Quasi 8 mila detenuti di troppo, carceri italiane sull’orlo del collasso

Le carceri italiane sono di nuovo sull’orlo del collasso: la popolazione carceraria, secondo la “capienza regolamentare”, dovrebbe essere di 50.511, ma al 30 novembre 2017, sono i dati ufficiali dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap), il numero dei reclusi era di 58.115. Vale a dire 7.604 unità in più rispetto alla regola.

Proprio alcuni giorni fa, a proposito della riforma delle carceri, il ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva annunciato, in un’intervista a Repubblica, che “I testi dei decreti attuativi (della riforma, ndr) sono da settimane a Palazzo Chigi e credo che ci siano le condizioni per vararli prima di Natale: sarà all’ordine del giorno in uno dei prossimi Consigli dei Ministri”.

Nella riforma – spiega il Guardasigilli – “viene valorizzato l’uso delle pene alternative durante l’esecuzione della condanna. Ma anche nel carcere si introduce maggiore responsabilizzazione: più occasioni di lavoro, di studio, di attività. Ma nello stesso tempo basta con gli automatismi: accedi agli sconti di pena e alle misure alternative solo se c’è un comportamento di responsabilità e segua percorsi di rieducazione”.

Il ministro ha ragione, la rieducazione, il recupero del detenuto è uno snodo fondamentale per evitare che il recluso, una volta ottenuta la libertà, torni a commettere crimini. Ma è altrettanto vero che il sovraffollamento degli istituti penitenziari non favorisce il reinserimento di chi commette crimini, perché in spazi ristretti qualsiasi attività mirata al recupero del detenuto ne risente e spesso chi viene rimesso in libertà grazie ai vari sconti di pena previsti dalla Legge Gozzini, torna a macchiarsi di reati a volte anche più gravi di quelli commessi. In altre parole da un lato bisognerebbe garantire la certezza della pena e dall’altro il funzionamento delle strutture chiamate a recuperare il detenuto e valutare se realmente possa accedere ai benefici della legge Gozzini e quindi riconquistarsi anticipatamente la libertà.

“Il tasso di sovraffollamento – denuncia in un rapporto l’associazione Antigone – è al 113,2% e in alcune carceri si torna a scendere sotto lo spazio minimo previsto di 3 mq per detenuto”. Non solo, “Nel 68% degli istituti da noi visitati in questi primi mesi del 2017 ci sono celle senza doccia (come invece richiesto dall’art. 7 del Dpr 30 giugno 2000, n. 230), e solo in uno, a Lecce, e solo in alcune sezioni, è assicurata la separazione dei giovani adulti dagli adulti, come richiesto dall’art. 14 dell’Ordinamento penitenziario. Inoltre l’Italia è uno dei paesi dell’Unione Europea con il più basso numero di detenuti per agenti (in media 1,7), mentre ciò che manca sono gli educatori. A Busto Arsizio ce n’è uno ogni 196 detenuti e a Bologna uno ogni 139”. Insomma è chiaro che in queste condizioni il carcere, visto non solo come luogo detentivo, ma anche come occasione per preparare il detenuto a una nuova vita, non può funzionare.

Le situazioni più drammatiche per il sovraffollamento dei reclusi, sempre in base ai dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, sono in Lombardia che nei suoi 18 penitenziari ospita complessivamente 8.524 detenuti quando la capienza massima è di 6246; la Campania: 15 istituti con 7.321 detenuti (capienza massima di 6.135); il Lazio con i suoi 6.332 detenuti distribuiti in 14 carceri che potrebbero ospitare al massimo 5.258 persone; l’Emilia Romagna: con 10 strutture in cui sono ospitati 3.502 detenuti quando la “capienza regolamentare” ne prevede 2.811 e la Puglia con 3.400 detenuti rinchiusi in 11 penitenziari che potrebbero ospitarne al massimo 2.342.

Secondo Antigone le ragioni della crescita del numero dei detenuti da un lato dipende dal “numero enorme di processi penali pendenti. Oltre 1,5 milioni di cui più di 300 mila dalla durata irragionevole e quindi prossimi alla violazione della legge Pinto. I tempi lunghi dei processi influiscono sull’eccessivo ricorso alla custodia cautelare che continua a crescere arrivando all’attuale 34,6%, quando solo due anni fa era al 33,8%”; dall’altro dal “fatto che si registra un cambiamento anche nelle pratiche di Polizia e giurisdizionali, effetto questo della pressione dell’opinione pubblica” e dalle campagne dei l a partire da casi eclatanti” cavalcati dalle “sirene del populismo penale”. “Sirene” che spesso cavalcano i reati commessi dagli extracomunitari, spesso irregolari. Ma su questo aspetto, i dati più recenti in possesso del Viminale dimostrano un calo sensibile di stranieri arrestati o denunciati: al 30 settembre del 2016 erano 246.083, al 30 settembre 2017, 185.815.(Agi)

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Posted by on 24 dicembre 2017. Filed under Cronaca, Ultim' ora. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.

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