivo. Lo schema di decreto legislativo è stato quindi assegnato, nella XVIII legislatura, il 21 giugno, scorso alle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, ai fini dell’espressione del parere definitivo da rendere entro 10 giorni.
Prima di soffermarsi sul recepimento o meno nel nuovo testo dello schema di decreto legislativo delle condizioni e delle osservazioni recate nel parere espresso dalla Commissione Giustizia del 7 febbraio 2018, segnala che lo stesso consta di 26 articoli suddivisi in 6 capi.
L’obiettivo perseguito dallo schema di decreto legislativo, che recepisce le proposte elaborate dalle Commissioni ministeriali di studio costituite con decreto del Ministro della Giustizia del 19 luglio 2017, è, secondo la relazione illustrativa, quello di «rendere più attuale la disciplina in materia, attesa la risalenza nel tempo della stessa (legge 26 luglio 1975, n. 354), nonché in virtù dell’esigenza di adeguarla agli innovativi orientamenti della giurisprudenza costituzionale, di legittimità, nonché delle Corti europee».
In particolare, il Capo I (artt. 1-3) detta disposizioni in tema di assistenza sanitaria in ambito penitenziario. In particolare, la riforma: equipara alla grave infermità fisica, la grave infermità psichica sopravvenuta al reato, ai fini del possibile rinvio facoltativo dell’esecuzione della pena e del possibile accesso alle misure alternative alla detenzione; adegua l’ordinamento penitenziario ai principi di cui al decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230, concernente il riordino della medicina penitenziaria, confermando in particolare l’operatività del servizio sanitario nazionale negli istituti penitenziari; amplia le garanzie dei reclusi modificando la disciplina della visita medica generale all’ingresso in istituto, e chiedendo al medico che procede di annotare tutte le informazioni riguardo a eventuali maltrattamenti o a violenze subite. La riforma inoltre estende la gamma dei trattamenti sanitari che i reclusi possono richiedere in carcere a proprie spese e istituisce negli istituti penitenziari apposite sezioni per detenuti con infermità a prevalente gestione sanitaria.
Rammenta che il Capo II (artt. 4-5) reca disposizioni per la semplificazione dei procedimenti di esecuzione delle pene e concessione delle misure alternative disciplinati tanto dall’ordinamento penitenziario quanto dal codice di procedura penale.
Tra gli interventi di maggior rilievo, rammenta che la riforma distingue le competenze dell’autorità giudiziaria a seconda che vi sia o meno una condanna definitiva prevedendo, prima della condanna definitiva, l’intervento del giudice procedente (G.I.P. o giudice della fase o grado del giudizio non definito) e dopo, a seconda dei casi, del magistrato di sorveglianza e del Tribunale di sorveglianza. Nell’ordinamento attuale, invece, il magistrato di sorveglianza provvede anche nei confronti degli imputati dopo la pronuncia della sentenza di primo grado.
Evidenzia, inoltre, che la riforma: sopprime, in relazione ai reclami giurisdizionali dei detenuti e degli internati, il giudizio del tribunale di sorveglianza prevedendo la ricorribilità diretta del provvedimentoPag. 5del magistrato di sorveglianza in Cassazione; prevede l’innalzamento da 3 a 4 anni del limite massimo di pena inflitta o residua entro il quale è consentito l’accesso alle misure alternative; amplia casi in cui il tribunale di sorveglianza procede con rito semplificato; introduce una nuova procedura semplificata e a contraddittorio eventuale per la concessione in via provvisoria delle misure alternative richieste, quando la pena da scontare, anche residua, non sia superiore a un anno e sei mesi.
Rileva che il Capo III (artt. 6-13) mira a eliminare gli automatismi e le preclusioni per l’accesso a benefici penitenziari e misure alternative alla detenzione. È in particolare ridefinita la gamma dei reati ostativi, che viene orientata in modo più netto sui reati associativi, accanto ai quali rimangono taluni reati formalmente monosoggettivi, ma normalmente commessi nell’ambito di gruppi più o meno organizzati.
Tra le principali novità, segnala: la modifica dell’articolo 4-bis dell’Ordinamento penitenziario, con la limitazione ai più gravi reati associativi delle preclusioni ad accedere a benefici e misure alternative; l’eliminazione del divieto biennale di concessione di nuovi permessi attualmente previsto per coloro che durante l’espiazione della pena o delle misure restrittive hanno riportato condanna o sono imputati per delitto doloso commesso durante l’espiazione della pena o l’esecuzione di una misura restrittiva della libertà personale; la soppressione della disposizione che attualmente prevede che non possano essere concesse le misure alternative, il lavoro esterno ed i permessi premio ai detenuti per i quali il procuratore nazionale antimafia segnali l’attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata; la soppressione della disciplina che limita la concessione dei permessi premio ai plurirecidivi.
Evidenzia che il Capo IV (artt. 14-22) si caratterizza per l’ampliamento dell’ambito di applicazione delle misure alternative e per la rimozione di alcune preclusioni.
Nello specifico, fa presente che è modificata la disciplina dell’affidamento in prova al servizio sociale, cui è affiancato il nuovo istituto dell’affidamento dei condannati per infermità psichica. Analoghe modifiche riguardano la detenzione domiciliare ordinaria e speciale nonché il regime di semilibertà È introdotta la possibilità per il giudice che ha emesso la sentenza di condanna di sospendere l’applicazione delle pene accessorie, al termine dell’applicazione della misura alternativa, in relazione alle necessità di reinserimento sociale e lavorativo del condannato. La disciplina della liberazione condizionale, attualmente contenuta nel codice penale, viene per ragioni sistematiche ricollocata nell’ordinamento penitenziario. Viene, inoltre, ampliata ad altri soggetti la possibilità di richiesta delle misure.
Rammenta che particolare rilievo è dato al reinserimento sociale del condannato e alle attività riparatorie nonché al rafforzato ruolo degli uffici per l’esecuzione penale esterna che, per specifiche attività di controllo, potranno essere supportati dalla polizia penitenziaria. Dal punto di vista procedurale, nuove prerogative sono affidate al magistrato di sorveglianza.
Fa presente che il Capo V (artt. 23-24) riguarda: la valorizzazione del ruolo del volontariato sociale, chiamato a partecipare alla elaborazione e approvazione del regolamento d’istituto, integrando la composizione della commissione competente e il cui accesso al carcere è semplificato sostituendo all’attuale autorizzazione del magistrato di sorveglianza, l’autorizzazione del direttore dell’istituto; l’ampliamento delle competenze degli uffici locali di esecuzione penale esterna, chiamati a svolgere le attività di osservazione del comportamento per l’applicazione delle misure alternative alla detenzione; l’estensione dei compiti della polizia penitenziaria, chiamata a vigilare sul rispetto delle prescrizioni impartite dalla magistratura di sorveglianza (articolo 24).
Ricorda che il Capo VI (articolo 25), relativo alla vita all’interno del carcere,Pag. 6detta anzitutto misure volte ad integrare i reclusi stranieri: in particolare vi sono disposizioni volte a garantire ai reclusi una alimentazione rispettosa del loro credo religioso nonché l’inserimento, tra il personale dell’amministrazione degli istituti penitenziari, dei mediatori culturali e degli interpreti. Ulteriori disposizioni sono volte invece a considerare gli specifici bisogni e i diritti delle donne detenute. La riforma, inoltre, integra le disposizioni dell’ordinamento penitenziario con la finalità di garantire il rispetto della dignità umana e la conformità della vita penitenziaria a quella esterna. Vanno in questa direzione le previsioni circa l’ampliamento delle ore minime che i detenuti possono trascorrere all’aperto, la richiesta prossimità tra l’istituto penitenziario e la famiglia del recluso, le specifiche tutele per i reclusi esposti a minaccia di soprusi a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere, l’ampliamento dei diritti di informazione e comunicazione, l’ampliamento dei presupposti che giustificano i permessi per uscire dal carcere oltre alle tutele in sede di perquisizione personale.
Fa presente, in fine, che l’articolo 26 chiude il provvedimento affermandone l’invarianza finanziaria.
Con specifico riferimento al parere espresso dalla Commissione Giustizia della Camera dei deputati in data 7 febbraio 2018, segnala che sono state accolte tutte le condizioni ivi contenute.
Sono state altresì introdotte modifiche allo schema di decreto legislativo in accoglimento delle osservazioni contenute nel parere espresso dalla Commissione Giustizia della Camera fatta eccezione per le osservazioni di cui alle lettere c)d)f)g)h), ed l).
In particolare, con riferimento all’osservazione di cui alla lettera c), fa presente che la Commissione Giustizia invitava il Governo ad inserire all’articolo 65 dell’ordinamento penitenziario un’ulteriore disposizione diretta a specificare che i soggetti di cui allo stesso articolo 65 (detenuti con infermità) sono assegnati alle sezioni speciali degli istituti penitenziari della regione di residenza, nel rispetto del principio della territorialità dell’esecuzione della pena e dell’assistenza sanitaria.
Con riferimento all’osservazione di cui alla lettera d), rammenta che il parere della Commissione Giustizia invitava il Governo, in materia di affidamento in prova al servizio sociale, a prevedere che, quando la pena da eseguire non sia superiore a sei mesi, il giudice può richiedere la relazione sull’osservazione della personalità prima di concedere l’affidamento e a prevedere che, ai fini dell’affidamento in prova, il condannato che non disponga di una propria abitazione possa accedere a un luogo pubblico di accoglienza e non di cura o assistenza.
Quanto all’osservazione di cui alla lettera f), ricorda che il parere della Commissione Giustizia invitava il Governo a prevedere che, ai fini della detenzione domiciliare, il condannato, che non disponga di una propria abitazione, possa accedere, tra l’altro, a un luogo di dimora sociale adeguato e non appositamente destinato all’esecuzione extracarceraria della pena detentiva.
Rammenta che, all’osservazione di cui alla lettera g), la Commissione Giustizia invitava il Governo a prevedere, all’articolo 51-quater dell’Ordinamento penitenziario, che a disporre la sospensione dell’esecuzione delle pene accessorie, in caso di concessione di misure alternative, sia il medesimo giudice che ha concesso la misura e che, all’osservazione di cui alla lettera h), la Commissione Giustizia invitava il Governo a prevedere la conservazione della detenzione domiciliare per le pene inferiori a diciotto mesi.
Quanto invece all’osservazione di cui alla lettera l), fa presente che il parere della Commissione Giustizia invitava il Governo a introdurre una specifica disposizione diretta a prevedere che l’entrata in vigore delle norme in tema di ampliamento delle misure alternative alla detenzione sia connessa all’attuazione degli interventi in materia di amministrazione penitenziaria e di esecuzione penale contenuti nella legge di bilancio 2018.

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  Giusi BARTOLOZZI (FI), considerata la particolare complessità e delicatezza dello schema di decreto legislativo in discussione, rileva la necessità che lo stesso sia oggetto di un’approfondita valutazione da parte della Commissione. Evidenziando come sia comunque opportuno conoscere la posizione della presidente, in qualità di relatrice, sull’impianto del provvedimento, ritiene opportuno rinviare il dibattito alla prossima settimana.

  Cosimo Maria FERRI (PD), stigmatizzando l’assenza del sottosegretario, fa notare come la presidenza abbia consentito che il rappresentante del Governo si allontanasse della seduta senza coinvolgere la Commissione nella decisione. Ricorda, a tale proposito, quanto insistenti, nel corso della passata legislatura, fossero le richieste dell’opposizione rispetto alla necessità che il Governo partecipasse alle sedute della Commissione. Si meraviglia, quindi, del fatto che la presidenza consenta la prosecuzione dei lavori anche in assenza del rappresentante del Governo. Chiede comunque che in futuro non abbia a ripetersi una simile circostanza.

  Giulia SARTIpresidente, nel sottolineare di non aver in alcun modo voluto assecondare l’assenza del rappresentante del Governo alla seduta della Commissione, ricorda che, nel corso della riunione dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, si era convenuto di procedere, nella giornata odierna, alla sola illustrazione del provvedimento, rinviando il dibattito e l’esame approfondito dei contenuti dello stesso a quella successiva. Ribadendo come il sottosegretario abbia dovuto allontanarsi dalla seduta a causa della necessità di recarsi presso il Senato per rendere anche presso l’omologa Commissione l’intenzione del Governo di attendere i pareri parlamentari oltre il termine del 1o luglio, e comunque entro il 15 luglio prossimo, assicura che in futuro sarà sua cura garantire la presenza del rappresentante del Governo alle sedute della Commissione.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

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Posted by on 30 giugno 2018. Filed under News, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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