Impiego della polizia penitenziaria nelle verifiche sull ‘esecuzione penale esterna , relazione……..

In allegato la relazione finale della Commissione per la riforma dell’Ordinamento penitenziario nel suo complesso

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All’ Articolo . 58  “Comunicazioni e attività di controllo” troviamo  la relazione illustrativa che riporta l’ impiego della polizia penitenziaria nelle verifiche sull ‘esecuzione penale esterna

Relazione illustrativa

Le modifiche suggerite investono le modalità di controllo sul rispetto da parte del condannato delle prescrizioni impartite a titolo di misura alternativa. Sebbene la legge disciplini dettagliatamente questa materia con riguardo alla semidetenzione, alla libertà controllata e alla libertà vigilata (art. 65 l. 24 novembre 1981, n. 689 e art. 228 c.p.), il profilo è attualmente trascurato per i provvedimenti emessi dalla magistratura di sorveglianza: l’ordinamento penitenziario si limita a prevederne una comunicazione all’autorità provinciale di pubblica sicurezza (art. 58 ord. penit.), che espleta le sue ordinarie attività di controllo, addossando al contempo sui servizi sociali i compiti di vigilanza sul rispetto degli obblighi e dei divieti in cui si concretano le singole misure (art. 96, comma 5, e 118, comma 8, lett. c reg. penit.). La proposta mira a regolare più compiutamente questo rilevante aspetto, coinvolgendo la polizia penitenziaria nelle verifiche sull’esecuzione penale esterna e definendo caratteristiche e limiti dei controlli affidati alle forze di polizia. Si è ritenuto anzitutto di prevedere che la polizia penitenziaria, quando agisce in questo specifico ambito, debba seguire le indicazioni impartite dal direttore dell’ufficio di esecuzione penale esterna, che potrà richiedere il suo intervento per conferire maggiore effettività alla vigilanza sul rispetto delle prescrizioni. Al contempo, si è sottolineata l’esigenza di un coordinamento con l’autorità di pubblica sicurezza, che continua ad essere investita dei compiti di controllo sul territorio. Si sono infine aggiunte specificazioni volte a limitare gli accertamenti espletabili dalle diverse forze di polizia.L’attuazione del criterio direttivo è volta a realizzare congiuntamente diversi obiettivi: superare il disagio degli assistenti sociali nell’espletamento dei compiti di controllo che la legge assegna loro, avvertiti come del tutto estranei alle competenze e alla “vocazione” di queste figure professionali; soddisfare l’insopprimibile esigenza – insita nella natura penale delle misure – di vigilare sul rispetto delle prescrizioni che contengono restrizioni della libertà legate a parametri spazio-temporali e necessitano perciò di qualche verifica per non degradare a precetti astratti; valorizzare il ruolo della polizia penitenziaria arricchendo lo spettro delle sue competenze; alleggerire i compiti della polizia di sicurezza che potrebbe, a fronte di un significativo incremento della concessione di misure alternative, non assicurare controlli effettivi sui condannati in esecuzione penale esterna. Un più efficace sistema di sorveglianza dovrebbe infatti contribuire, insieme alle altre modifiche proposte in attuazionedella legge-delega, ad aumentare le possibilità di accesso alle misure alternative, incidendo in particolare sul settore ove le statistiche rivelano una minore percentuale di concessione: quello delle richieste provenienti dalla popolazione detenuta. La magistratura si trova a dover scegliere, per condannati che (per entità della pena o pericolosità sociale) si trovano in carcere, fra lo stato di cattività totale e spazi di libertà talora avvertiti come eccessivi, anche per la consapevolezza di un non sempre efficace sistema di controlli. L’incremento della vigilanza esterna potrebbe rassicurare sull’affidabilità  delle misure alternative, a beneficio della progressione nel trattamento e del decremento della popolazione reclusa. Occorre tuttavia che questa esigenza, specie quando applicata all’affidamento in prova, sia adeguatamente
contemperata con quella di mantenere l’esecuzione penale esterna un esperimento di vita in (relativa) libertàe di non ostacolare, con pratiche stigmatizzanti, un efficace reinserimento sociale del condannato. La proposta si completa pertanto con una precisazione circa le modalità dei controlli, che devono essere caratterizzati dalla dovuta discrezione ed espletarsi in modo da noninterferire con le attività risocializzative e in particolarecon lo svolgimento del lavoro. Per evitare che l’affidamento in prova assuma connotati “polizieschi” potrebbero ipotizzarsi, mediante apposite circolari da emanare successivamente, ulteriori specificazioni, come l’opportunità di svolgere le attività di controllo senza divisa, tenendosi a debita distanza dal condannato qualora le circostanze non impongano di agire altrimenti; o la previsione di un’alternanza fra verifiche contrassegnate da una mera vigilanza e colloqui sull’andamento della misura, con riguardo in particolare alla sostenibilità delle prescrizioni interdittive, da svolgere in luoghi e orari che assicurino un certo riserbo.

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Posted by on 2 febbraio 2018. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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