Centrali operative regionali Corpo di  Polizia penitenziaria, opposizione alla loro chiusura

Prot.  n. 025/2018  Seg.Gen.                                                        Roma 19.06.2018                                          

 

Al Ministro della Giustizia

Onorevole Alfonso Bonafede

ROMA

Al Sottosegretario alla Giustizia

Onorevole  Jacopo Marrone

ROMA

Al Sottosegretario alla Giustizia

Onorevole Vittorio Ferraresi

ROMA

Oggetto centrali operative regionali Corpo Di  Polizia penitenziaria

opposizione alla loro chiusura/remotizzazione

 

 

Egregio Ministro e Sottosegretari

,

Negli ultimi mesi si assiste ad un inarrestabile disegno politico, nato in seno al precedente esecutivo, che prevede il ridimensionamento e la chiusura di diversi uffici e servizi oggi assegnati al Corpo di polizia Penitenziaria, in particolar modo si segnala quello relativo allo smantellamento delle Centrali Operative Regionali.

 

Alla fine degli anni 90, ad implementare il quadro strutturale e organizzativo del Corpo di Polizia Penitenziaria ed in particolar modo, del neo assunto compito delle traduzioni e dei piantonamenti dei detenuti ed internati, nasceva il progetto della rete radio mobile su scala nazionale con snodi regionali a garanzia di una capillare copertura del territorio.

Gli snodi regionali furono attribuiti per competenza territoriale alle nascenti Centrali Operative Regionali (in seguito C.O.R.). Per la loro apertura il personale del Corpo fu prima selezionato con specifici requisiti e poi specializzato con adeguata.

 

Il funzionamento delle C.O.R. sin dall’inizio fu centrato sull’assistenza continua 24 ore su 24, verso ogni tipo di traduzione e piantonamento, verso ogni tipo di spostamento di uomini e mezzi del Corpo di Polizia Penitenziaria sull’intera rete viaria nazionale, nonché verso gli istituti penitenziari e tutte le sedi ad essi attinenti, tribunali…sedi di servizi sociali…

Successivamente il progetto ha vissuto un crescente sviluppo di pari passo al nascere via via degli altri servizi istituzionali come ad esempio le postazioni aeroportuali, il servizio cinofili e quello dei collaboratori di giustizia, le C.O.R. iniziarono quindi ad offrire assistenza a 360 gradi a tutti i servizi connessi ai compiti istituzionali del Corpo, non ultimi, i servizi di scorta alle autorità e il supporto a tutti gli eventi critici ed operativi del Corpo.

In altre parole ovunque sul territorio nazionale ci siano uomini, mezzi o servizi del Corpo, vi è l’assistenza senza interruzione di continuità delle C.O.R. che su quel territorio hanno presenza fisica e di quel territorio specifica conoscenza poiché li sono insediate.

 

La continua formazione e specializzazione del personale operante nelle C.O.R., ha dotato in un secondo momento le unità ivi preposte di una serie si strumenti tecnologici atti ad assolvere ancor meglio il compito assistenziale che sono stati chiamati a svolgere, tra cui l’accesso alle banche dati interforze (S.D.I.), la radio-localizzazione, l’affiancamento alla rete analogica DAP-Net della rete digitale Tetra sono alcune di queste innovazioni.

 

Va da se che un evento critico che colpisce qualunque unità di Polizia, mezzi, istituti penali, tribunali…ecc ecc…va affrontato con la dovuta tempestività ed assistenza, ma l’assistenza e il supporto sono tanto più efficaci, efficienti, precisi e tempestivi quanto maggiore è la capacità  complessiva di intervento di chi questa assistenza deve garantirla.

 

Premesso ciò, come si può solo per un attimo pensare che una simile assistenza ad esempio per un evento accaduto in Calabria, può essere gestito da uomini che operano da Roma?

Ebbene, il progetto demolitore delle C.O.R. del precedente esecutivo mira a questo scandalo amministrativo.

 

Con il solo scopo di recuperare poco più di 100 uomini su tutto il territorio nazionale, si stanno svuotando le Centrali Operative Ragionali dai loro uomini che son lì da 16 anni, per remotizzare l’assistenza da una sola e unica centrale con sede in Roma.

Nessun corpo di Polizia, di assistenza o di soccorso cittadino, muove sul concetto di assistenza discostandolo dal territorio in cui si opera, nessun servizio di protezione e di tutela della collettività può funzionare se non con una presenza territorialmente vicina ai luoghi in cui si interviene, una presenza attigua ai luoghi in cui la sicurezza deve essere garantita e che tali luoghi ben conosce.

 

Una scorta che si muove da Palermo a Milano viaggia per centinaia di chilometri attraversando luoghi e realtà locali diverse quanto lontane, realtà che richiedono diversità di interventi funzionali al territorio su cui si opera. Un servizio di scorta nel Veneto è di certo diverso da un simile servizio tenuto in Campania o in Sicilia.

Assistere adeguatamente un servizio di piantonamento, una rivolta, un’evasione, un allarme presso un varco di un tribunale o un assalto ad una scorta su un tratto di una strada provinciale, è qualcosa che si conclude in pochi minuti e richiede che chi da supporto lo dia con cognizione di causa, che chi lo da, conosce bene quel territorio…l’assistenza per sua stessa natura va offerta dal punto quanto più vicino possibile all’evento critico.

 

Un principio indiscutibile lega infatti chi chiede assistenza a chi quell’assistenza la deve prestare e garantire: il principio della TERRITORIALITA’. Un principio ben noto a chi quotidianamente svolge un lavoro impregnato di fattori di rischio, un principio che vuole che l’azione di supporto sia offerta da chi è quanto più vicino possibile a chi la riceve.

Come si può facilmente immaginare la gestione di un emergenza in provincia di Belluno non può mai essere compiuta dalla Sicilia, o ancora l’invio di una semplice ambulanza per un incidente stradale nel Frusinate non può mai essere gestito da una centrale Torinese…e cosi via.

 

Ma cosa sta accadendo oggi esattamente per effetto di una vecchia volontà politica?

 

Negli anni il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha prodotto circolari e decreti ministeriali, arricchendo e completando il quadro normativo iniziale, accentrando ed esaltando di volta in volta sempre più l’importanza delle C.O.R. nell’intero sistema, si è creata un’organizzazione collaudata e funzionante, e si è sempre sottolineato il principio di territorialità quale modalità unica a garanzia dei servizi di traduzione e sicurezza.

Su tutti un indiscusso atto normativo fu emanato nel marzo 2013 dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Nuovo modello operativo del servizio delle traduzioni e dei piantonamenti.

Un dettagliato quanto mai innovativo documento di oltre 80 pagine che disegna attribuzioni e funzioni, dirime questioni di competenza ed elabora innumerevoli modalità di intervento a cui il personale del Corpo deve attenersi, a salvaguardare proprio la sicurezza dei servizi e compiti istituzionali.

Il nuovo modello a firma del Capo del Dipartimento, fu formulato innanzitutto dettando disposizioni innovative in materia di assetto organizzativo, ancor una volta si focalizzava sull’importanza del principio della territorialità, le competenze venivano infatti suddivise tra: livello centrale dato dall’Ufficio centrale della sicurezza e delle traduzioni; un livello regionale, dato dagli Uffici della sicurezza e delle traduzioni; un livello periferico dato dai Nuclei Interprovinciali, Provinciali, Cittadini o Nuclei traduzioni locali.

 

Ebbene oggi tutto viene messo in discussione, quasi 20 anni di lavoro vengono ridimensionati e viene stravolto l’intero sistema organizzativo senza che esso abbia mai mostrato segni di inefficienza. In seno all’Amministrazione Penitenziaria sotto la spinta del precedente governo nasce l’idea di ridisegnare tutto, cancellare la presenza sul territorio degli uffici delle C.O.R. con tutto ciò che ne consegue.

L’intento attualmente in atto è quello di REMOTIZZARE le Centrali Operative Regionali e controllare tutto da una sola e unica centrale con sede in ROMA.

Attualmente è in fase avanzata un progetto che vede il controllo da remoto delle attuali C.O.R., da Roma attraverso la Centrale Operativa Nazionale.

Un controllo, che non si sa come, dovrebbe garantire attraverso l’utilizzo di uomini con sede in Roma, assistenza a tutti i servizi del Corpo di Polizia Penitenziaria in tutti gli anfratti della nazione, da Agrigento a Salluzzo, da Aosta a Lecce, uomini che quel territori non lo conoscono di certo bene. Oggi quell’assistenza è data dalle C.O.R. tutte fisicamente più vicine e presenti sul territorio ed ai luoghi in cui può nascere la singola criticità.

 

La nuova idea prevede che, nel caso nasca l’emergenza questa venga comunicata e gestita dalla Centrale Operativa di Roma, mentre attualmente la chiamata giunge nell’ufficio della Centrale Regionale e viene presa e gestita in tempo reale dal personale costà in servizio che, sempre in tempo reale e con tutte le conoscenza territoriali del caso attiva tutte le procedure necessarie al fine di evitare che la criticità porti a conseguenze maggiormente negative.

Qualora il personale con sede in Roma non riuscisse a garantire assistenza, è previsto che venga chiamato il personale nella regione interessata e inviato all’interno della Centrale Operativa Regionale…ma tutto ciò in quanto tempo?

Immaginiamo un’evasione da un carcere siciliano, o peggio un’aggressione ad una scorta che traduce un detenuto tra Messina e Palermo, il personale presente nella Centrale di Roma ovviamente non può coordinare un supporto tempestivo ed efficace non essendo presente sul territorio e allerta la sede di Palermo che deve rintracciare il personale da inviare nella Centrale Operativa Regionale remotizzata, metterla in funzione locale e fare ciò che resta da fare…ma dopo quanto tempo? C’è da scommettere che nel frattempo il dramma è irreversibile, insanabile, agli uomini intervenutio a Palermo dopo …diciamo un’ora…non resta che raccogliere i cocci.

 

Tutto questo, vale la pena di ricordarlo per recuperare poco più di 100 uomini in tutta Italia su un Corpo di Polizia che ne conta diverse decine di migliaia…

 

 

 

 

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Posted by on 18 giugno 2018. Filed under Note, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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