260 agenti di Polizia penitenziaria presenti, a cui si aggiungono quelli del nucleo traduzioni per una  pianta organica di 430 la situazione del carcere di………….

 

Padova: cellulari in cella. Il direttore: “rischio isolamento per chi li utilizza”

Il nuovo direttore del carcere: “Non ci sono agenti infedeli”. Quindici giorni di isolamento e l’esclusione dalle attività ricreative o di lavoro. È questo quello che spetta ai detenuti della Casa di reclusione di via Due Palazzi che vengono scoperti dalla polizia penitenziaria con un cellulare a loro disposizione.

D’altro canto il carcere di Padova nel suo recente passato è stato colpito dallo scandalo dei telefonini in cella, un mercato nero all’interno della prigione che è stato scoperchiato dagli stessi agenti della Penitenziaria assieme alla Squadra mobile. A spiegare la situazione è il nuovo direttore della struttura, Claudio Mazzeo, 58 anni, che venti giorni fa è arrivato a Padova dopo le esperienze delle case di reclusione di Trapani, Catania, Caltagirone e Cuneo.

Al suo fianco il comandante della Penitenziaria, Carlo Torres, e l’assistente capo Andrea Azzarito del nucleo traduzioni e piantonamenti. “Il problema dei cellulari in carcere – evidenzia Mazzeo – è noto e non riguarda solo Padova, ma tutta Italia. Detto questo, di agenti infedeli qui non ce ne sono più e io mi fido sia dei miei uomini che dei volontari. Se entra qualcosa, cellulari o droga che sia, arriva da chi viene in visita o se lo portano loro quando rientrano dall’esterno”.

Il comandante evidenzia: “Siamo molto bravi a scoprirli, in ogni caso. Ci sono dispositivi che riescono a passare per il metal detector, ma ora ci sono sistemi che permettono di captare il segnale. Quel che ci piace ricordare è che se l’operazione del 2014 ha permesso di identificare i colpevoli, tra cui dei colleghi, è stato grazie a noi che ci siamo impegnati a eliminare queste mele marce”.

Il direttore spiega che solo una minima parte dei detenuti cerca questi escamotage: “La maggior parte di loro rispetta le regole e sa che non deve farlo, perché sennò ci rimetterebbero loro che finirebbero in isolamento e perderebbero alcuni privilegi. La legge consente di installare telefoni nelle celle, che i carcerati possono utilizzare per chiamare la famiglia. E se c’è una telefonata in più per sentire i parenti, non è mai stata negata”.

Mazzeo evidenzia la preparazione degli agenti della Penitenziaria di Padova: “Questi poliziotti affrontano con una sensibilità esemplare il loro lavoro. Gli vengono richieste sempre più competenze, specialmente ora che è sorto il problema della radicalizzazione dei potenziali terroristi, che sappiamo avviene per buona parte proprio in carcere”.

A tal proposito i sindacalisti hanno accusato l’amministrazione di lasciare impreparati gli agenti, ma il comandante Torres assicura che la situazione è diversa: “I corsi ci sono. Certo è un problema recente e quindi anche la preparazione è agli inizi, ma basti pensare che alcuni poliziotti hanno imparato l’arabo per poter comprendere meglio determinate dinamiche. Siamo noi che osserviamo e valutiamo i detenuti per capire se stanno covando credenze e convinzioni pericolose. Qui, ad esempio, ce ne sono 8 di “sorvegliati speciali”.

Azzarito evidenzia a questo riguardo la missione di cui si sentono investiti i suoi colleghi: “Essere un poliziotto penitenziario è semplicemente dedizione e sacrificio in relazione del fatto che si hanno di fronte situazioni non sempre semplici, anzi, spesso presentano grandi difficoltà”. Infine non poteva mancare un battuta sul problema del sovraffollamento e del numero insufficiente di poliziotti penitenziari: “La situazione in realtà è migliorata rispetto al passato, ma i numeri dovrebbero essere diversi.

Le cose però vanno bene, non c’è stato nessun suicidio tra i detenuti, nessun infortunio grave, a riprova del lavoro ben eseguito dei nostri uomini. Grazie a loro restituiamo alla comunità persone migliori”. Guardando ai numeri, i reclusi sono 537, di cui 150 che lavorano per le cooperative e altri 130 nell’amministrazione carceraria. Gli agenti invece sono 260 cui si aggiungono quelli del nucleo traduzioni, ma stando alla pianta organica, dovrebbero essere complessivamente 430. “Qualche unità in più sarebbe meglio, ma svolgiamo in ogni caso un lavoro eccellete” assicura il direttore della casa di reclusione. (Il Gazzettino)

 

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Posted by on 31 gennaio 2018. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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