Decreto carceri: ok del Senato e della Camera, ma con ritocchi

Arriva il via libera della Commissione Giustizia al Senato della riforma delle carceri firmata da Andrea Orlando. Con il parere positivo di questa mattina si rinvia il testo al Governo che potrebbe apportare alcuni aggiustamenti (la Camera si esprimerà nel pomeriggio). In ogni caso, sono diverse le richieste avanzate da Palazzo Madama: dall’esclusione di alcuni reati dalle nuove norme sulle misure alternative alla detenzione all’attenzione alle convinzioni religiose di chi vive in carcere.

Innanzitutto, nel parere si chiede di escludere dall’applicazione della semilibertà i casi di condanna per delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, e associazione mafiosa e gli altri previsti dall’articolo 416bis del codice penale. Non piace poi la riduzione a quattro anni – invece che sei anni previsti finora – della pena da eseguire, per la quale è possibile poi la concessione dei benefici e misure alternative per i condannati per reati commessi in relazione allo stato di tossicodipendenza. Si chiede quindi di cancellare l’interno articolo 12.

Il diritto dei detenuti o internati di rifiutare, al momento della carcerazione, le informazioni sul proprio stato di salute, previsto già dall’ordinamento, non è presente nel decreto in discussione. Per questo i commissari, sempre nello stesso parere, hanno inserito un’osservazione al riguardo per chiedere all’Esecutivo di reintrodurlo.

E ancora: tra i paletti che la commissione chiede di inserire quella di escludere alcuni reati dall’innalzamento a 4 anni del limite di accesso alla misura alternativa, in parallelo a quello previsto per l’affidamento in prova, in modo da favorire l’accesso al trattamento extra-murario da parte di coloro che potrebbero astrattamente aspirare anche alla misura più estesa ma che necessitano di un maggior controllo. Infine, tra le richieste, quella di tener conto la religione e l’affettività dei detenuti prevedendo misure idonee al soddisfacimento di entrambe.

 

I “no” della Commissione Giustizia della Camera

 

 

Rimanga il divieto di accesso alle misure alternative al carcere e gli altri benefici penitenziari per chi si è macchiato di reati di traffico di stupefacenti e contrabbando. Questa una delle richieste contenute nel parere messo a punto e votato mercoledì dalla commissione Giustizia alla Camera riguardo alla riforma delle carceri. Il provvedimento, a firma del ministro Andrea Orlando, rivede le regole della vita negli istituti penitenziari e, in particolare, anche l’accesso alle misure extra murarie. I deputati hanno deciso di dare l’ok al testo ma chiedendo diversi ritocchi prima dell’approvazione finale da parte di Palazzo Chigi.

Per la commissione, in primis, ‘è opportuno estendere e recuperare il divieto’ anche per chi ha partecipato alla associazione criminale (e non solo per i capi che sono già esclusi) in quanto ‘vi è una sostanziale equiparazione – si legge – in termini di pericolosità sociale e radicamento’ con le associazioni di stampo mafioso. Non solo, l’esperienza giudiziaria ha mostrato – si legge ancora – ‘come non vi sia alcuna sostanziale differenza, in termini di pericolosità sociale, e di conseguenza di elementi utili per una proficua collaborazione tra quanti rivestano il ruolo di ‘promotori’ all’interno dell’associazione’ e quanti invece ‘meri partecipi’, che ‘dall’attività criminosa traggono comunque profitto’.(Public Policy)

 

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Posted by on 8 febbraio 2018. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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